Chi si è innamorato di Macchiavelli?

“Quando una banca può controllare la sovranità degli Stati, il brivido del delirio di potenza è amplificato dall’elemento negativo che accompagna questo genere di sottomissione.”

Continuano i dibattiti e le riflessioni per il cinquecentenario dalla pubblicazione del Principe di Niccolò Macchiavelli. 

Macchiavelli se non altro ha indagato a fondo alcune dinamiche della politica e orientato i suoi studi senza morale.

In un brillante saggio M. Ricciardi sostiene che Macchiavelli nell’opera I Discorsi preferisse Roma e la sua struttura sociale all’oligarchica Venezia, perché Roma aveva quell’unità sociale che era garantita da istituzioni come il tribunato della plebe e aveva il cittadino armato pronto a difenderla e anche ad espanderla.

Venezia, invece, si serviva dei mercenari per proteggersi e questo ovviamente avrebbe consentito la diffusione della corruzione e pertanto alla decadenza. Se i soldi fossero il corrispettivo della passione.

L’autore del Principe pone il lettore di fronte molte constatazioni di un realismo schiacciante. Il suo intento era quello di prodursi in un’analisi lucida e forse un po’ cinica. Oppure anche lui era guidato da alcune particolari passioni.

È vero che una certa disposizione d’animo alla decadenza vede nello spirito di Venezia un esemplare sottile e raffinato. La Serenissima Repubblica non è solo espansione mercantile. È risvoltino dell’opulenza. A onore del vero un ampliamento di carattere militare diffonde lo stesso cultura, lingue, usanze, costumi, ma è grezzo, non è subdolo come un colonialismo economico.

Quando una banca può controllare le sovranità statali, il brivido del delirio di potenza è amplificato dall’elemento negativo che accompagna questo genere di sottomissione. Anche Des Esseintes si imponeva sulla realtà esterna e sul suo corpo, ma non di certo alla maniera di un atleta olimpico.

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Isabelle Huppert potente giudice inquirente.

Nella vita ci si accorge che le dinamiche sono le stesse di quando si era a scuola e che si presentano soltanto in modo “allargato”. Non saprei dire se la trama sia più vera o finta. In questo caso è la commedia drammatica a rivelare le verità sui giochi di potere, come il giullare rendeva esilaranti gli errori, i soprusi, il malgoverno, le scomode verità del sovrano di fronte al sovrano. 

Quel gran Leviatano qual è la RAI, come la ribattezzò Philippe Daverio a Che Tempo Che Fa, mesi addietro censurò il telefilm Fisica e Chimica su Rai4 sotto la pressione del MOIGE, Movimento Italiano Genitori e bigotti, si fa per dire, visto che il telefilm, come altri della sua categoria “adolescenziale” quali Skins, proponeva i temi preferiti da Satana Trimegisto quali minorenni in cinta, droga ed omosessualità.

Questa sera torrida quanto annoiata di uno dei tanti 14 agosto invece il terribile mostro marino si è guardato bene dal censurare su Rai5 il film francese L’ivresse du pouvoir (La commedia del potere) diretto da Claude Chabrol con l’impagabile interpretazione di Isabelle Huppert nei panni del giudice inquirente Jeanne Charmant.

La trama è presto detta quanto “vera” e accettabile perché “finta”. Un realismo schiacciante e magico accompagna la battaglia/indagine della protagonista su un caso di appropriazione indebita e malversazione di denaro pubblico da parte di un ricco industriale. Affascinante è la potenza con cui viene presentato il personaggio. Una donna brillante con la capacità di incidere sulla realtà riesce a smuovere le acque per nulla torbide in cui scorrazzano allegramente i dindini. Mazzette. Riciclaggio. Modi-che-ancora-il-volgo-non-conosce-di-fare-soldi-sulla-povertà-altrui.

La battaglia contro le banche svizzere, quelle di Londra e i paradisi fiscali si arresta nel finale. Opprimente. “Che se la sbrighino da soli” è l’ultima battuta della poderosa protagonista. Una donna che fino a qualche secondo prima avremmo detto essere alla giustizia come Miranda Priestley è alla moda.

La giustizia.

Mi torna alla mente la citazione del poeta polacco Adam Zagajewski che Erri De Luca riporta su GQ Italia del mese di agosto «Cercavamo la giustizia confondendola con la bellezza».

La giustizia è un po’ bella almeno al cinema, il film preso in esame non è un marvelliano fumetto a proposito di una amabile paladina del bene e del giusto, ma una comédie dramatique sulla vita di un giudice inquirente, il quale, seppur di ferro, resta, come dire, umano. Allora. La giustizia è umana? O la legge che cerca all’infinito di aderire al concetto di giustizia non potrà mai accontentare questi curiosi esseri umani senza che debba intervenire un supereroe? Terribile. Spunta Dio. E spunta anche nel film.

Quando a scuola insegnano a rispettare le regole (migliorabili perché funzionali) e qualcuno non le rispetta si viene convocati dal preside, sospesi, espulsi, ma si può anche restare impuniti. Gli impuniti diranno che le regole sono sbagliate e potranno essere sostenuti anche dai figli della signorina Rottermeier i quali, pur rispettandole, le disprezzano, appunto a causa delle madre, ma guai a cercare delle nuove regole “giuste”, le regole sono sbagliate. Punto.

Quando nella vita ci si accorge che le dinamiche sono le stesse di quando si era a scuola e che si presentano soltanto in modo “allargato” allora la domanda che sorge  spontanea si imbatte in una triste risposta.

 

L’app “Obama è vicino”!

Obama2012 è una app innovativa. A sfidarla quella del rivale Mitt Romney, la quale per ora risponde con una briosa schermata “Coming Soon”.

Lo ha annunciato Obama oggi alle 00:28 (ora italiana) di Ferragosto. È ufficiale. È scaricabile la nuova smartphone app in grado di comunicare tutte le news sulla campagna elettorale, gli eventi significativi vicino a te e altro ancora sul candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Avete ancora quella del 2008? Ottimo. Fa molto retrò.

Obama è stato un fenomeno del web, lo sappiamo tutti. È normale Marialuce che si affidi alla connessione che lega tutti i suoi possibili elettori.

Il suo sfidante Mitt Romney attraverso la sua compagnia ha lanciato l’applicazione Mitt’s VP, ma dopo averla scaricata e aver inserito i propri dati si può ricevere solo una schermata con scritto Coming Soon!

Certo in Italia gli elettori connessi sono forse meno che negli States ma questo non ferma i grandi Vips della politica e del mondo dello spettacolo. Già. Perché ora anche loro hanno un account twitter col quale potranno annunciare l’avvento di una loro personalissima applicazione. Con le dovute conseguenze s’intende.

Spread schizofrenico. Crisi finanziaria tendenza del capitale.

Sentiamo mille e più volte la parola spread ma non ci arrischiamo a spacciarci per economisti. Be’… dovremmo. O meglio, più che improvvisarci economisti, vorremmo strozzarlo questo spread ma non siamo sicuri se il fatto di strozzarlo migliorerebbe o peggiorerebbe la situazione. Ascoltando e guardando i media, distantissimi dalla realtà delle cose, ci chiediamo inoltre se esista una schizofrenia capitalista e, dunque, pure uno spread schizofrenico.

Tra i mille piani d’immanenza dell’opera di Gilles Deleuze, c’è un testo che appassionò diversi intellettuali italiani degli anni Settanta, scritto in collaborazione con Felix Guattarì: L’anti-Edipo, apparso nel 1972.

È il testo che cita Antonio Gnoli su Repubblica la domenica del 5 agosto 2012, titolando «Se per Deleuze lo spread è l’inconscio del capitale».

«L’anti-Edipo porta come sottotitolo “Capitalismo e schizofrenia”. Deleuze e Guattarì riconducevano quest’ultima […] ad un’esperienza in grado di liberare il desiderio dalla sottomissione all’oggetto. […]

Che cos’è lo spread se non il sintomo che il grande inconscio del capitale detta all’agire delle nostre vite

L’analisi del giornalista si pone in un’ottica che legge il capitalismo «fuori dalle pastoie freudiane» però considerandone l’aspetto inconscio. Analizzare questo inconscio del capitale può aiutarci a leggere le attuali crisi finanziarie come provocate da spinte invisibili verso il disastro. Spinte che, negli autori dal Novecento in poi, hanno dei nomi ben precisi.

Volens nolens con Marx possiamo leggere la crisi finanziaria come tendenza immanente al capitale stesso, con Freud subito dopo, a proposito della crisi finanziaria, notiamo che è un qualcosa proprio del sistema, insito in esso, inteso tout court, e dunque si presenta un “qualcosa” di indefinibile per chi è immerso nel vortice, che ha una terribile somiglianza con le pulsioni di morte umane.

Se assumiamo che la nostra società è umana, è una divertente ipotesi affermare che anche nella società, che obbliga alle rinunce pulsionali per instaurarsi, esistono delle pulsioni aggressive, dello stesso tipo, dirette verso se stessa. Non solo gli uomini che le sfogano con la guerra, ma anche la società stessa che dentro di sé si corrode e le sfoga sugli uomini. Suoi creatori.

Speranza? Nessuna. Ma da una crisi finanziaria il sistema ne esce rinnovato (purtroppo non diverso) solo cambiato di qualche aspetto, nella distribuzione delle ricchezze e nei modi di produzione. Esce un uomo nuovo, pronto a subire ancora gli effetti di forze ambivalenti ed oscillanti.

Morta Anna Piaggi, inconfondibile giornalista scrittrice, icona del fashion

Il suo aspetto tra mille misto non ha.

Oggi, 7 agosto 2012 muore Anna Piaggi all’età di 81 anni. Fu d’ispirazione per stilisti del calibro di Karl Lagerfeld. Ha cominciato come traduttrice presso la casa Mondadori. Forse sono troppo giovane e troppo fuori dal mondo per aver conosciuto direttamente le sue gloriose gesta come giornalista e scrittrice, ma vi assicuro che quando nel marasma di personaggi, di personalità presenti alle sfilate, di tv show a word fashion channle, fashion tv e simili, quando si guardavano indistintamente questi volti, la si riconosceva sempre. In realtà di vista la conoscono tutti. Non solo la sua voce ma il suo aspetto tra mille misto non ha. Un aggettivo che utilizzerebbe un profano come me per descriverla? Inconfondibile.

Finalmente arriva il coming out di Mika.

Anche il blog di Perez Hilton lo ha annunciato, per il mondo gaio questo significa che è ufficiale. Mika ha finalmente fatto coming out.

Annunciata oggi dal Gay&Night Magazine, la notizia -come di consueto nell’era di internet- ha fatto il giro del mondo.

Scontato dire che tutti se lo aspettavano e dunque viene da chiedersi quale sia la notizia. Perché?

Perché tutti i gay del mondo sapevano che Mika era uno del club. E come? Ma grazie al radar! Chiaro. Si tratta dello stesso radar che aveva detto loro la verità a proposito di Tiziano Ferro prima che lui confermasse.

Quel radar che continua a ripetere la sua verità a proposito di Valerio Scanu, Marco Carta e Willwoosh. Il problema forse è che a volte si cerca di manometterlo per eccessivi moti di simpatia. Ma il radar -lo sappiamo- è fallibile.

Ermete Trismegisto e Satana Trismegisto

Cristianesimo scoppiazza. Baudelaire e la figura di Satana trismegisto.

Ermete Trismegisto è un personaggio leggendario dell’età ellenistica venerato come grande sapiente, a lui è attribuito il Corpus hermeticum, una collezione di scritti dell’antichità che fu fonte d’ispirazione per il pensiero ermetico e del neoplatonismo rinascimentale.

Trismegisto significa letteralmente «tre volte grandissimo» a causa di questo epiteto alcuni collegano Ermete, dio greco del lògos, delle scienze tecniche e della comunicazione, con Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. Era in effetti costume egizio quello di reiterare l’aggettivo «grande» prima del nome della divinità.

Entrambi sono al servizio di una divinità superiore (Ermete è messaggero di Zeus, Thot è lo scriba di Osiride); Ermete è dio della parola e Thot è dio della parola e della letteratura; entrambi sono psicopompi, accompagnatori delle anime dei defunti nell’oltretomba.

Per una certa critica il fatto che Baudelaire applichi a Satana l’epiteto di Trismegisto, denota la volontà di accostare a un Satana non propriamente cristiano la figura del dio Hérmes. Perché il Satana della concezione baudelairiana non è solo il sovrano dell’inferno, è colui che -senza ucciderti- ti accompagna verso l’inferno durante tutta la tua vita.

«Regge il diavolo i fili che ci muovono!

Un fascino troviamo in ogni cosa ripugnante;

ogni giorno, senza orrore, tra il puzzo delle tenebre,

di un passo verso l’Inferno discendiamo.»

L’estratto dalla poesia Au lecteur esplicita già le motivazioni della scelta del poeta. Satana, assieme a Cain, come possiamo rintracciare nella quinta sezione Révolté dell’opera Fleurs du Mal, è il primo dei grandi ribelli. Ed è Trismegisto perché anch’egli è duplice come Ermete. Da un lato il dio della tecnica, sembra aiutare l’uomo con la scienza e la conoscenza, il progresso e la comunicazione, dall’altro lato invece non salva l’uomo dall’estinzione e lo conduce comunque inesorabilmente alla morte.

Ad Ermete Trismegisto erano attribuiti numerosissimi libri di scienze e una gran quantità di conoscenze sulla scienza e in generale appartenenti all’ambito molto umano della téchne, gli era inoltre attribuita l’attività artistica.

Allo stesso modo, Baudelaire, attribuisce a Satana tali elementi e lo definisce come duplice e tre volte grandissimo. Satana non si presenta sotto forma di angoscia -quello è lo Spleen-, si nasconde nella società della tecnica, alimenta la falsa nozione di progresso, nei confronti della quale i cuori e gli animi dei borghesi sono già rapiti.

Il progresso è associato alle scienze e dunque al dio da cui derivare -secondo le idee che stiamo affrontando- le scienze stesse, ma non è qualcosa che migliora la condizione umana, se non all’apparenza, perché in effetti questo qualcosa/migliorare non può sconvolgere il sistema perché ne è interno, perché ne fa parte, dunque accompagna il sistema, non lo sconvolge, non lo migliora.

Da questa illusione interna allo stesso sistema notiamo come:

«Sul cuscino del male a lungo il Trismegisto Satana

lo spirito incantato culla, e il ricco metallo della nostra

volontà, vien svaporato da quel dotto chimico.»

Il dotto chimico come esperto delle nuove scienze è ancora una volta Satana. Questi poggia sul cuscino del male, elemento concreto, basso, della quotidianità affiancato ad un elemento alto, inventato, ideale, qual è la divinità, precisamente secondo lo stile dell’ossimoro baudelairiano.

Questo cuscino distoglie dal pensare alla pesanteur della condizione umana, e -volendo rintracciare un collegamento per nulla forzato- considereremo che i luoghi dove si fumava l’oppio erano disseminati di cuscini.

L’oppio si inserisce qui nel novero delle sostanze alteranti della percezione, chiamate dal poeta Paradisi Artificiali, cui dedicherà l’opera Les Paradis Artificiels nel 1860. Il Male dunque è presente sia che si distolga lo sguardo dalla angosciosa condizione umana, dalla putrida società borghese, sia che la si creda di vivere pienamente ed è in primo luogo -per il poeta che cerca una fuga- un cuscino, soffice e invitante, sul quale poter sprofondare.

Il crogiolarsi baudelairiano ha permesso la realizzazione di un’opera di notevolissimo pregio, è l’«auto contemplazione» del poeta come la definisce Sartre, ad aver -in tutta la sua splendente negatività- creato i fiori malati, imbevuti di Male.