Gianfranco Amato e gender kit: ma che Montecavolo dici?

Premetto a scanso di querele che tutto il post è un’opinione personale, un’interpretazione distorta dei fatti. Visto che la libertà d’espressione è uno dei valori dei giuristi per la vita, non sarà certo nel loro interesse querelare una mera opinione descrittiva di quanto accaduto. (Ho paura.)

Alberto Nicolini e Gianfranco Amato

[nella foto: Alberto Nicolini, Rappresentante Arcigay Reggio Emilia, mentre viene ripreso da moderatore e dal pubblico e incitato con veemenza a terminare la domanda]

L’episodio è l’ennesimo convegno dal titolo Genitore 1 genitore 2, non più mamma e papà[1]. La sera del 29 Gennaio, a Montecavolo Reggio Emilia, il Movimento per la Vita, il Forum delle Associazioni Familiari di Reggio Emilia, con l’adesione della Comunità Eucaristica e dell’Associazione Salesiani Cooperatori danno spazio a Gianfranco Amato, presidente dei giuristi per la vita. Lo introduce Andrea Zambrano, giornalista di Prima Pagina, un giornale reggiano di dichiarato orientamento.[2]

Il personaggio conduce una sorta di spettacolo durante il quale paventa scenari apocalittici.

Si comincia con il considerare il tentativo di introdurre l’aggravante omofobia senza definirne il presupposto. Nel DDL Scalfarotto infatti non è specificato che cosa si intenda con reato di omofobia, né è spiegato il termine omofobia stesso. Ciò porterebbe a una deriva totalitaria da parte delle interpretazioni dei giudici al momento di giudicare un atto di omofobia. Ma la soluzione non è specificare che cosa si intenda con omofobia, traendo peraltro spunto dalla giurisprudenza anche di altri paesi, ma semplicemente non approvare l’intero DDL. Forse il motivo è impedire che l’omosessualità rientri anche indirettamente in qualche forma di tutela diretta. Questo potrebbe essere uno degli esempi di omofobia da introdurre nella legge.

Il DDL estende un’aggravante penale, riservata a episodi di antisemitismo e razzismo, ai reati di omofobia, cioè motivati dall’odio nei confronti delle persone omosessuali. Ma tale precisazione istituzionale non serve perché per Amato bastano i motivi abietti e, d’altra parte, forse c’è ancora qualcuno che vuole provare repulsione verso l’omosessualità.

Quello che l’avv. Amato alla fine rivela è che, dopo il DDL, diventerà complicato impedire a qualcuno di considerare apertamente e pubblicamente l’omosessualità come un comportamento intrinsecamente disordinato e contro il diritto naturale.

Altre argomentazioni volte a spaventare la platea riguardano l’introduzione di quote arcobaleno. Il riferimento continuo è alla dittatura gender e non all’insieme di studi critici e scientifici, mai redatti sulla base di considerazioni apodittiche, riuniti al plurale come gender studies.

Il momento più bello del convegno è stato quando si è spiegata l’opera di colonizzazione delle menti che il progetto omosessualista vuole compiere all’interno delle scuole attraverso la distribuzione dei gender kit. Ogni lobbysta lgbt al momento dell’iniziazione riceve un gender kit, con all’interno letteratura omosessualista, lista di preferenze di autori, bandiere rainbow, diabolici preservativi, etc. (non è stato detto, ho indagato).

Le ass. lgbt invece che occuparsi di fare informazione e fornire supporto a situazioni di bullismo, insignificante pretesto, starebbero invece progettando un indottrinamento sistematico delle nuove generazioni attraverso l’introduzione nelle scuole di bibliografia omosessualista, sempre presente nei gender kit, della quale farebbero parte gli stranoti libretti dell’UNAR, i quali sono paragonati dal relatore alle veline fasciste, in quanto consigliano l’uso di certi termini (gay) rispetto ad altri (frociodimerda). Scherzo.

Inoltre, stando a quanto riferisce l’Avvocato Gianfranco Amato, ci sarebbero scuole dove si costringono i bambini a vestirsi da bambine e viceversa, purtroppo non ho reperito casi da citare a sostegno di questa dichiarazione, semplicemente perché tutte le notizie presenti online sono di siti e giornali di parte, allora ho chiamato personalmente la scuola in Friuli e mi è stato negato categoricamente che fosse accaduto quanto propugnato durante la “conferenza”, perciò non prendo posizione. Forse si intendeva dire nel “convegno” che in alcune scuole non è proibito per un ragazzo indossare dei pantaloni rosa.

Le fiabe che poi vengono lette sono da considerarsi il terrore di ogni genitore, il quale sarà destituito a vita, sempre secondo le linee direttive del progetto omosessualista, della possibilità di educare i figli sulla base dei suoi preconcetti. In verità, il primo ostacolo di molti ragazzi omosessuali è la famiglia, la quale, spesso anche in buona fede, non riesce ad affrontare situazioni critiche, proprio perché non ne è a conoscenza, le fiabe aiutano, alcune vite hanno subìto tanto a causa di una impreparazione generalizzata ad affrontare il tema, risparmiarlo ad altre è diabolico.

È inutile scrivere che l’intervento di Gianfranco Amato è stato un comizio parziale, ideologico, una lezione per indottrinare, con il costante presagire sovvertimenti e conseguenze catastrofiche, una pura distribuzione di terrorismo al fine di scatenare paure infondate verso un gruppo eterogeneo e trasversale di individui di estrazioni, etnie e appartenenze diverse qual è la comunità lgbt, peraltro abituata ad essere oppressa e perseguitata, a volte –ahi-noi– dai suoi stessi appartenenti.

Alla fine l’avvocato ha venduto il suo libro (dis)informazione sul gender[3] alla cifra di 15 euro cadauno.

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[1] Preciso che da sempre, anche nei licei cattolici, sul libretto scolastico è scritto firma del genitore o di chi ne fa le veci. Non è scritto firma di papà o mamma visto che le situazioni posso essere tante, una ragazza potrebbe anche stare dalla nonna, per mille motivi diversi, la vicinanza della nonna con la scuola, quanto la nonna cucini bene, la possibilità che la mamma sia deceduta e via dicendo. La polemica è ovviamente sterile, visto l’utilizzo canonico nella legge del termine genitore o procuratore.

[2] Almeno per qualcuno dichiarare l’orientamento non è considerato moralmente deplorevole

[3] Gender ancora al singolare – ma la miriade di studi diversi? Non pervenuta.

I maschi imparano dai maschi a fare i maschi

Volge al termine la triste saga di convegni sulla presunta Teoria del Gender organizzati a Piombino Dese dal sindaco Pierluigi Cagnin in concerto con la Chiesa parrocchiale, a seguito della nota dei vescovi del triveneto sui pericoli urgenti che omosessualità e supposte ideologie afferenti rappresentano per la famiglia L’ultimo intervento è di ieri, 28 Aprile, tenuto dalla psicologa dell’educazione Rita Bressan, unica relatrice, priva di contraddittorio. Sono più di duecento i partecipanti riunitisi alle nove di sera sotto il tendone in centro al paese in provincia di Padova. Diluvia. Sorvegliano l’evento ben quattro rappresentanti delle forze dell’ordine.

Piombino Dese

«Faccio attività di educazione nelle scuole da circa diciotto anni –esordisce la psicologa dell’educazione Rita Bressan– stimolo per iniziare la mia attività è stato sentire gli esperti che parlavano ai miei figli nelle scuole, mi davano grande preoccupazione, perché non avevano la mia stessa visione antropologica. –dopo aver infelicemente accostato nelle slide argomenti molto diversi tra loro, tra cui omosessualità, matrimonio gay, pedofilia e abusi sui minori, perché associati in questo modo dai bambini durante le attività proposte loro nei vari progetti con le scuole, Rita Bressan prosegue– io ho una visione precisa di che cosa è il maschile e il femminile […] vi presento una certa visione di uomo e di donna […] noi, come educatori, dobbiamo avere in mente, prima di parlare, che l’essere umano non è possibile venga visto in un’unica ottica. […] È dai maschi che i maschi imparano a fare i maschi, a comportarsi come maschi

Durante l’intervento sono presentate le risposte, a domande circa la sessualità, che i bambini forniscono nei vari incontri educativi come punti di partenza da cui trarre conclusioni su riflessioni antropologiche quali l’esistenza e il riconoscimento incondizionato di maschile e femminile e non sono state invece considerate, queste associazioni di bambini di elementari e medie, come i risultati di un determinato contesto familiare, ambientale, culturale del quale i più piccoli sono evidentemente lo specchio.

L’intervento è stato condivisibile sotto certi aspetti, tra cui quello di denuncia dell’eccessiva sessualizzazione del mondo della pubblicità. Ma, oltre a moraleggiare, ci si può chiedere perché il sesso irretisca così bene il desiderio e venda il 30% in più. Forse, sito com’è nell’interdetto con la pudicizia, nella legge del Padre con le imposizioni, suscita molto più interesse di altri fattori comunicativi; tant’è vero che a questo convegno sul tema sessualità e presunta teoria del gender i partecipanti erano oltre duecento. La sessualità susciterebbe lo stesso scalpore e desiderio se fosse vissuta senza i tradizionali paletti?

A fine convegno, alle domande di alcuni ragazzi di Arcigay Padova Tralaltro, che hanno partecipato con dispiacere anche al primo incontro con Introvigne, la psicologa ha risposto di non aver trattato di orientamento sessuale o identità di genere, per il suo intervento incentrato sulla sessualità, in quanto argomenti ancora interni a un dibattito. Ha preoccupato i ragazzi il fatto che la relatrice, per suffragare l’esistenza di teorie discordanti in merito, abbia citato Luca Di Tolve.

Al pubblico viene presentata la sessualità della persona come un concetto complesso, composto di varie componenti: biologica, culturale, ambientale, relazionale-affettiva. Le teorie attuali, trattano del concetto di identità sessuale. Costruito da varie componenti, sulle quali il dibattito è alla ricerca di nuova letteratura.

– Il sesso biologico è quello determinato geneticamente e rappresenta la componente biologica.

– L’orientamento sessuale stabilisce il genere o i generi verso cui ci si sente attratti.

– L’identità di genere è il genere a cui noi sentiamo di appartenere, quello che sentiamo più affine alla nostra identità.

– Il ruolo di genere è la componente culturale, è il ruolo che ci viene imposto dall’ambiente, dal nostro contesto, dalla società, fin dalla nascita, ma non è l’identità di genere cui noi sentiamo di appartenere, pur potendo eventualmente coincidere con questa identità di genere, non è la stessa cosa, ne differisce.

La distinzione tra identità di genere e ruolo di genere è importante e per niente sottile. Non è stata nominata durante il convegno.

Come nota conclusiva alla triste serie di incontri che ha visto alleati sindaco e parroco di Piombino Dese nel promuovere messaggi distorcenti, si riportano delle perplessità in merito a questi congetturati urgenti pericoli rappresentati dagli omosessuali cui incorrerebbero le famiglie di oggi, mentre si rilevano invece quali problemi reali su cui sarebbe forse più utile concentrare le note vescovili, il fenomeno della progressiva sparizione del ceto medio, l’eticità degli investimenti, la sfavorevole congiuntura economica cui versa l’Italia da non pochi anni. Non si hanno dubbi nel ritenere che di certo questi ultimi sono argomenti che rappresentano i veri pericoli urgenti e tangibili per le famiglie.

Forte messaggio contro bulli omofobi

Istituzioni e azienda ATAP collaborano con Arcigay Friuli contro bulli negli autobus e nelle scuole

PORDENONE. A Pordenone si stringe un’alleanza tra Arcigay e l’azienda del trasporto pubblico per prendere una netta posizione contro il bullismo omofobico. Venerdì 21 Marzo alle 18 presso la sala convegni dell’autoparco ATAP si tiene la conferenza che ricapitola i successi ottenuti dal Progetto Scuole regionale e riporta la situazione del bullismo omofobico in regione.

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L’iniziativa “La libertà d’amare viaggia con noi: bullismo omofobico, luci e ombre in Friuli Venezia Giulia” ha come testimonial d’eccezione Vladimir Luxuria.
Presenti al convegno il Presidente ATAP Mauro Vagaggini, Giacomo Deperu, presidente Arcigay Friuli “Nuovi Passi” di Udine e Pordenone, la psicologa psicoterapeuta Margherita Bottino e diverse istituzioni, tra cui Sara Rosso, presidente Commissione Pari Opportunità del comune di Udine, il sindaco di Cordenons Mario Ongaro e Nicola Conficoni, assessore Ambiente e mobilità. Le presenze sono di circa un centinaio.

«Atap è da anni attenta alle problematiche sociali – ha dichiarato Vagaggini – Il tema del bullismo ci sta particolarmente a cuore perché riguarda i giovani, che rappresentano la maggior parte della nostra utenza. Siamo orgogliosi di essere una delle prime, se non la prima, azienda di trasporto pubblico in Italia, che promuove una riflessione importante sull’omofobia.»

Segue Deperu che riporta vari sconfortanti casi di cronaca e ricorda «da ragazzino, alle medie, la paura di trovarmi sull’autobus che mi portava a casa, imprigionato con i bulli che mi prendevano di mira. È stato dai loro insulti, prima ancora che dalle mie riflessioni personali, che ho considerato il mio l’essere gay».

Il trasporto pubblico adotterà delle nuove misure antibullismo tra cui, come deterrenti tecnologici, un sistema di video sorveglianza. Inoltre, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia per tutta la settimana di Maggio verranno esposti negli autobus volantini e manifesti.

«Capita che le realtà scolastiche non siano adeguate ad affrontare il problema, che gli insegnanti non abbiano un atteggiamento adeguato come educatori» afferma Deperu.

Vladimir Luxuria Shake lgbte Conegliano Veneto

(presenti al convegno anche rappresentanti di Shake lgbte Conegliano Veneto)

«Il bullismo omofobico insegna al soggetto discriminato a nascondersi – sostiene Margherita Bottino durante il suo intervento – è un bullismo che ha delle specificità, tra cui la paura di dirlo alla famiglia e la paura degli stessi insegnanti, spesso inoltre non si dirige verso l’orientamento sessuale ma ciò su cui si fa pressione è il ruolo di genere. L’appartenenza al ruolo di genere è il pregiudizio più forte».

L’omosessualità come stigma che si può decidere di nascondere comporta un notevole incremento dello stress. Il bullismo produce sintomi fisici, isolamento cui segue assenteismo da scuola, che ne compromette il profitto, in aggiunta ansia, incidenza più alta di depressione e autolesionismo.

Vladimir Luxuria che chiude il convegno aggiunge che il bullismo omofobico non è la parola del momento o il gesto in sé ma un’operazione costante di logoramento, sei sempre in allerta, sempre sotto stress.

L’ospite d’eccezione poi riporta episodi dalla sua storia personale e altri fatti di cronaca tra cui l’incredibile storia del ragazzino di nove anni che ha tentato di impiccarsi o quei ragazzi che si lasciano cadere da un edificio. Dopo aver ripetuto con veemenza che non si tratta di iniziative politiche si chiede «Chi ha spinto i ragazzi nel vuoto? Di chi è quella mano invisibile?»

Il bullismo omofobico ti conduce in un isolamento e un malessere che anche gli adulti, nei confronti del ragazzo, fanno fatica ad affrontare; e sarà così finché la nostra società non sarà capace di esprimersi apertamente contro. «La parte sbagliata della società sono anche i mandanti, le battutine, il tacito assenso. Oltre al bullo ci sono gli attendenti.»

«Io ho ferite che mi porto dentro e che però considero le mie medaglie – confessa Luxuria – ma quando leggo quello che succede, tutti gli assurdi eventi di cronaca, queste ferite tornano di nuovo a sanguinare.»

Del disastroso 2° meeting dei giovani della regione Veneto a Caorle

Dammi spazio. Noi giovani CRE-ATTIVI, 24 settembre 2012

Già alle due e mezza/tre, a pranzo terminato, i tanto acclamati “Circa 1500 giovani presenti al Meeting di Caorle” di cui parla Marino Zorzato (PdL) con orgoglio sul suo blog, sono dimezzati, che dico, sono rimasti per un ottavo.

Il meeting non è piaciuto. I bandi (cinema, lavoro/impresa, volontariato e musica) e gli stanziamenti sono piaciuti.

Non che gli appalusi per Zaia non fossero scroscianti, ma la gente defluiva già dalle undici di mattina verso le uscite, i ragazzi delle scuole erano costretti a restare.

«Magniloquenti presentazioni» accompagnate da uno spirito di tifoseria insostenibile (aggiungo io).

«Tanto fumo, poca concretezza» sono i pareri che raccolgo, ma soprattutto «I giovani non hanno parlato! Li hanno premiati e basta. Non ho capito perché ha vinto Tizio piuttosto che Caio!»

Alcune classi sono finite lì perché è bello saltare la scuola e Zaia dal canto suo non aiuta, visto che ha ripetuto anche stavolta che sedeva sempre in fondo nelle corriere. Colto o meno, non voleva certo dare l’impressione del ragazzo che si interessava intellettualmente, ma più di una personalità concreta. Abbiamo capito. Ma è una delle tante personalità.

Ad ogni modo, per quei giovani interessati, tra i quali mi annovero,  che pensavano sul serio di essere parte di una cittadinanza attiva, che erano lì mossi dallo spirito del volontariato, il tutto è stato deludente. Figuratevi che cosa mi sono sentito dire a fine giornata (cito testuale) «e tu con che gruppo sei? Nessuno? Ma chi te l’ha fatto fare di venire?!»

Davvero quello della regione Veneto è un buco nell’acqua. Nell’acqua perché i soliti schierati saranno subito pronti a riempirlo di altra acqua per nasconderlo. I liquidi occupano lo spazio, lo sappiamo.

È sotto gli occhi di tutti. Stando alle cronache correnti il mondo delle regioni non sembra essere stato proprio parco, mentre i comuni tirano la cinghia.

L’app “Obama è vicino”!

Obama2012 è una app innovativa. A sfidarla quella del rivale Mitt Romney, la quale per ora risponde con una briosa schermata “Coming Soon”.

Lo ha annunciato Obama oggi alle 00:28 (ora italiana) di Ferragosto. È ufficiale. È scaricabile la nuova smartphone app in grado di comunicare tutte le news sulla campagna elettorale, gli eventi significativi vicino a te e altro ancora sul candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Avete ancora quella del 2008? Ottimo. Fa molto retrò.

Obama è stato un fenomeno del web, lo sappiamo tutti. È normale Marialuce che si affidi alla connessione che lega tutti i suoi possibili elettori.

Il suo sfidante Mitt Romney attraverso la sua compagnia ha lanciato l’applicazione Mitt’s VP, ma dopo averla scaricata e aver inserito i propri dati si può ricevere solo una schermata con scritto Coming Soon!

Certo in Italia gli elettori connessi sono forse meno che negli States ma questo non ferma i grandi Vips della politica e del mondo dello spettacolo. Già. Perché ora anche loro hanno un account twitter col quale potranno annunciare l’avvento di una loro personalissima applicazione. Con le dovute conseguenze s’intende.

Morta Anna Piaggi, inconfondibile giornalista scrittrice, icona del fashion

Il suo aspetto tra mille misto non ha.

Oggi, 7 agosto 2012 muore Anna Piaggi all’età di 81 anni. Fu d’ispirazione per stilisti del calibro di Karl Lagerfeld. Ha cominciato come traduttrice presso la casa Mondadori. Forse sono troppo giovane e troppo fuori dal mondo per aver conosciuto direttamente le sue gloriose gesta come giornalista e scrittrice, ma vi assicuro che quando nel marasma di personaggi, di personalità presenti alle sfilate, di tv show a word fashion channle, fashion tv e simili, quando si guardavano indistintamente questi volti, la si riconosceva sempre. In realtà di vista la conoscono tutti. Non solo la sua voce ma il suo aspetto tra mille misto non ha. Un aggettivo che utilizzerebbe un profano come me per descriverla? Inconfondibile.

Finalmente arriva il coming out di Mika.

Anche il blog di Perez Hilton lo ha annunciato, per il mondo gaio questo significa che è ufficiale. Mika ha finalmente fatto coming out.

Annunciata oggi dal Gay&Night Magazine, la notizia -come di consueto nell’era di internet- ha fatto il giro del mondo.

Scontato dire che tutti se lo aspettavano e dunque viene da chiedersi quale sia la notizia. Perché?

Perché tutti i gay del mondo sapevano che Mika era uno del club. E come? Ma grazie al radar! Chiaro. Si tratta dello stesso radar che aveva detto loro la verità a proposito di Tiziano Ferro prima che lui confermasse.

Quel radar che continua a ripetere la sua verità a proposito di Valerio Scanu, Marco Carta e Willwoosh. Il problema forse è che a volte si cerca di manometterlo per eccessivi moti di simpatia. Ma il radar -lo sappiamo- è fallibile.

Ermete Trismegisto e Satana Trismegisto

Cristianesimo scoppiazza. Baudelaire e la figura di Satana trismegisto.

Ermete Trismegisto è un personaggio leggendario dell’età ellenistica venerato come grande sapiente, a lui è attribuito il Corpus hermeticum, una collezione di scritti dell’antichità che fu fonte d’ispirazione per il pensiero ermetico e del neoplatonismo rinascimentale.

Trismegisto significa letteralmente «tre volte grandissimo» a causa di questo epiteto alcuni collegano Ermete, dio greco del lògos, delle scienze tecniche e della comunicazione, con Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. Era in effetti costume egizio quello di reiterare l’aggettivo «grande» prima del nome della divinità.

Entrambi sono al servizio di una divinità superiore (Ermete è messaggero di Zeus, Thot è lo scriba di Osiride); Ermete è dio della parola e Thot è dio della parola e della letteratura; entrambi sono psicopompi, accompagnatori delle anime dei defunti nell’oltretomba.

Per una certa critica il fatto che Baudelaire applichi a Satana l’epiteto di Trismegisto, denota la volontà di accostare a un Satana non propriamente cristiano la figura del dio Hérmes. Perché il Satana della concezione baudelairiana non è solo il sovrano dell’inferno, è colui che -senza ucciderti- ti accompagna verso l’inferno durante tutta la tua vita.

«Regge il diavolo i fili che ci muovono!

Un fascino troviamo in ogni cosa ripugnante;

ogni giorno, senza orrore, tra il puzzo delle tenebre,

di un passo verso l’Inferno discendiamo.»

L’estratto dalla poesia Au lecteur esplicita già le motivazioni della scelta del poeta. Satana, assieme a Cain, come possiamo rintracciare nella quinta sezione Révolté dell’opera Fleurs du Mal, è il primo dei grandi ribelli. Ed è Trismegisto perché anch’egli è duplice come Ermete. Da un lato il dio della tecnica, sembra aiutare l’uomo con la scienza e la conoscenza, il progresso e la comunicazione, dall’altro lato invece non salva l’uomo dall’estinzione e lo conduce comunque inesorabilmente alla morte.

Ad Ermete Trismegisto erano attribuiti numerosissimi libri di scienze e una gran quantità di conoscenze sulla scienza e in generale appartenenti all’ambito molto umano della téchne, gli era inoltre attribuita l’attività artistica.

Allo stesso modo, Baudelaire, attribuisce a Satana tali elementi e lo definisce come duplice e tre volte grandissimo. Satana non si presenta sotto forma di angoscia -quello è lo Spleen-, si nasconde nella società della tecnica, alimenta la falsa nozione di progresso, nei confronti della quale i cuori e gli animi dei borghesi sono già rapiti.

Il progresso è associato alle scienze e dunque al dio da cui derivare -secondo le idee che stiamo affrontando- le scienze stesse, ma non è qualcosa che migliora la condizione umana, se non all’apparenza, perché in effetti questo qualcosa/migliorare non può sconvolgere il sistema perché ne è interno, perché ne fa parte, dunque accompagna il sistema, non lo sconvolge, non lo migliora.

Da questa illusione interna allo stesso sistema notiamo come:

«Sul cuscino del male a lungo il Trismegisto Satana

lo spirito incantato culla, e il ricco metallo della nostra

volontà, vien svaporato da quel dotto chimico.»

Il dotto chimico come esperto delle nuove scienze è ancora una volta Satana. Questi poggia sul cuscino del male, elemento concreto, basso, della quotidianità affiancato ad un elemento alto, inventato, ideale, qual è la divinità, precisamente secondo lo stile dell’ossimoro baudelairiano.

Questo cuscino distoglie dal pensare alla pesanteur della condizione umana, e -volendo rintracciare un collegamento per nulla forzato- considereremo che i luoghi dove si fumava l’oppio erano disseminati di cuscini.

L’oppio si inserisce qui nel novero delle sostanze alteranti della percezione, chiamate dal poeta Paradisi Artificiali, cui dedicherà l’opera Les Paradis Artificiels nel 1860. Il Male dunque è presente sia che si distolga lo sguardo dalla angosciosa condizione umana, dalla putrida società borghese, sia che la si creda di vivere pienamente ed è in primo luogo -per il poeta che cerca una fuga- un cuscino, soffice e invitante, sul quale poter sprofondare.

Il crogiolarsi baudelairiano ha permesso la realizzazione di un’opera di notevolissimo pregio, è l’«auto contemplazione» del poeta come la definisce Sartre, ad aver -in tutta la sua splendente negatività- creato i fiori malati, imbevuti di Male.

Matrimoni tra persone omosessuali: sì di Fini

Gianfranco Fini (2004 image)

Dopo il dialogo dall’esito positivo avvenuto ieri tra Fini e la deputata PD Anna Paola Concia sul riconoscimento in Italia del matrimonio della parlamentare dello scorso anno avvenuto in Germania con Ricarda Trautmann, il Presidente della Camera si è detto favorevole ad una proposta per l’estensione verso tutti di quel riconoscimento, simile ai pacs, già garantito ai parlamentari. Quando? Entro la fine della legislatura.

Oggi su Repubblica Fini ha dichiarato che sarà difficile perché non vi sono precedenti. Se si riferiva alle proposte da parte della presidenza, è corretto. Mentre, ricordo, nove sono le proposte depositate in parlamento. Se si riferisce ai matrimoni di coppie dello stesso sesso, la giuriprudenza non è d’accordo e la penna rossa corregge. I precedenti ci sono. Si ricordi la 138/2010 della Corte Costituzionale e i vari casi presi in esame singolarmente dai magistrati sul territorio, come ad esempio il caso delle gemelle cresciute con una madre convivente con una donna che frequentano regolarmente il padre convivente con un uomo, mentre veniva denunciato da enti bigotti come un caso indecente, il tribunale dei minori ha dichiarato invece che le bambine non potrebbero ricevere più amore di quanto ne ricevono e che devono stare lì dove sono. Nella lista dei precedenti io annovererei anche alcune statistiche proveniente da realtà ufficiose che ormai sono davvero tante e perciò non ignorabili; 100.000 i bambini che vivono famiglie di genitori omosex. Ognuno con la sua storia personale.

La penna rossa non crede che i pacs siano la soluzione per una uguaglianza sostanziale, ma di certo sarebbero un passo avanti.

Si crede inoltre che alcune mosse politiche abbiano le fattezze dei favoritismi, ma che la comunità più che le ragioni mandanti, si interessa ai benefici futuri.

PS Chissà che cosa pensa il Papa delle dichiarazioni del suo Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano.

[http://archiviostorico.corriere.it/2005/novembre/21/Ciampi_Berlusconi_Casini_Letta_Ecco_co_9_051121027.shtml]

Risposta a Shiva Queen e Pab Fuxia – il classimo e il classismo nel mondo gay

-essere famosi rende più importanti

-il video di qualcun altro rovina i miei video e il mio lavoro

-se freaks fosse stato girato con una telecamera non HD non avrebbe vinto quello che ha vinto

-non puoi fare video che sono montati male

-internet è un luogo libero, solo gli utenti possono limitarne illusoriamente la libertà

Spero Shiva Queen e Pab Fuxia non me ne vogliano a male, questa risposta vuole essere una riflessione. Da tanto sentivo il bisogno di trattare del “padre di tutti i pregiudizi” e finalmente grazie alla polemica sorta ne ho l’occasione. Inizio con la risposta alla domanda “che cos’è il classismo”?

Classismo è l’espressione di uno stato di minorità che indica una mentalità retrograda e sempliciotta di intendere la società ed i suoi appartenenti come intrinsecamente frazionata e gerarchizzata, a causa di una scarsissima capacità di discernere eticamente il giusto nel pubblico dallo sbagliato, il bene dal male.

Con classismo inteso all’interno di uno Stato ci si riferisce al privilegiare una classe sociale rispetto ad altre, al conferirle privilegi, onori ed agevolazioni in base soltanto all’appartenenza.

Nei confronti di uno spazio ristretto come Youtube, per quanto forzata possa sembrare l’idea, diremo che il classismo si ha quando si tende a ritenere giusti e corretti privilegi e quant’altro possa essere concepito d’aiuto ad un certo tipo di utente, ad una elitaria e ristretta cerchia di utenti.

Dal sito “Anarchopedia” il classismo è definito come «una forma di discriminazione basata sull’appartenenza ad una determinata classe sociale» aggiunge poi «questa concezione della società determina la formazione di una gerarchia in basse alla quale alcuni dominano ed altri sono dominati».

Il classismo risale alle società più antiche, ma in particolare dal IV al II millennio a.C. se ne ipotizza la nascita a causa di ripetute ondate in tutte le terre da parte di una popolazione rozza e arretrata (che è come dire retrograda e sempliciotta), prima non vi erano neppure i prodromi di una società organizzata in gerarchie, classista, sessista, regolatrice e militarizzata. Rimando a questo proposito alla pagina ita.anarchopedia.org/classismo ed alle ipotesi sulla nascita del classismo, il quale è sbagliato pensare sia sempre esistito.

Oggi si manifesta nei modi più disparati, dalle società a piramide a fini di lucro profondamente classiste in quanto lo sono già nei loro presupposti, nella loro struttura interna, ai club, ai privé delle discoteche, alle serate di gala, fino alle prime cinematografiche, dalle stesse istituzioni civili in alcuni casi, al Principato di Monaco, lo ritroviamo nell’organizzazione delle città, degli edifici, nei settori lavorativi come la ristorazione, la sanità, nell’organizzazione del governo, pare che non ci si sappia organizzare senza classi, lo ritroviamo anche nell’organizzazione delle nostre vite. Molti degli eventi della nostra vita infatti sono dal punto di vista della strutturazione, del luogo, dell’organizzazione, intrinsecamente autoritari e (aggiungo) classisti.

Quando il classismo viene espresso con forza e con un pizzico di inconsapevolezza, si tratta di classismo individuale ed è all’origine di ogni pregiudizio. Pregiudizio che è motivo fondante e principale della lotta del sottoscritto e di moltissimi uomini, la maggior parte dei quali ignorati; non è il caso di Einstein. Combattere il pregiudizio vuol dire andare contro le discriminazioni, significa arrestare l’incedere, rifiutare l’arrampicata sociale perché ingiusta e deplorevole e difendere la posizione di tutti.

Dato che il classismo individuale è alla base di ogni pregiudizio, essere classisti significa avallare le discriminazioni, dando loro credito e motivo d’esistere, quando in effetti non ne hanno.

Un individuo classista sottoposto a costante discriminazione può scegliere due strade (un po’ kierkegaardianamente) può restare fermo nella sua posizione e continuare a considerarsi in modo classista come essere superiore e considerare il mondo come gerarchizzato perché deve esserlo, oppure porsi assieme agli altri ad un livello comune e (per forza) combattere le discriminazioni (non è supererogatorio) giudicandole errate in sé, superando così il suo stato di classista. D’altra parte è giusto notare come un individuo che non è sottoposto alla tortura della discriminazione può, molto più facilmente, assumere atteggiamenti o posizioni classiste.

Nel mondo gay ad esempio (espressione classista?), tratto di quest’ultimo perché mi è più congeniale, quelli che non sono cresciuti in periferia, quelli vissuti in città fin da piccoli e nel periodo dell’adolescenza in particolare, non hanno granché di esperienza in termini di discriminazione per fortuna (generalizzare è sbagliato, ma lo intendo in termini statistici in base anche alla quantità di persone), perché la città ha un carattere decisamente più cosmopolita e tra i cittadini si sviluppa una certa tolleranza che a volte è noncuranza, che troppo presto diventa indifferenza.

Ecco come mai alcuni omosessuali di città sono anch’essi fortemente classisti, andando contro tutte quelle che sono le innumerevoli lotte che si sono svolte e che continuano a svolgersi, ponendosi in contrasto con l’idea alla base della lotta contro l’omofobia e via dicendo, facendo del male ulteriore allo stesso tempo a tutte le vittime dell’omofobia.

Questi piccoli uomini, questi snob, vanno aiutati, non con superiorità, a riconoscere la loro natura umana e non divina.

Lo snobismo era ieri e resta oggi il modo più volgare, pur non essendo volgare, di manifestarsi del classismo. Ed è nato grazie a quest’ultimo! Gli snob erano studenti sine nobilitate (senza nobiltà) apostrofati come s.nob. nei registri dei college inglesi più prestigiosi. Gli snob dunque nascono dalla discriminazione classista.

Aprendo una parentesi, avete mai pensato che cosa impariamo principalmente dalla scuola, se non che ci sono tanti banchi disposti verso una unica cattedra alla quale vi hanno accesso in pochi?

Chi ha interesse ad alimentare lo snobismo? Il potere e chi lo detiene. Quest’ultimo inoltre ha interesse che qualcuno ritenga che il potere logora chi non ce l’ha quando in effetti il potere logora soltanto chi lo brama, bisogna infatti riportare la concezione del potere visto come scettro ad un potere visto come strumento ed asservito all’organizzazione civile ed etica degli uomini.

Il potere alimenterà sempre il classismo e lo snobismo, cercherà di affascinare le teste in modo da dichiararne la legittimità, poiché lo aiutano a preservarsi attuando in toto l’intramontabile divide et impera.

Allora chi segue il classismo? Chi decide, un po’ senza saperlo, un po’ con coscienza, di aderire ad un modo di pensare classista? Gli affascinati e gli ingenui che si credono scaltri. Nel mondo gay, viene seguito da omosessuali che non hanno capito (o non vogliono vedere) il motivo fondante alla base delle lotte nate dagli anni ’70, ma per le quali già ci si impegnava da prima, e di tutte le altre lotte di classe che purtroppo non sono state portate avanti con i fiori.

Nel caso di youtube, gli utenti discutono tra loro perché classisticamente sono considerati utenti, mentre la dirigenza cambia, innova, vieta, questi sono in balia dei cambiamenti, in balia di imposizioni sempre nuove di decisioni altrui, e sono talmente concentrati sulle loro scaramucce tipiche del divide et impera, da non accorgersi di alcune limitazioni, ad esempio sulla possibilità di descrivere il proprio canale con più di 1000 insignificanti caratteri (prima non c’era questo obbligo).

Chi si comporta come se gli altri dovessero aggiustarsi a determinati parametri non ha capito che quelli sono i suoi personali parametri, e per esplicitare meglio il concetto basta la propria intelligenza, non serve estrarre dal cappello il determinismo sociale o altro.

Alcuni pensieri tipici sono:

-è importante solo ciò che faccio di costruttivo per me stesso, addirittura gli altri posso creare qualcosa di distruttivo per me stesso

-è importante ciò che vinco io e la mia squadra, perché così stabiliamo la superiorità dei nostri mezzi e di noi stessi

-l’altro/il diverso mi arricchisce solo nel momento in cui posso trarne un vantaggio contingente in un breve arco di tempo, altrimenti non sono minimamente interessato

In aggiunta a ciò, grazie sempre al video di Shiva Queen, ci tengo a ricordare che stabilire l’importanza di una persona rispetto ad un’altra è una operazione illecita. Non storcete il naso. È chiaro che diamo più importanza a persone con le quali abbiamo un legame affettivo, ma il valore di un essere umano, oltre a non essere quantificabile non può soggiacere a creazioni umane troppo umane come la notorietà o la professionalità o la laboriosità. Con ciò non s’intende non possano quest’ultime essere dei valori od essere quantomeno cercate per noi stessi.

Infine anche io, in un certo senso, mi sto comportando in modo classista, perché ritengo le parole di Shiva Queen e di Pab Fuxia richiedano una risposta tanto lunga. Per discolparmi vi dico che era da tanto che volevo scrivere a proposito del classismo come creatore di tutti i pregiudizi.

Finalmente grazie a loro ho potuto farlo, e li ringrazio con un aneddoto di Nicolas de Chamfort sulla figlia del re. Un giorno, confrontando la sua mano con quella di una cameriera, ne contò le dita e gridò «Perché hai cinque dita come me?». Poi le ricontò, per esserne sicura.

Massimo D’Alema accantona il matrimonio gay.

Con le sue recenti dichiarazioni omofobe Massimo D’Alema ha sorpreso? No, chiaro. I gay non sono una priorità. La Costituzione Italiana non prevede famiglie omosessuali.

Anche se nella Costituzione non è espresso chiaramente che una donna e un’altra donna non si possano unire in matrimonio, anche se è soltanto una mera questione terminologica, D’Alema non si lascia intimorire.
Quello che è giusto è giusto. I nostri padri costituenti, per quanto liberali, intendevano bocciare qualsiasi espressione di libertà sessuale, qualsiasi libertà o equiparazione in qualsiasi campo era da evitare al momento della stesura della Costituzione.

Nonostante tali intenti la questione giuridica è sempre più incentrata sul concetto della terminologia “società naturale”.
Che cosa è naturale? Il buon senso? Quanto additiamo con normatività nel circostante?

Se queste sue idee sono mutevoli quanto la sua politica, allora la reazione che sorge naturale in tutti gli omosessuali che hanno ascoltato le dichiarazioni di Massimo D’Alema è di non preoccuparsi affatto.

Siamo stufi della donna soprammobile

Anni fa vidi un breve filmato, un documento storico in bianco e nero, di pessima qualità, datato tra gli anni ’50 e ’60, gli anni della RAI abbottonata, che sarà in seguito sconvolta nella sua compostezza da un ombelico scoperto (quello di una donna), il video mostrava un dibattito tra alcuni uomini con capelli leccati e unti di brillantina con la sigaretta fra le dita, che sorridevano divertiti ascoltando una donna dai capelli corti e chiari che trattava tematiche spinose per quei tempi quali: divorzio, aborto ed emancipazione femminile.

Ciò che mi colpì fu la pacatezza stoica della donna nel rispondere a delle domande e a delle argomentazioni anche un po’ maschiliste del presentatore e degli ospiti. Sebbene fosse continuamente derisa, perché ritenuta ingenua nella sperare cambiamenti così poco morali e radicali quali l’aborto o il divorzio, restò british nel comportamento, per tutta la durata del dibattito, dimostrando una estrema padronanza di sé ed in primo luogo degli argomenti. Certa che la sua richiesta di una maggiore libertà, di una più ampia gamma di scelte possibili, fosse più che legittima e soprattutto vincente.

La crisi dei ruoli tradizionali dei sessi fortunatamente non inizia col ‘900, ma si ha già dell’800 con la Belle Epoque. Durante il XX secolo ed attraverso battaglie agguerrite, il ruolo della donna nella società è cambiato molto, si è evoluto anche grazie ad una sempre maggiore considerazione della stessa come di un individuo e non come di un oggetto che si trasferisce dal padre al marito previa assegnazione di una dote, neanche fosse un assegno.

A questo punto si entrerebbe nel merito della questione dei matrimoni per ragion di Stato nel medioevo e per ragioni economiche subito dopo il 1500.

Anche se nel ‘900, grazie alle innumerevoli lotte e battaglie vinte, conosciamo una radicale trasformazione del ruolo della donna, non si deve dimenticare che, durante il Ventennio, il ruolo femminile subisce un’involuzione, un ridimensionamento, un’inquadratura. E così la donna si vede relegata a semplice moglie/madre/casalinga.

È una visione che viene da subito veicolata dalla televsione di propaganda fascista con le cosiddette commedie dei telefoni bianchi. E l’idea di casalinga giuliva ed operosa resta radicata molti anni dopo Piazzale Loreto; si pensi a Carosello e a Mike Buongiorno che pubblicizza le lavatrici e i ferri da stiro con lo slogan per la moderna donna della casa. Sì, è moderna, ma resta pur sempre della casa.

Fortunatamente alla fine del secolo breve le donne intraprendono qualsiasi carriera e sono ad esempio imprenditrici di successo, come la Marcegallia, Presidentessa di Confindustria, sindacato degli imprenditori e degli squali (di ambo i sessi).

I papà, dal canto loro, per par condicio diventano ottime baby-sitter.

Fermandoci in Italia, però, notiamo che, secondo le statistiche, le donne percepiscono una minore retribuzione a parità di mansioni svolte (questo già dalla fine dell’Ottocento) ed hanno una maggiore difficoltà nel trovare lavoro. Difficoltà intesa in senso stretto, ossia a parità di qualifiche nei curricula il datore di lavoro statisticamente assume più volentieri l’individuo di sesso maschile.

Basta che non si tratti di un posto come segretaria o di un ministero senza portafoglio come ambiente, pari opportunità, giovani, allora entrerebbero o scenderebbero in campo altre qualifiche avvantaggianti.

Un altro tipo di resistenza che il nuovo modello femminile incontra è il tradizionalismo che, barricato nel suo fortino di bacchettoneria, dà prova del fatto che il medioevo è imperante.

C’è chi crede nel ruolo malvagio della donna come seduttrice maligna, neanche a dirlo, Eva prima fra tutte. Cristiani. Cristo in realtà era una donna.

Non ci si crederebbe se non lo si vedesse coi propri occhi, si tratta di un dissenso espresso in internet da un esiguo gruppetto (gli unici che osano tradurre in parole quanto pensano?) in occasione della festa della donna, testa d’uovo primo fra tutti su Youtube.

Ma il fronte per la parità dei sessi si può far forte di innumerevoli personalità illustri, a partire dalle suffragette fino a Rita Levi Montalcini e anche individui del genere opposto quali ad esempio Piergiorgio Odifreddi o Pannella, sono innumerevoli lo ripeto.

La Montalcini è da sempre tra le combattenti prima linea per la parità dei sessi. Ha sfatato il mito che voleva l’uomo più capace nelle scienze rispetto alla donna. Ed è di qualche settimana fa la dichiarazione dell’insigne professore Umberto Veronesi il quale, durante la cerimonia per la consegna di cinque borse di studio a cinque studentesse vincitrici, ha detto non c’è nessuna differenza, questi premi lo dimostrano per l’ennesima volta,  non è vero che gli uomini sono più portati delle donna in ambito matematico, scientifico, tecnologico o delle scienze in generale e per fortuna!.

Anche in ambito letterario sono moltissime le scrittrici che hanno raggiunto il successo. Del Novecento, però, quelle che maggiormente si sono rese interpreti della crisi sociale dei ruoli inseriti nella società sono senz’altro Sylvia Plath e Virginia Wolf.

Quest’ultima nei suoi romanzi presenta spesso una donna incatenata al suo ruolo, che cerca di liberarsi e cerca anche di esprimere liberamente la sua sessualità divincolandosi dall’idea di donna come strumento di piacere o macchina per partorire.

Oggigiorno pare quasi che esistano due femminilità, come se nel tempo la donna si fosse sdoppiata e fosse rimasta da una parte oggetto dell’uomo, basti pensare alle ragazzi di Drive-in, per riprendere l’esempio televisivo, dall’altra soggetto di se stessa.

È quest’ultima l’idea che la scrittrice V. Wolf voleva liberare, far volare e si auspicava sormontasse la prima.

E anche se alla fine una delle protagoniste di Mrs Dalloway, relegata in campagna, si suicida dopo aver tentato la fuga con un treno per Londra aspirando alle vibranti scosse della Capitale, per raggiungere una maggiore emancipazione dal marito e da se stessa, dal ruolo che gli è rimasto incollato addosso, non si pensi al suicidio come a qualcosa di riprovevole, anzi, forse è proprio quel atto che permette alla protagonista di sperimentare la propria libertà.

Arrivati fino a questo segno, dopo aver scandalizzato Lucia Mondella, non possiamo però sostenere che attualmente si sia risolto il complesso problema della concezione della donna-oggetto (programmi televisivi in prima serata a parte), in favore della sempre più prevalente visione di una donna che è soggetto, individuo a sé stante, che non deve dipendere dagli uomini o da essi essere compatita. D’altra parte grazie alla costantemente crescente parità dei sessi è possibile constatare come in molti casi venga, da qualche decina d’anni, veicolata un’idea nuova, soprattutto in televisione, di appetibile uomo-oggetto.

Una gran consolazione.

Ci risiamo. Lettori del Giornale e Giovanardi contro i gay, contro lo spot Ikea

Questo blog appoggia l’idea pubblicitaria dell’Ikea, la quale,  pur sfruttando il dibattito a fini commerciali, ha detto a chiare lettere che è un negozio aperto a tutti i tipi di famiglie. Il colosso svedese ha preso posizione dunque. Ci piace.

E chi è contro l’essere gay? Vada da un artigiano.