Incomprensioni

Quando arriva l’estate, gli alberi fioriscono, la natura
diventa rigogliosa, l’erba diventa più verde, e arriva il caldo, quindi non si
ha più la minima voglia di ascoltare delle polemiche che possono essere lunghe
tediose e possono diventare pesanti soprattutto col caldo e con la voglia,
magari, di uscire e di fare dell’altro che non sia impegnarsi dal punto di
vista intellettuale e dal punto di vista culturale, la cultura anche d’estate
diventa più frivola, si evitano i libri impegnati solitamente si scelgono dei
libri più leggeri più alla portata di tutti, più commerciali e divertenti
anche, e quindi la cultura stessa diventa una cultura “di accompagnamento”,
BE??!?! Per quelli che aspirano alla sapienza non è così perché con l’arrivo
dell’estate sostanzialmente non cambia niente, la sete di sapere è sempre la
stessa e la cultura rimane un punto fondamentale del proseguimento delle
giornate, del passare delle ore, forse li ossessionati dalla cultura sono più
infelici perché non riescono quasi mai a vivere la loro giovinezza le loro
esperienze giovanili, non riescono a viverle fino in fondo, e diventano, in
extremis, gobbi, di salute cagionevole perché passano l’infanzia sui libri, mi
viene in mente uno degli esempi più lampanti, che è appunto qll di leopardi del
poeta pessimista, che non ha vissuto per sette anni della sua fanciullezza
rinchiuso nella biblioteca del padre stracolma di volumi, ma d’altronde lui
abitava a recanati, un paesino di campagna, molto bigotto, molto cattolico, e
allora forse la cultura porta la tristezza, forse sì perché si vedono quelli un
po’ meno intelligenti, un po’ più stupidi, i folli, come dice Erasmo
nell’elogio, sono i più felici, ridono sempre, sono sempre contenti, qualunque
sia la loro condizioni, non subiscono gli affanni che sembrano essere
prerogativa dei soli sapienti, insomma non ragionano più di tanto sulle cose e
vivono alla giornata e vivono il trascorrere del tempo come una cosa magnifica
e probabilmente neanche ci ragionano su questo loro modo di fare, prendono la
vita come una cosa magnifica, con allegria e spensieratezza, e forse questo
loro non avere i piedi per terra li rende appunti più felici, molto complicato
diventa per loro poi adeguarsi a degli standard sociali quali il lavoro e
sicuramente altri, che richiedono delle capacità, che richiedono del
ragionamento, collegate per esempio ai soldi quali l’avere una casa, possedere
delle cose, dover pagare un mutuo o un affitto eccetera, cose che possono
essere organizzative anche. Ma possono farlo lo stesso, può riuscirgli, quello che
invece i filosofi, come esempio di sapiente più sapiente, non riescono a vivere
spensierati, a meno che non abbiano abbracciato la filosofia ecumenica, quella
del piacere, inoltre i buffoni, come li chiama Erasmo nell’elogio, possono anzi
potevano, mi viene da dire possono perché era cmq una sorta di satira
rudimentale e la satira di oggi lo stesso può, ma userò l’imperfetto perché mi
riferisco a loro i quali potevano realmente criticare l’operato del re potevano
dire delle cose veramente incisive e spesso corrette nei confronti del sovrano
del signore e il re le accettava divertito, e lui e i suoi sudditi le
ritenevano ininfluenti, mentre le critiche che poteva fare un filosofo erano
pesate e a loro volta criticate e potevano condurre il filosofo ad una condanna
a morta, all’impiccagione, al rogo. Allora una riflessione finale giunge spontanea, è meglio
acculturarsi o essere felici della proprio condizione di ignoranza. Che poi
l’ignoranza può diventare un abisso incolmabile, per esempio quando si diventa
adulti, è cantato anche da Carmen consoli, non conoscere ti limita nei discorsi,
quando dialoghi, per allo stesso tempo riesce meglio parlare quelle persone che
prendono la vita più come un gioco, che sono più gioviali, è più piacevole
discorrere con loro, vero? Hanno un’autoimmagine assolutamente non seria, non si vedono
troppo seriamente la loro autoimmagine è anche autoironica. Quindi è meglio non
studiare? Durante l’estate questo problema si accentua, viene
accentuato dal fatto che tutti sono più liberi d’estate, ci sono le ferie ci
sono le vacanze, non si hanno più gli obblighi quotidiani dettati dalla routine
quotidiana, e quindi non si deve più pensare alle cose troppo seriose della
vita e ci si rilassa e ci si gode chi il mare chi la montagna. È per questo che
l’estate accentua molto la questione. E quando muore un uomo sapiente, che ha vissuto per gli
altri, di fatiche, muore un uomo che ha veramente vissuto la sua vita oppure
no? Ma se non si studia come si fanno ad apprezzare le cose della vita, quindi
se non si studia non si vive lo stesso, e perché la felicità dev’essere proprio
una prerogativa di chi non ha studiato? Si può studiare ed essere felice al
contempo, rendersi conto ella propria condizione, avere una vasta consapevolezza
delle cose ed essere cmq felici, facendo dei paragoni magari con le cose che si
hanno. Sono le persone dell’euronics che guardano in positivo e che spesso
cadono in scontati moralismi, “ah vedi, queste persone non hanno quello che hai
tu, sii contento e felice della tua condizione” È giusto tutto questo?

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Datata ma attuale

Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,

mi rivolgo
a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card.
Bagnasco, perché lei è un po’ l’Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita
politica e religiosa del nostro paese per molti decenni. Come lei ben sa, non
c’è paese d’Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come
l’Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo
9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D’Alema, 1 Ciampi, che
peraltro si dichiara cattolico. In 60 anni l’Italia è stata governata per 52
anni da un cattolico e per 8 da un laico. Se la DC e i suoi numerosi eredi
avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie
italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che
l’Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel
resto d’Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e -per
dirla con Tremaglia- culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle
famiglie e all’infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in
casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti. L’Italia è penultima in
Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell’Europa,
il 10,2% della Germania, il 14,3% dell’Irlanda. Noi diamo alla famiglia l’1,1%
del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo
in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli
per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d’Europa ha
i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca
le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice? Lei sa, poi, che per
sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto
spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in
Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I
disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della
Francia, l’80 della Germania, l’84 dell’Austria, il 92 del Belgio, il 93
dell’Irlanda, il 95 dell’Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è
ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in
Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi
c’è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in
politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in
Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono
pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto. Forse, Eminenza,
visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre
puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle
energie spese per combattere i Dico e i gay a raccomandare qualche misura
concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell’Europa: perché i
nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a
voi le mantengono eccome. Sono proprio sacre. Ora speriamo che il Family Day
faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare
inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all’iniziativa moltissimi
politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come
Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti
attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa
Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su
Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2
mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna.
Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc,
l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati.
Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con
Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago,
mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha
avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico.
Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto:“Io vivo un pacs”.
Altro “pacs” inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna
Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato
divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e
risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato. L’unico big in regola è
Alemanno:si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati
insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat
(convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota,
poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono
divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio
Leone. L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita
qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e “diverse
convivenze”. Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita
tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha
un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e
convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci,
mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure
la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato. Ecco, Eminenza,
personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che
vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono
in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more
uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai
tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole
Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello
a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne
toglierebbe d’ imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare
ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3.
Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare
l’iniziativa Multifamily Day.

di Marco
Travaglio

hanno trovato il Luca era gay

Lo si può incontrare in una via di Milano, confuso tra la folla del
sabato, a fare acquisti con la fidanzata, attento a non spendere troppo
perché sta mettendo da parte i soldi per il matrimonio. Tranquillo,
«normale» come dice di se stesso, virgolette comprese. Chi lo avesse
conosciuto dieci anni fa potrebbe pensare di essersi sbagliato. Invece
è proprio Luca Di Tolve, nella sua nuova vita. «Quella – racconta – che
mi sono conquistato dopo sei anni di terapia riparativa
dell’omosessualità: tre rosari al giorno, gruppi di ascolto, studio
della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà, il fondatore dell’Opus
Dei. Adesso, finalmente, sono guarito».«Guarito», dice, come se essere gay
fosse una malattia, secondo le più bieche posizioni omofobiche. Eppure
Luca era omosessuale, e non uno tranquillo. Piuttosto uno da montagne
russe, capace di passare dalle eleganti suite newyorchesi al sesso
rubato in una «darkroom», dall’ufficio dove dirigeva un team di persone
a un parco di notte a consumare rapporti.

Il primo amore
Gay
lo è sempre stato, fin da bimbo. «Ricordo la mia infanzia a giocare con
le bambole e con le amiche del palazzo volevo sempre fare la mamma»,
racconta. Già allora i genitori si erano separati, lui viveva in un
monolocale a Milano con la mamma «troppo affettuosa, a volte soffocante
ma anche tanto indaffarata nella lotta per la sopravvivenza». Andò a
finire che in seconda media si innamorò perdutamente del suo compagno
di banco «bello, perfetto, forte e dolce allo stesso tempo». Amore non
corrisposto. E non solo: «Se ne accorse la prof, anzi, praticamente
tutti». Lo sospesero. «Rimasi a letto per giorni, gridavo il nome del
mio compagno nel sonno. Lo psicologo disse che ero il classico bambino
turbato per la separazione dei genitori e che un altro cambiamento
sarebbe stato dannoso».

Il sesso
Luca tornò
in classe, riuscì anche a diventare amico del suo «bello». Ma l’amore
quello no. «Rimaneva in me un vuoto che mai riuscii a colmare, i miei
studi andarono a rotoli, abbandonai la scuola». Dopo un po’ arrivò il
sesso, forse anche l’amore, con un ragazzo più grande. Il mondo
omosessuale si aprì davanti a lui, «un mondo finalmente pieno di colori
dopo tanta amarezza, sentivo di poter finalmente camminare da vincitore
e non da sconfitto».

La prima vittoria? Arrivare a Canale 5.
Batteva le mani, faceva apparizioni sporadiche, guadagnava quasi nulla
ma intanto conosceva meglio l’ambiente. Il passo successivo fu entrare
nel giro delle discoteche. Quando anche le discoteche iniziarono a
stargli strette passò a occuparsi della sezione turismo dell’Arci Gay.
Organizzava viaggi per omosessuali. Gli piacque talmente che pensò di
aver finalmente trovato la via giusta. Mise su un’agenzia sua,
specializzazione i viaggi a tema, soprattutto negli Usa, ma anche feste
ed eventi come il Gay Pride di Napoli.
«Ero amato, invidiato, avevo soldi, casa in centro, bei vestiti, in
tasca biglietti d’aereo per andare a fare shopping negli Usa quando
volevo». Il massimo, insomma. O forse no. «L’Aids marciava trionfante,
la vita di amici ventenni con i quali avevo diviso anni lieti, si
spegneva miseramente». Anche lui finì nella morsa dell’Hiv. Scomparve
il suo lavoro, un sieropositivo non può sottoporsi a una girandola di
viaggi e vaccinazioni. Si dissolsero le paillette, iniziò il periodo
peggiore. «Tornai a casa di mia madre, ormai risposata, e fu il mio
deserto». Ovvero, il momento delle darkroom, dei parchi, del sesso
disperato, degli stupefacenti. «Poi ho scoperto il buddismo, e sono
arrivate le canzoni. Ho vinto un concorso con testo dedicato a un Dio
non ancora decifrato bene».

La svolta
La
svolta avvenne per caso. Un giorno un amico omosex dimenticò a casa sua
alcuni appunti di filosofia. Luca li sfogliò per curiosità e s’imbattè
nelle teorie di Joseph Nicolosi. Spiega: «All’inizio ebbi voglia di
prendere a pugni questo signore e le sue idee. Però non riuscivo
nemmeno a liberarmene. In fondo che cos’era quell’andare in giro per
parchi se non la conferma che anch’io ero vittima di pulsioni, di
nevrosi di cui dovevo liberarmi? E perché non riuscivo a raggiungere la
felicità con un ragazzo, uno dei tanti conosciuti in quegli anni?
Perché nei maschi mi guardavo come in uno specchio, ma era della
diversità di una donna che avevo bisogno».

Abbandonò il buddismo, ritrovò il cristianesimo e scoprì per la prima volta l’identità di uomo. «Non
dico che sia stato facile, devi saper rinunciare, fermare la caccia al
sesso compulsivo che prima praticavo istintivamente».
Ci sono
voluti sei anni, qualche caduta qui e lì, molta volontà, anche – e un
tempo gli sarebbe apparso impensabile – tante preghiere. «Tre rosari al
giorno, i corsi del gruppo Chaire e quelli di Living Waters. Un anno fa
ho conosciuto la mia fidanzata. Di me sa tutto e ha accettato di starmi
accanto». Stanno mettendo da parte i soldi per sposarsi, conta di
farcela nel giro di due anni.