La virginale mascolinità è fatta Santa.

Nasceva in una delle tante zone rurali della Francia, nel 1412, da una coppia di contadini a Domrémy sulla Mosa al confine con la Champagne, Giovanna d’Arco. Una ragazza che non sapeva né leggere né scrivere, nel 1425 sostiene di aver udito le parole ed di aver avuto visioni dell’Arcangelo Michele, di Santa Margherita e di Santa Caterina. Alcuni studiosi hanno interpretato questo suo comportamento come una tempesta ormonale amplificata dall’ambiente profondamente religioso in cui la giovane viveva, altri come una forma di tumore al cervello, o come schizofrenia, o come isteria scatenata dalle numerose scene di violenza provocate dai soldati inglesi alle quali si assisteva regolarmente e direttamente. Per i credenti la spiegazione è più semplice, le voci erano vere perché Giovanna era una Santa e la volontà di Dio nei suoi confronti era chiara: liberare i territori della Francia invasi dagli inglesi. Volontà di Dio o no, la contadinella riuscì nel suo intento di liberare dapprima la città Orléans, unico ostacolo che impediva ancora all’Inghilterra di avere la strada spianata, e in seguito di condurre l’erede al trono di Francia all’incoronazione.

Disse addio alla sua vita di contadina, si lasciò alle spalle casa, famiglia, possibilità di diventare un giorno moglie e poi madre, per mettersi in viaggio. Vestita di abiti maschili incontrò il Delfino giungendo, nel 1429 la domenica del 6 Marzo, a Chinon, dopo aver percorso circa seicento chilometri su territorio nemico. Un interrogativo storico rimane come sia riuscita a convincere l’erede al trono di Francia della veridicità divina della sua missione, fatto sta che viene posta una modesta armata al seguito di Giovanna e le viene assegnato lo stendardo. Così l’8 Maggio 1429 si avvera ciò che le voci le avevano profetizzato, la Pulzella libera Orleans. È probabile che si sia innestato un meccanismo psicologico sia nei francesi sia negli inglesi amplificato nell’effetto a causa del fertile periodo storico appunto superstizioso e profondamente influenzato da credenze di tipo religioso ma anche animistico-spiritico.

La fama della Pulzella raggiunge gli alti vertici che tenevano le redini politiche della Guerra dei Cent’Anni, èd è considerata scomoda e di troppo. Ne consegue che nel Maggio del 1430 durante la difesa della città di Compiègne, forse perché il Delfino non ha inviato i rinforzi promessi, forse perché il Comandante esautora Giovanna ed ordina di chiuderla al di fuori delle mura, probabilmente previa ordine del Delfino o essendosi impaurito del fatto che gli inglesi avrebbero potuto riversarsi in città, questa nota ed importante figura apparsa da poco sullo scenario politico viene catturata dai Borgognoni.

Il popolo, dopo questo evento, la riterrà una strega, visto che se fosse stata mandata da Dio sarebbe dovuta riuscire nell’impresa e lo stesso Dio avrebbe dovuto impedire che venisse catturata, e la Chiesa, spaventata specialmente dal carisma di tale personaggio, decide di processarla per eresia.

Dapprima Giovanna viene sottoposta ad un esame approfondito sulla sua verginità, in quanto si riteneva che Satana rendesse schiavi gli umani attraverso lussuriosi e sconci atti sessuali. Ne risultò che la giovane era vergine e cadde la prima ipotesi. Sussisteva ancora la possibilità che fosse una strega, così per cinque mesi fu interrogata sulla sua devozione alla Chiesa e a Dio, sulla sua moralità di cristiana e di donna e sulla sua ortodossia (da orto + doxa – le dritte opinioni). Ma anche in questo caso la Pulzella analfabeta tenne testa ai più importanti studiosi di teologia dell’epoca, venuti appositamente dall’università di Parigi. Le risposte della giovane furono spiazzanti, e il fatto che il processò proseguì insistentemente denota come fosse la più grande farsa giudiziaria di tutto il medioevo. Fu condannata infine per il suo vestirti da uomo, estremamente utile e comodo in situazioni di guerriglia, perché una frase del Deuteronomio impediva agli uomini di indossare abiti femminili e viceversa.

Viene condannata al rogo come relapsa ed eretica all’età di soli diciannove anni. Nella piazza del mercato vecchio di Rounen però lei, prima di essere legata al ligneo palo dell’anche conosciuta come ordalia del fuoco, ritratta tutto, si pensa fosse terrorizzata all’idea di dover morire dopo atroci sofferenze. Meglio il carcere e la vita. Abiurerà perciò riguardo tutte le sue affermazioni portate avanti fino a quel momento con sentita convinzione. E, dopo che le fu revocata la condanna, venne sbattuta in carcere. Il periodo di prigionia di Giovanna non durò molto perché ritratto le sue ultime dichiarazioni, riconfermando tutto quello che aveva precedentemente smentito, così il 30 Maggio del 1431 morirà sul rogo.

La figura di Giovanna d’Arco viene riabilitata vent’anni dopo nel 1455, poiché si dichiara l’illegittimità del processo inglese, così l’allora monarca di Francia Carlo VII è riconosciuto legittimo perché non più incoronato da una eretica. Dopo quasi cinque secoli di tacita riflessione il Vatico la dichiarerà Santa.

Non è possibile quindi sostenere la santità della giovane e al contempo ritenere corretto il comportamento dell’istituzione religiosa più importante ed influente nel periodo medievale. Credere alle visioni di Giovanna significa dichiarare apertamente l’errore della Chiesa commesso in quegli anni.

È interessante notare come il processo sia riuscito a condannarla al rogo grazie ad un unico passaggio di un libro della Bibbia. “La donna non indosserà abiti da uomo, né l’uomo indosserà abiti da donna, perché chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo DIO.” (Deu 22:5)

Effettivamente non è poi una tematica da considerarsi di poco conto. Si tratta di una problema di costume sociale già presente nel periodo dell’Impero Romano, quando con il termine latino vir si indicava il maschio forte e, non a caso, virile, dedito all’arte della guerra dalla postura eretta e dall’atteggiamento valoroso, e di conseguenza la donna era tutto l’opposto, dedita prettamente all’ambito domestico, mite e riservata. E comunque se si volesse andare a ritroso fioccherebbero le situazioni nelle quali era voluta e ben delineata la distinzione dei due sessi.

Per quanto riguarda i nostri giorni dunque è chiaro che, nelle istituzioni a stampo più tradizionalistico, rimangano degli echi piuttosto fastidiosi di quelle obsolete usanze del passato.

Nel 1967, all’università Cattolica di Milano, era vietato alle studentesse indossare i pantaloni. Basterebbe questo dettaglio per far capire quanto potesse essere disturbante, fino a non molti anni fa, una donna vestita da uomo [Il Giornale art. del 20 luglio 2007].

Era dunque una motivazione valida quella portata avanti dai membri del Tribunale? Giovanna d’Arco era forse un troppo rivoluzionario esempio di come una donna potesse arrivare ad ambire posizioni sociali alla pari dell’uomo?

Il fatto che questo personaggio avesse una profonda religiosità distacca il discorso generale da una possibile argomentazione a senso unico incentrata sulla laica emancipazione femminile.

In un senso lato Giovanna rivendica i territori francesi e lo fa da donna in un modo impetuoso non accettabile per l’epoca. Questa è d’altronde una possibilità da tenere in alta considerazione. Anche perché ultimamente le donne si stanno facendo sempre più largo a spallate nel panorama politico come in tutti gli altri ambiti, e il vestirti da uomo piuttosto che da donna e viceversa è sempre più tollerato.

Dunque non ci si sofferma più di tanto a pensare che Giovanna d’Arco vestisse come un uomo, e cade così anche l’ultima obbiezione portata avanti cinque secoli. La crescente tolleranza, conseguenza dello sviluppo Europeo e di tutta la civiltà mondiale, ha permesso forse che fosse più facile considerare Santa la Pulzella d’Orleans. E allora quanto ancora vanno tenuti in considerazione i dettami del Deuteronomio?

Giovanna si presentò il giorno dell’ultima udienza davanti al Vescovo di Beauvais, Pierre Cauchon, suo principale inquisitore, vestita da cavaliere, per sottolineare la sua parità a livello spirituale. Quella corazza che pesava qualcosina in più di un abito con gonna non era fastidiosa per Giovanna tanto che, si racconta, ci dormisse pure.

Secondo la Santa quindi quanto bisogna tenere in considerazione quel insegnamento? E al giorno d’oggi ha ancora senso anche solo leggerlo? Ha senso perlomeno per capire quanto si è evoluta la società, che deve ringraziare personaggi come la Pulzella, i quali hanno permesso rivoluzionarie modifiche nel pensiero comune, delle straordinarie inversioni di marcia nella visione collettiva del mondo.

 

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Mahmud Ahmadinejad

ahmadinejad


Età
54 anni occidentali, secondo il calcolo occidentale della rotazione della terra occidentale

Data di nascita 28 ottobre 1956

Origini il suo primo cognome di origini ebraiche presuppone antenati ebraici. Lui però ha litigato con i nonni si vede.

Colore occhi rosso fuoco

Colore capelli castani, brizzolati vicino alle orecchie ma nelle inquadrature non si vede quasi mai u.u

Segni particolari vestiti orribili presi alla caritas, che indosserebbe scuramente il cognato sfigato la domenica di pasqua. Negazionista. Antisemita. Antiamericano. Antianglosassone. Antifrancese. Antiitaliano. Antiiberico quindi contro spagnoli e portoghesi. Antipalestinese [ovvio u.u] Antisvizzero. Antiaustriaco. Antigermanico … be’ non dilunghiamoci troppo . diciamo che non è contro i paesi islamici. [radicali] ecco.

Curriculum frequenta la facoltà di ingegneria civile si specializza con un dottorato in ingegneria civile e pianificazione dei trasporti pubblici

Soprannome dittatore sanguinario. Uomo pio. Islamico devoto.  Repressore di proteste. Repressore della liberà.

Frasi celebri “La scienza dev’essere in mano ai pii e ai puri” [questa è vera eh. Cioè mi faccia capire la scienza dev’essere studiata dagli uomini di chiesa O.O ma quest’uomo è molto confuso] [QUESTA è FORTISSIMA ] “In Iran non ci sono omosessuali” [che poi si è ricreduto dicendo] “I gay in Iran esistono ma non ci piacciono”.

Meriti di solito preferisce un aereo cargo all’aereo presidenziale. Ha detto di voler combattere il terrorismo.

Demeriti Ha detto e basta di voler combattere il terrorismo.

Fa tanta demagogia e parla spesso di donne e bambini ma ne parla e basta, non che gli interessino veramente i diritti delle donne.

Ha represso con la gentilezza e la cortesia delle forze dell’ordine delle manifestazioni contro le elezioni in quanto con possibili brogli. Gli strumenti utilizzati dagli sguinzagliati di Ahmadinejad sono il blocco degli sms e la morte istantanea dei più arditi, e oscuramenti di siti che favoreggiano il regime e altri quali Yahoo! Messenger e mail, Skype e Gmail. Dal 20 Giugno anche facebook ha iniziato a funzionare a intermittenza [ parola di utenti da Teheran.]

È populista. Per questo che ha qualche sostenitore in croce.Tutti gli altri che vedete nelle foto delle riviste sono ritoccati in Photoshop. Perché magari noi occidentali usiamo un po’ di effetto sfuma ma loro usano il clona per aggiungersi folle si sostenitori inesistenti e clonati.

Sempre per questioni demagogiche [visto che fa sempre il populista] si è espresso apertamente contro Stati Uniti, contro l’ONU.

Dice che gli Stati Uniti vogliono impedire lo sviluppo economico industriale dell’Iran, sì insomma il nucleare è un’energia pulita e non fa del male a nessuno.

È in deficit di bilancio, l’Iran è in crisi.

Ha impiccato centinaia di omosessuali.

Ha istituito un elenco di tagli di capelli concessi e altri no perché ritenuti troppo all’occidentale, ovviamente si tratta di quelli maschili dato che quelli femminili non si vedono. E’ assolutamente vietato l’uso di qualsiasi prodotto tranne una punta di gel. Ora immaginatevi un ragazzo sedicenne che sta scoprendo la lacca il gel, la piastra, tutte cose carine, immaginatevelo con i capelli unpo’ lunghi e magari con il ciuffo che arriva alla cassa e porta tutti i prodotti tra maschere balsami colata ricostruzioni fatte-in-casa, la commessa lo guarda inorridita, lui la guarda e le chiede “scusi, dove tenete i preservativi?” e lei muore di infarti mentre portano via il ragazzo per giustiziarlo. Che gran bel paese!

Storia è il sesto presidente iraniano. Ora voi spiegatemi come si può essere conservatori e allo stesso tempo laici e allo stesso tempo in linea con la religione iraniana in modo da essere rigorosi a tal punto da essere perfettamente in linea con un regime. Ma non era laico?

Il punto è che in Iran sono talmente indietro che non scelgono tra varie posizioni, laice e meno laiche, scelgono tra varie posizioni religioso-dittatoriali quindi c’è chi dice che attualmente c’è un regime. Chi invece che si auspica il ritorno del regime e chi invece semplicemente se ne vuole andare.

Quello che credo io è che UN PAESE FUNZIONA SEMPRE MEGLIO TANTO QUANTO GLI ABITANTI CI VOGLIONO RESTARE [ovviamente abbandonando sentimenti patriottici anacronistici]

Per cercare di spiegare meglio cosa è accaduta all’alba dei brogli elettorali ecco una citazione di su politicaesocietà.blgosfere.it “Il ministro degli Interni non ha riconosciuto le proteste che, dunque, sono illegali. La polizia e Basij sono a favore di Ahmadinejad e si arrogano il diritto di scagliarsi contro i manifestanti.

Come drogare il bue e dominarlo mediaticamente.

In buona fede riporto un articolo che ho trovato alquanto interessante dal sito http://www.aamterranuova.it/article5046.htm che cita come fonte: Res Marche. Se sto violando diritti di copyright me lo si faccia sapere e io cancello, anche se pensando di fare cosa buona e giusta partecipo alla divulgazione che sta avvenendo anche su social network quali fb.

La manipolazione mediatica ormai non ha confini. Il consenso politico e quello d’opinione è regolato attraverso ben precise strategie mediatiche che si appoggiano su 10 regole di base.  Noam Chomsky ci aiuta a svelare l’inganno.
In questi giorni di forte instabilità politica si riaccendono i toni e si rimescolano i temi che hanno animato il calderone mediatico degli ultimi 15 anni: sicurezza, giustizia, economia, tradimento, sesso. Nel nostro Paese succede che molti ingenui continuino ad esempio a meravigliarsi delle boutade del presidente del Consiglio, limitandosi a bollare barzellette e proclami del premier brianzolo come uscite inammissibili, senza considerare quanta macchinazione logica stia dietro ad ogni singola affermazione. Un meccanismo ben oliato a cui fanno ricorso non solo uomini politici, ma esperti di marketing e uomini di potere in genere. Un noto studioso di linguistica come Noam Chomsky ha stilato una lista di 10 regole, che vengono utilizzate per drogare le menti, ammaliandole, confondendo in loro ogni percezione, rimescolando realtà e fantasia, evidenza e costruzione illusoria. Ecco quali sono:

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4- La strategia del differire
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e per accettarlo rassegnato quando arriverà il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre determinati comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia, e rimanga, impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Fonte: Res Marche