Come conquistare la persona del cuore

Da sempre, in una società che si rispetti, si è cercato un metodo per far scoccare le frecce di cupido o almeno per permettere all’arco dell’amore di tendersi. Come si comporta l’uomo cacciatore a tal proposito? O, come si direbbe ai giorni nostri, qual è la metodologica serie di azioni che fa di una persona, non una semplice persona qualunque, bensì un playboy? A questi interrogativi gli studiosi hanno sempre tentato di rispondere, ma senza arrivare a dei veri e concreti risultati.

Ed è anche per questo motivo che bisogna seguire i tre comandamenti del vero cacciatore.

Cominciando a levarsi dalla testa tutte quelle idee confuse di buona educazione che sicuramente i genitori, i nonni, gli zii e i parenti tutti hanno sempre cercato di inculcarvi in testa. La gentilezza dev’ essere ambito di competenza della donna. L’uomo si faccia spazio tra gli altri “a spallate”, non ceda il posto e guardi sempre quello che vuole guardare, e tocchi sempre quello che vuole toccare, perché non è un segreto che alla donna piaccia essere maltrattata. Sentirsi soffocata dalle braccia prepotenti del suo uomo o meglio padrone. L’educazione del playboy insegna inoltre che quando la donna è in crisi bisogna demoralizzarla ancor di più, finché non penserà che l’uomo che ha davanti sia l’ultima cosa rimastagli, e si getterà fra le sue braccia. Scortesemente allora la bestia predatrice si scansi e schiaffeggi la preda. È così conquistata.

Ma passiamo ora ad argomenti più specifici.

In caso di invito a cena è consigliabile non scrivere inviti e non programmare niente ma prendere al volo il bottino e trascinarlo in qualche locale decadente di bassa reputazione. Meglio se frequentato da spacciatori e vecchi ubriaconi.

È importante che la preda non si senta a proprio agio. In questo caso infatti sarà talmente spaesata, da vedere nel suo uomo l’unico vero fermo punto di riferimento.

Sia a pranzo, sia a cena, mangiare in piedi è una prerogativa. Niente antipasti ma si passi subito a qualcosa di genuino come un cinghiale crudo o preferibilmente moribondo, non è tradizione l’utilizzo dei fornelli. Il sesso forte deve scuoiare l’animale e lasciare che sia la donna a prendersi le parti più sanguinanti. Si raccomanda di non sedersi e di appoggiare qualsiasi portata dove capita o al limite per terra.

Detto questo, il tocco finale della conquista da vero playboy è il solo-ricevere-e-accettare.

Non offrite niente se volete che il vostro oggetto femminile vi sposi all’istante, altrimenti se volete mantenere solo una relazione occasionale potete scegliere il regalo che preferite, meglio se non è una pianta, o se al limite non avete altro da offrire siate premurosi e tagliate via dal vegetale il fiore.

La recisione di tutto quel colore demoralizzerà la partner che si imbottirà di psicofarmaci non riuscendo più a distinguere la realtà dalla finzione. E arrivati a questo punto controllerete l’oggetto come se fosse  nel palmo della vostra mano.

Trai piccoli suggerimenti per concludere c’è quello di non ringraziare mai ed esigere sempre, non aiutare in alcun modo in nessun ambito la propria donna e non curare per nessun motivo il proprio aspetto.

[ preso da un vecchio documento Word finito in una cartella sperduta di un hard disk esterno e ritrovato – Federico, alias Dede Nancy 2005 ]

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Arcivescovo di Trento: Gay si diventa

La notizia è stata diffusa sul web dall’immancabilmente puntuale UAAR (Associazione Atei Agnostici Razionalisti), un’associazione che in barba a Gianni Toffali ed altri estremisti, si propone di diffondere notizie a proposito di ateismo e anche omosessualità; quell’omosessualità tanto osteggiata dalle confessioni religiose più tradizionaliste.

[fonte della notizia http://www.uaar.it/news/2010/12/23/arcivescovo-di-trento-gay-si-diventa/]

Non scriverò un articolo perché questa dichiarazione non è davvero da prendere in considerazione come notizia.

Dede

La condanno al carcere a vita. No la prego. Mi ghigliottini oggi.

Anche se l’età dei lumi urla contro la pena di morte e a gran voce esprime il suo disprezzo nei confronti della tortura, uno dei primi pensieri che rimbalza nella testa degli studenti di un liceo (Scuola Superiore di 2° grado) quando viene loro detto che è in programma una visita al carcere di Padova è: ecco vogliono farci vedere quanto è brutta la prigione per impressionarci” o in casi più rosei “sarà interessante. Entrambe sono corrette. Effettivamente uno degli scopi della visita da parte delle scuole superiori nei carceri è, senza segreti o dubbi, quello preventivo.

Tanto a me non succederà mai di andare in carcere. La mia vita è perfetta. Non so dire se questo sia un pensiero comune o ricorrente; so che la penna di Voltaire difendeva il valore della tolleranza ed è stato quest’ultimo ciò che, durante il corso della giornata, ci è stato richiesto.

Anche se in Italia Beccaria ha scritto che la pena dev’essere commisurata al reato e che la detenzione deve avere scopo educativo, la sua auctoritas non è abbastanza, soprattutto per gli animi impulsivi di alcuni giovani.

Infatti, uno degli altri pensieri, che subito attraversano le menti dei giovani di queste zone principalmente, è tolleranza zero e diciamo addio anche all’autorità di Voltaire bisogna punirli giustamente, meglio se con i lavori forzati. Non esageriamo.

Il lettore comprenderà da solo il significato del termine barbarie.

Da un senso di estraniamento nei riguardi della visita-guidata da parte di alcuni, da una mancanza totale o quasi di empatia da parte di altri nei confronti sia dei detenuti sia dell’iniziativa in sé, grazie alle testimonianze dirette dei ristretti si è potuto abbattere un muro, si è potuto così raggiungere un maggiore livello di compartecipazione, anche emotiva.

E quella realtà di detenzione non sembrava più così distante.

In una società dove a tutti è richiesto con veemenza di distinguersi, di competere, di aggrapparsi con i denti, di mettere i piedi in testa, di nuotare nel fango per risalire non curandosi di chi sprofonda, in una società di questo tipo, o impazzisci o indossi una maschera? E noi da bravi colpevolisti non sappiamo chi incolpare oltre alla società e alle banche, e pensiamo visto che le alte sfere giocano senza seguire le regole, perché noi sì?

Di certo il padre della famiglia-Mulino-Bianco non farebbe niente di male e di illegale, sorriderebbe, sorriderebbe e basta ricordando a tutti i telespettatori nel frattempo, col suo bianco smagliante, il suo essere finto, ricorderebbe che è un attore/modello pagato, che va preso come tale e che la vita è un’altra cosa. Nessuna famiglia è perfetta. Nessuna vita è perfetta. È inutile giudicare la propria vita peggiore o migliore di altre perché non ci sono e non c’erano stati gli stessi presupposti fin dalla nascita, le stesse possibilità, lo stesso contesto, l’ambiente, il luogo, le persone, i loro caratteri, il proprio carattere, tutti fattori che fanno brodo. Erano diversi.

Le vite sono distinte, uniche e insindacabili.

Insindacabili finché non vai contro lo Stato e le sue regole, giuste, non giuste, ipocrite quanto vuoi ma chiaramente stabilite. Pensare anche solo un istante di eluderle e agire di conseguenza può anche non comportare niente ma se comporta qualcosa?

Alcuni Stati, come la Spagna, hanno organizzato delle strutture di detenzione fornendole di un sistema a livelli, incentivando i detenuti a migliorarsi per migliorare di conseguenza le proprie condizioni di vita o di sopravvivenza. È un metodo in sintonia con il pensiero di Beccaria, è un metodo che volge lo sguardo a una prospettiva di reinserimento. Non dimentichiamo che un’altra delle importanti affermazioni di Beccaria resta la certezza della pena. E fintanto che in Italia la pena non sarà certa per tutti ma solo per chi non ha conti in Svizzera restiamo nella situazione di non poter denunciare neanche la realtà del sovraffollamento delle carceri. È la violazione di una nostra libertà esattamente come ai detenuti attraverso delle finestre, anguste e circoscritte, affacciate sul mondo, viene violata la libertà di muoversi e di andarsene. Non assomigliano a delle finestre sembrano più quadratini sbarrati, buchetti nel cemento dai quali i ristretti non possono neanche sporgersi.

Federico alias Dede Nancy