Gianfranco Amato e gender kit: ma che Montecavolo dici?

Premetto a scanso di querele che tutto il post è un’opinione personale, un’interpretazione distorta dei fatti. Visto che la libertà d’espressione è uno dei valori dei giuristi per la vita, non sarà certo nel loro interesse querelare una mera opinione descrittiva di quanto accaduto. (Ho paura.)

Alberto Nicolini e Gianfranco Amato

[nella foto: Alberto Nicolini, Rappresentante Arcigay Reggio Emilia, mentre viene ripreso da moderatore e dal pubblico e incitato con veemenza a terminare la domanda]

L’episodio è l’ennesimo convegno dal titolo Genitore 1 genitore 2, non più mamma e papà[1]. La sera del 29 Gennaio, a Montecavolo Reggio Emilia, il Movimento per la Vita, il Forum delle Associazioni Familiari di Reggio Emilia, con l’adesione della Comunità Eucaristica e dell’Associazione Salesiani Cooperatori danno spazio a Gianfranco Amato, presidente dei giuristi per la vita. Lo introduce Andrea Zambrano, giornalista di Prima Pagina, un giornale reggiano di dichiarato orientamento.[2]

Il personaggio conduce una sorta di spettacolo durante il quale paventa scenari apocalittici.

Si comincia con il considerare il tentativo di introdurre l’aggravante omofobia senza definirne il presupposto. Nel DDL Scalfarotto infatti non è specificato che cosa si intenda con reato di omofobia, né è spiegato il termine omofobia stesso. Ciò porterebbe a una deriva totalitaria da parte delle interpretazioni dei giudici al momento di giudicare un atto di omofobia. Ma la soluzione non è specificare che cosa si intenda con omofobia, traendo peraltro spunto dalla giurisprudenza anche di altri paesi, ma semplicemente non approvare l’intero DDL. Forse il motivo è impedire che l’omosessualità rientri anche indirettamente in qualche forma di tutela diretta. Questo potrebbe essere uno degli esempi di omofobia da introdurre nella legge.

Il DDL estende un’aggravante penale, riservata a episodi di antisemitismo e razzismo, ai reati di omofobia, cioè motivati dall’odio nei confronti delle persone omosessuali. Ma tale precisazione istituzionale non serve perché per Amato bastano i motivi abietti e, d’altra parte, forse c’è ancora qualcuno che vuole provare repulsione verso l’omosessualità.

Quello che l’avv. Amato alla fine rivela è che, dopo il DDL, diventerà complicato impedire a qualcuno di considerare apertamente e pubblicamente l’omosessualità come un comportamento intrinsecamente disordinato e contro il diritto naturale.

Altre argomentazioni volte a spaventare la platea riguardano l’introduzione di quote arcobaleno. Il riferimento continuo è alla dittatura gender e non all’insieme di studi critici e scientifici, mai redatti sulla base di considerazioni apodittiche, riuniti al plurale come gender studies.

Il momento più bello del convegno è stato quando si è spiegata l’opera di colonizzazione delle menti che il progetto omosessualista vuole compiere all’interno delle scuole attraverso la distribuzione dei gender kit. Ogni lobbysta lgbt al momento dell’iniziazione riceve un gender kit, con all’interno letteratura omosessualista, lista di preferenze di autori, bandiere rainbow, diabolici preservativi, etc. (non è stato detto, ho indagato).

Le ass. lgbt invece che occuparsi di fare informazione e fornire supporto a situazioni di bullismo, insignificante pretesto, starebbero invece progettando un indottrinamento sistematico delle nuove generazioni attraverso l’introduzione nelle scuole di bibliografia omosessualista, sempre presente nei gender kit, della quale farebbero parte gli stranoti libretti dell’UNAR, i quali sono paragonati dal relatore alle veline fasciste, in quanto consigliano l’uso di certi termini (gay) rispetto ad altri (frociodimerda). Scherzo.

Inoltre, stando a quanto riferisce l’Avvocato Gianfranco Amato, ci sarebbero scuole dove si costringono i bambini a vestirsi da bambine e viceversa, purtroppo non ho reperito casi da citare a sostegno di questa dichiarazione, semplicemente perché tutte le notizie presenti online sono di siti e giornali di parte, allora ho chiamato personalmente la scuola in Friuli e mi è stato negato categoricamente che fosse accaduto quanto propugnato durante la “conferenza”, perciò non prendo posizione. Forse si intendeva dire nel “convegno” che in alcune scuole non è proibito per un ragazzo indossare dei pantaloni rosa.

Le fiabe che poi vengono lette sono da considerarsi il terrore di ogni genitore, il quale sarà destituito a vita, sempre secondo le linee direttive del progetto omosessualista, della possibilità di educare i figli sulla base dei suoi preconcetti. In verità, il primo ostacolo di molti ragazzi omosessuali è la famiglia, la quale, spesso anche in buona fede, non riesce ad affrontare situazioni critiche, proprio perché non ne è a conoscenza, le fiabe aiutano, alcune vite hanno subìto tanto a causa di una impreparazione generalizzata ad affrontare il tema, risparmiarlo ad altre è diabolico.

È inutile scrivere che l’intervento di Gianfranco Amato è stato un comizio parziale, ideologico, una lezione per indottrinare, con il costante presagire sovvertimenti e conseguenze catastrofiche, una pura distribuzione di terrorismo al fine di scatenare paure infondate verso un gruppo eterogeneo e trasversale di individui di estrazioni, etnie e appartenenze diverse qual è la comunità lgbt, peraltro abituata ad essere oppressa e perseguitata, a volte –ahi-noi– dai suoi stessi appartenenti.

Alla fine l’avvocato ha venduto il suo libro (dis)informazione sul gender[3] alla cifra di 15 euro cadauno.

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[1] Preciso che da sempre, anche nei licei cattolici, sul libretto scolastico è scritto firma del genitore o di chi ne fa le veci. Non è scritto firma di papà o mamma visto che le situazioni posso essere tante, una ragazza potrebbe anche stare dalla nonna, per mille motivi diversi, la vicinanza della nonna con la scuola, quanto la nonna cucini bene, la possibilità che la mamma sia deceduta e via dicendo. La polemica è ovviamente sterile, visto l’utilizzo canonico nella legge del termine genitore o procuratore.

[2] Almeno per qualcuno dichiarare l’orientamento non è considerato moralmente deplorevole

[3] Gender ancora al singolare – ma la miriade di studi diversi? Non pervenuta.

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I maschi imparano dai maschi a fare i maschi

Volge al termine la triste saga di convegni sulla presunta Teoria del Gender organizzati a Piombino Dese dal sindaco Pierluigi Cagnin in concerto con la Chiesa parrocchiale, a seguito della nota dei vescovi del triveneto sui pericoli urgenti che omosessualità e supposte ideologie afferenti rappresentano per la famiglia L’ultimo intervento è di ieri, 28 Aprile, tenuto dalla psicologa dell’educazione Rita Bressan, unica relatrice, priva di contraddittorio. Sono più di duecento i partecipanti riunitisi alle nove di sera sotto il tendone in centro al paese in provincia di Padova. Diluvia. Sorvegliano l’evento ben quattro rappresentanti delle forze dell’ordine.

Piombino Dese

«Faccio attività di educazione nelle scuole da circa diciotto anni –esordisce la psicologa dell’educazione Rita Bressan– stimolo per iniziare la mia attività è stato sentire gli esperti che parlavano ai miei figli nelle scuole, mi davano grande preoccupazione, perché non avevano la mia stessa visione antropologica. –dopo aver infelicemente accostato nelle slide argomenti molto diversi tra loro, tra cui omosessualità, matrimonio gay, pedofilia e abusi sui minori, perché associati in questo modo dai bambini durante le attività proposte loro nei vari progetti con le scuole, Rita Bressan prosegue– io ho una visione precisa di che cosa è il maschile e il femminile […] vi presento una certa visione di uomo e di donna […] noi, come educatori, dobbiamo avere in mente, prima di parlare, che l’essere umano non è possibile venga visto in un’unica ottica. […] È dai maschi che i maschi imparano a fare i maschi, a comportarsi come maschi

Durante l’intervento sono presentate le risposte, a domande circa la sessualità, che i bambini forniscono nei vari incontri educativi come punti di partenza da cui trarre conclusioni su riflessioni antropologiche quali l’esistenza e il riconoscimento incondizionato di maschile e femminile e non sono state invece considerate, queste associazioni di bambini di elementari e medie, come i risultati di un determinato contesto familiare, ambientale, culturale del quale i più piccoli sono evidentemente lo specchio.

L’intervento è stato condivisibile sotto certi aspetti, tra cui quello di denuncia dell’eccessiva sessualizzazione del mondo della pubblicità. Ma, oltre a moraleggiare, ci si può chiedere perché il sesso irretisca così bene il desiderio e venda il 30% in più. Forse, sito com’è nell’interdetto con la pudicizia, nella legge del Padre con le imposizioni, suscita molto più interesse di altri fattori comunicativi; tant’è vero che a questo convegno sul tema sessualità e presunta teoria del gender i partecipanti erano oltre duecento. La sessualità susciterebbe lo stesso scalpore e desiderio se fosse vissuta senza i tradizionali paletti?

A fine convegno, alle domande di alcuni ragazzi di Arcigay Padova Tralaltro, che hanno partecipato con dispiacere anche al primo incontro con Introvigne, la psicologa ha risposto di non aver trattato di orientamento sessuale o identità di genere, per il suo intervento incentrato sulla sessualità, in quanto argomenti ancora interni a un dibattito. Ha preoccupato i ragazzi il fatto che la relatrice, per suffragare l’esistenza di teorie discordanti in merito, abbia citato Luca Di Tolve.

Al pubblico viene presentata la sessualità della persona come un concetto complesso, composto di varie componenti: biologica, culturale, ambientale, relazionale-affettiva. Le teorie attuali, trattano del concetto di identità sessuale. Costruito da varie componenti, sulle quali il dibattito è alla ricerca di nuova letteratura.

– Il sesso biologico è quello determinato geneticamente e rappresenta la componente biologica.

– L’orientamento sessuale stabilisce il genere o i generi verso cui ci si sente attratti.

– L’identità di genere è il genere a cui noi sentiamo di appartenere, quello che sentiamo più affine alla nostra identità.

– Il ruolo di genere è la componente culturale, è il ruolo che ci viene imposto dall’ambiente, dal nostro contesto, dalla società, fin dalla nascita, ma non è l’identità di genere cui noi sentiamo di appartenere, pur potendo eventualmente coincidere con questa identità di genere, non è la stessa cosa, ne differisce.

La distinzione tra identità di genere e ruolo di genere è importante e per niente sottile. Non è stata nominata durante il convegno.

Come nota conclusiva alla triste serie di incontri che ha visto alleati sindaco e parroco di Piombino Dese nel promuovere messaggi distorcenti, si riportano delle perplessità in merito a questi congetturati urgenti pericoli rappresentati dagli omosessuali cui incorrerebbero le famiglie di oggi, mentre si rilevano invece quali problemi reali su cui sarebbe forse più utile concentrare le note vescovili, il fenomeno della progressiva sparizione del ceto medio, l’eticità degli investimenti, la sfavorevole congiuntura economica cui versa l’Italia da non pochi anni. Non si hanno dubbi nel ritenere che di certo questi ultimi sono argomenti che rappresentano i veri pericoli urgenti e tangibili per le famiglie.

Forte messaggio contro bulli omofobi

Istituzioni e azienda ATAP collaborano con Arcigay Friuli contro bulli negli autobus e nelle scuole

PORDENONE. A Pordenone si stringe un’alleanza tra Arcigay e l’azienda del trasporto pubblico per prendere una netta posizione contro il bullismo omofobico. Venerdì 21 Marzo alle 18 presso la sala convegni dell’autoparco ATAP si tiene la conferenza che ricapitola i successi ottenuti dal Progetto Scuole regionale e riporta la situazione del bullismo omofobico in regione.

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L’iniziativa “La libertà d’amare viaggia con noi: bullismo omofobico, luci e ombre in Friuli Venezia Giulia” ha come testimonial d’eccezione Vladimir Luxuria.
Presenti al convegno il Presidente ATAP Mauro Vagaggini, Giacomo Deperu, presidente Arcigay Friuli “Nuovi Passi” di Udine e Pordenone, la psicologa psicoterapeuta Margherita Bottino e diverse istituzioni, tra cui Sara Rosso, presidente Commissione Pari Opportunità del comune di Udine, il sindaco di Cordenons Mario Ongaro e Nicola Conficoni, assessore Ambiente e mobilità. Le presenze sono di circa un centinaio.

«Atap è da anni attenta alle problematiche sociali – ha dichiarato Vagaggini – Il tema del bullismo ci sta particolarmente a cuore perché riguarda i giovani, che rappresentano la maggior parte della nostra utenza. Siamo orgogliosi di essere una delle prime, se non la prima, azienda di trasporto pubblico in Italia, che promuove una riflessione importante sull’omofobia.»

Segue Deperu che riporta vari sconfortanti casi di cronaca e ricorda «da ragazzino, alle medie, la paura di trovarmi sull’autobus che mi portava a casa, imprigionato con i bulli che mi prendevano di mira. È stato dai loro insulti, prima ancora che dalle mie riflessioni personali, che ho considerato il mio l’essere gay».

Il trasporto pubblico adotterà delle nuove misure antibullismo tra cui, come deterrenti tecnologici, un sistema di video sorveglianza. Inoltre, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia per tutta la settimana di Maggio verranno esposti negli autobus volantini e manifesti.

«Capita che le realtà scolastiche non siano adeguate ad affrontare il problema, che gli insegnanti non abbiano un atteggiamento adeguato come educatori» afferma Deperu.

Vladimir Luxuria Shake lgbte Conegliano Veneto

(presenti al convegno anche rappresentanti di Shake lgbte Conegliano Veneto)

«Il bullismo omofobico insegna al soggetto discriminato a nascondersi – sostiene Margherita Bottino durante il suo intervento – è un bullismo che ha delle specificità, tra cui la paura di dirlo alla famiglia e la paura degli stessi insegnanti, spesso inoltre non si dirige verso l’orientamento sessuale ma ciò su cui si fa pressione è il ruolo di genere. L’appartenenza al ruolo di genere è il pregiudizio più forte».

L’omosessualità come stigma che si può decidere di nascondere comporta un notevole incremento dello stress. Il bullismo produce sintomi fisici, isolamento cui segue assenteismo da scuola, che ne compromette il profitto, in aggiunta ansia, incidenza più alta di depressione e autolesionismo.

Vladimir Luxuria che chiude il convegno aggiunge che il bullismo omofobico non è la parola del momento o il gesto in sé ma un’operazione costante di logoramento, sei sempre in allerta, sempre sotto stress.

L’ospite d’eccezione poi riporta episodi dalla sua storia personale e altri fatti di cronaca tra cui l’incredibile storia del ragazzino di nove anni che ha tentato di impiccarsi o quei ragazzi che si lasciano cadere da un edificio. Dopo aver ripetuto con veemenza che non si tratta di iniziative politiche si chiede «Chi ha spinto i ragazzi nel vuoto? Di chi è quella mano invisibile?»

Il bullismo omofobico ti conduce in un isolamento e un malessere che anche gli adulti, nei confronti del ragazzo, fanno fatica ad affrontare; e sarà così finché la nostra società non sarà capace di esprimersi apertamente contro. «La parte sbagliata della società sono anche i mandanti, le battutine, il tacito assenso. Oltre al bullo ci sono gli attendenti.»

«Io ho ferite che mi porto dentro e che però considero le mie medaglie – confessa Luxuria – ma quando leggo quello che succede, tutti gli assurdi eventi di cronaca, queste ferite tornano di nuovo a sanguinare.»

Del disastroso 2° meeting dei giovani della regione Veneto a Caorle

Dammi spazio. Noi giovani CRE-ATTIVI, 24 settembre 2012

Già alle due e mezza/tre, a pranzo terminato, i tanto acclamati “Circa 1500 giovani presenti al Meeting di Caorle” di cui parla Marino Zorzato (PdL) con orgoglio sul suo blog, sono dimezzati, che dico, sono rimasti per un ottavo.

Il meeting non è piaciuto. I bandi (cinema, lavoro/impresa, volontariato e musica) e gli stanziamenti sono piaciuti.

Non che gli appalusi per Zaia non fossero scroscianti, ma la gente defluiva già dalle undici di mattina verso le uscite, i ragazzi delle scuole erano costretti a restare.

«Magniloquenti presentazioni» accompagnate da uno spirito di tifoseria insostenibile (aggiungo io).

«Tanto fumo, poca concretezza» sono i pareri che raccolgo, ma soprattutto «I giovani non hanno parlato! Li hanno premiati e basta. Non ho capito perché ha vinto Tizio piuttosto che Caio!»

Alcune classi sono finite lì perché è bello saltare la scuola e Zaia dal canto suo non aiuta, visto che ha ripetuto anche stavolta che sedeva sempre in fondo nelle corriere. Colto o meno, non voleva certo dare l’impressione del ragazzo che si interessava intellettualmente, ma più di una personalità concreta. Abbiamo capito. Ma è una delle tante personalità.

Ad ogni modo, per quei giovani interessati, tra i quali mi annovero,  che pensavano sul serio di essere parte di una cittadinanza attiva, che erano lì mossi dallo spirito del volontariato, il tutto è stato deludente. Figuratevi che cosa mi sono sentito dire a fine giornata (cito testuale) «e tu con che gruppo sei? Nessuno? Ma chi te l’ha fatto fare di venire?!»

Davvero quello della regione Veneto è un buco nell’acqua. Nell’acqua perché i soliti schierati saranno subito pronti a riempirlo di altra acqua per nasconderlo. I liquidi occupano lo spazio, lo sappiamo.

È sotto gli occhi di tutti. Stando alle cronache correnti il mondo delle regioni non sembra essere stato proprio parco, mentre i comuni tirano la cinghia.

L’app “Obama è vicino”!

Obama2012 è una app innovativa. A sfidarla quella del rivale Mitt Romney, la quale per ora risponde con una briosa schermata “Coming Soon”.

Lo ha annunciato Obama oggi alle 00:28 (ora italiana) di Ferragosto. È ufficiale. È scaricabile la nuova smartphone app in grado di comunicare tutte le news sulla campagna elettorale, gli eventi significativi vicino a te e altro ancora sul candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Avete ancora quella del 2008? Ottimo. Fa molto retrò.

Obama è stato un fenomeno del web, lo sappiamo tutti. È normale Marialuce che si affidi alla connessione che lega tutti i suoi possibili elettori.

Il suo sfidante Mitt Romney attraverso la sua compagnia ha lanciato l’applicazione Mitt’s VP, ma dopo averla scaricata e aver inserito i propri dati si può ricevere solo una schermata con scritto Coming Soon!

Certo in Italia gli elettori connessi sono forse meno che negli States ma questo non ferma i grandi Vips della politica e del mondo dello spettacolo. Già. Perché ora anche loro hanno un account twitter col quale potranno annunciare l’avvento di una loro personalissima applicazione. Con le dovute conseguenze s’intende.

Morta Anna Piaggi, inconfondibile giornalista scrittrice, icona del fashion

Il suo aspetto tra mille misto non ha.

Oggi, 7 agosto 2012 muore Anna Piaggi all’età di 81 anni. Fu d’ispirazione per stilisti del calibro di Karl Lagerfeld. Ha cominciato come traduttrice presso la casa Mondadori. Forse sono troppo giovane e troppo fuori dal mondo per aver conosciuto direttamente le sue gloriose gesta come giornalista e scrittrice, ma vi assicuro che quando nel marasma di personaggi, di personalità presenti alle sfilate, di tv show a word fashion channle, fashion tv e simili, quando si guardavano indistintamente questi volti, la si riconosceva sempre. In realtà di vista la conoscono tutti. Non solo la sua voce ma il suo aspetto tra mille misto non ha. Un aggettivo che utilizzerebbe un profano come me per descriverla? Inconfondibile.