Stai male? Ti pago meno – Brunetta

fannulloni assenteisti sono i parassiti della linfa vitale del sistema statale
e, per estensione, della società. Essere assenti dal lavoro significa non
produrre. Significa non essere efficienti. Quindi è da punire l’assenteismo in
generale. Perché se la persona che lavora è fcilmente aggredibile da elementi
patogeni è colpa esclusivamente della stessa. Dunque nei concorsi, non solo si
dovrebbe fare un distinguo tra chi ha studiato di più e chi meno, ma anche si
dovrebbe testare la quantità in percentuale di leucociti presenti
nell’organismo di ogni partecipante, in modo da discriminare meglio, un po’
come gli spartani che buttavano giù dal monte i neonati troppo magri, troppo grassi,
poco atletici e malaticci, eccetera.

Alcuni però, solo alcuni, trovano sia sbagliato e unicamente punibile l’assenteismo
soltanto qualora esso sia ingiustificato. Per esempio quel tipo di assenteismo
largamente diffuso in Parlamento. E che sembra irrinunciabile per chi ci
rappresenta.

Adesso immoliamone qualcuno a scopo dimostrativo: Carmelo Briguglio di Alleanza
Nazionale su 4875 giorni lavorativi ha percepito lo stipendio senza presenziare
2673 volte, il 54,8%, oppure Sandro Bondi proveniente dalle file di Forza
Italia su 4875 giorni lavorativi ha fatto 4287 assenze, cioè l’87,9%*.

Immaginate quanto verrebbero retribuiti effettivamente i politici, di questo stampo, se si
detraesse quella cospicua percentuale del loro stipendio, ad ogni assenza, come
viene fatto per i lavoratori. Ma perché ho scritto “immaginate”? Già lo fanno.
Voi siete sicuri che i politici ricevono lo stesso trattamento dei bidelli
vero? Anche i loro stipendi vengono ridotti durante le assenze. Si spera.

Comunque preferiscono di gran lunga guardare guerreggiare i lavoratori pubblici e quelli
privati senza preoccuparsi minimamente del fatto che dovrebbero essere loro i
primi a dare il buon esempio.

La lavoratrice che non si assenterà da lavoro, grazie all’aumento previsto, potrà
ricevere delle buste paga che retribuiranno in modo più che soddisfacente
l’impegno profuso. Poco importa se tutto ciò avviene a discapito di una collega
in chemioterapia, o ammalata di una malattia cronica che fino a ieri non le
impediva di essere considerata una lavoratrice di pari livello e dignità.

Meglio far finta di essere andati a Honululu, ed essersi presi le ferie, piuttosto che
non percepire quella quota vitale dello stipendio per pagare tickets e
medicine. E per compare, in questo caso, anche una parrucca e un fondo tinta
scuro, per far finta di essersi abbronzati in spiaggia e di avere ancora i
capelli.

Di solito quando un’impresa in generale va male, non si accusano i lavoratori ma
la cattiva gestione come, allo stesso tempo, nel caso in cui vada a gonfie vele
il merito è sempre della dirigenza.

È palese in questo caso che il governo abbia ammesso di aver gestito male
l’impresa, essendo l’unico che può rispondere della gestione dei lavori
statali.

Siamo contentissimi che finalmente quelli lì abbiano fatto un mea culpa.

Siamo meno contenti che, ancora una volta, vogliano far gravare il tutto sulle tasche
dei cittadini.


* Se li conosci li eviti; Peter Gomez, Marco Travaglio; chiare lettere editore.

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