Da dove vengono i soldi delle sentinelle in piedi?

Il giorno 25 ottobre 2013 il marchio “Sentinelle in Piedi®” viene depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi dal sig. Rivadossi Emanuele, che ha eletto domicilio presso la società Jacobacci & Partners S.p.A. di Torino. Presso quello studio di consulenza presta opera in qualità di “partner” Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica.
La notizia è riportata da un quotidiano online di dichiarato orientamento cristiano cattolico, per nulla a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Il sito riscossacristiana.it appunto pubblica una mail privata di Introvigne, la quale mail risponde a un articolo precedente dello stesso sito cristiano. Nell’articolo i cristiani lamentano delle insolite e ingiustificate ingerenze dall’alto sulle modalità di svolgimento delle manifestazioni delle sentinelle in piedi. È inoltre presentata la possibilità dell’esistenza di società non dichiarate atte a finanziare e manovrare qualcosa che viene in realtà spacciato alla stampa e ai passanti come qualcosa di “spontaneo, manifetsato dal basso, nato attraverso il passaparola”. Ecco la velocissima risposta di Massimo Introvigne a seguito della pubblicazione dell’articolo.

Il giorno 13 abbiamo pubblicato l’articolo “Qualcuno vuole impadronirsi delle Sentinelle in Piedi?”. Nel cuore della notte tra ieri e oggi ci è arrivata una mail da Massimo Introvigne. Eccola qua:

Vi scrivo a nome della nostra cliente società Jacobacci & Partners S.p.A. oltre che mio personale.
Presa visione dell’articolo «Qualcuno vuole impadronirsi delle Sentinelle in piedi?» pubblicato sul vostro sito, che contiene informazioni fattualmente false sul sottoscritto e sulla società Jacobacci & Partners S.p.A. – società di deposito e gestione di brevetti e marchi, da non confondersi con lo Studio Legale Jacobacci & Associati, che ha soci diversi ed è appunto uno studio di avvocati associati -, vi invito a precisare con urgenza che:

1, La società Jacobacci & Partners (già Casetta, poi Jacobacci-Casetta) è stata fondata nel 1872, non nel 1996.

2. Per ovvi motivi, non posso avere fondato una società nata oltre ottant’anni prima della mia nascita.

3. Per chiunque conosca anche solo per sentito dire il mondo della proprietà intellettuale in Italia, presentare una società multinazionale con sedi in quattro Paesi, centinaia di dipendenti e decine di migliaia di brevetti e marchi in gestione come una sorta di «proiezione» del sottoscritto, il quale si occuperebbe minutamente dei singoli depositi di marchio, appare – più che assurdo – ridicolo.

Con i migliori saluti
Studio Legale Jacobacci & Associati
Massimo Introvigne

– – –

Questa risposta, più che una presa di distanza dall’articolo è parsa una ammissione di colpevolezza allo stesso Paolo Deotto di Riscossacristiana, che risponde:

– La Jacobacci & Partners SpA e lo Studio Legale Jacobacci & Associati (che sono stati confusi nell’articolo) hanno lo stesso indirizzo civico a Milano, Torino, Roma, Parigi e Madrid, come si può facilmente verificare al link[3] Quindi era facile sbagliarsi e rettificheremo il sottotitolo scrivendo “Ci siamo stupiti non poco quando abbiamo constatato che la dicitura “sentinelle in piedi” è stata depositata come “marchio” presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del ministero dello Sviluppo Economico. La domanda di registrazione è stata presentata dal sig. Rivadossi Emanuele, che ha eletto domicilio presso la società Jacobacci & Partners S.p.A. di Torino, uno studio di consulenza. Presso questa Società presta la sua opera in qualità di “Partner” Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica.

– l’amico Massimo Introvigne mi fa dire cose che non ho mai detto. Dove mai ho scritto che la Società di sì ragguardevoli dimensioni (e faccio i miei complimenti. Bravi!) è una “proiezione” di Introvigne? Poiché io non ho detto queste cose, mi viene solo in mente un antico adagio latino derivante dalla mia modesta monolaurea: “Excusatio non petita… “ eccetera, il resto lo sappiamo. 

Si riferisce al detto che spiega come difendersi da qualcosa che non è mai stato nominato possa rivelarsi alla fine una auto-accusa indiretta. Viene spesso utilizzato come trucchetto per svelare l’assassino nelle trame di alcunI gialli scadenti.

Le perplessità che restano sono sottolineate dallo stesso Paolo Deotto:

1. una persona di Brescia decide di depositare il marchio delle “Sentinelle in Piedi”. Benissimo. Resta da capire perché se ne vada fino a Torino per fare un’operazione che non è davvero tanto complessa e che non penso che si possa effettuare solo a Torino. Tra Brescia e Torino c’è un po’ di distanza: km. 205,09 in linea d’aria e km. 230 per strada.

2. Questo signore arriva a Torino e sceglie, per depositare il marchio, una società “multinazionale con sedi in quattro Paesi, centinaia di dipendenti e decine di migliaia di brevetti e marchi in gestione”. Vuole andare sul sicuro, con professionisti in gamba. Bene.

3) In questa Società opera, in qualità di partner, proprio il dott. Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica. Il fatto può essere puramente casuale, non c’è dubbio.

4) Nulla ci autorizza a vedere chissà quali trame oscure per quanto esposto nei punti 1, 2 e 3.

Sono già abbastanza esplicative le perplessità del portavoce di riscossacristiana ma non è tutto.

Nei commenti c’è la testimonianza -seppur non verificabile- di Rita, una fervente cattolica che ha contribuito alla nascita delle Sip, come le chiama lei in gergo amicale, a Genova, ci spiega tutto:

«Che al Timone delle Sentinelle in Piedi ci sia Alleanza Cattolica e’ assolutamente vero. A Genova chi comanda il gruppo delle SiP (e non permette alcuna suddivisione dei compiti ne’ alcuna dialettica interna) e’ un manipolo di aderenti ad Alleanza Cattolica. Lo so perché ho contribuito alla nascita del gruppo di Genova.
I membri di Alleanza Cattolica sono comparsi solo dopo qualche riunione: avevano mandato avanti un’altra persona che si è autoproclamata portavoce unico. Ci hanno detto che non era necessaria alcuna organizzazione interna e chi chiedeva di discutere col gruppo le iniziative da assumere, democraticamente (essendo semplici cittadini pensavamo di poter utilizzare strumenti democratici), è stato accusato di voler dividere il gruppo e che in ciò era in azione niente meno che il diavolo.»

In un altro commento si vocifera che «Il portavoce milanese delle sentinelle è il figlio del responsabile in Lombardia di Alleanza Cattolica.»

Sulla base di queste informazioni, alla base del movimento delle sentinelle in piedi, che ricordo si autoproclama aconfessionale, è forse lecito dedurre un grande movimento di denaro proveniente da Alleanza Cattolica. È ilare che si proclamino aconfessionali soltanto perché sono riusciti ad arruolare islamici estremisti tra le loro fila. Ma è ancora più ilare che accusino le associazioni di volontariato lgbt di essere una grande e potente lobby che farebbe capo -nientemeno- alle tre grandi famiglie che governano il mondo. E i Rockefeller sono sempre sulla punta della lingua. È doveroso, invece, essere molto cauti nel lanciare accuse a ritta e a manca, perché la famosa accusa di essere alla conquista del mondo, ci ricordiamo, ha portato a mostruosità indicibili.

Tutte le informazioni presenti nell’articolo sono di pubblico dominio
Link di riferimento
link1 http://gayburg.blogspot.it/2014/08/chi-e-il-proprietario-delle-sentinelle.html
link2 http://www.riscossacristiana.it/sentinelle-piedi-introvigne-scrive-riscossa-cristiana-deotto-gli-risponde/
link3 http://www.jacobacci.it/Contacts/l/I

Lesbica non è un insulto, come capirlo

L’Arcigay di Reggio Emilia La Gioconda, personificato nella divina figura di Fabiana Montanari, lo scorso giovedì 16 Aprile ha ospitato la mostra fotografica itinerante Lesbica non è un insulto! nello spazio concesso dal locale Ghirba.

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Lesbica non è un insulto è un progetto che riceve il suo originale abbrivio dalla creatività di un gruppo di ragazze lesbiche. In seguito sostenuta da crowfunding, la mostra fotografica ha di mira l’accezione negativa del termine lesbica e si propone se non di rovesciarne l’invalsa percezione, di riempire la parola di un significato positivo.

Spunto di riflessione è il grado di fissità dei ruoli di genere di una data società, nel nostro caso quella italiana.

Dato dall’intrecciarsi di diverse variabili interagenti, il ruolo di genere deve la sua viscosità all’importanza che viene attribuita dal senso comune agli agglomerati sociali di senso e significati quali la religione, le tradizioni, i “si fa così”. Il loro grado di normatività più o meno alto è stabilito dal sentire comune a proposito della loro preminenza, è insomma il discorso riguardo il meccanismo del super-io sociale, dall’inesistente grande Altro.
Mentre sta camminando Paolo si accorge d’un tratto di aver sbagliato strada. È in un luogo affollato. Paolo non si gira sui tacchi e ritorna indietro ma aspetta di raggiungere l’angolo della strada per seguire il marciapiede e ritornare indietro percorrendo una via parallela. Perché? Per Paolo, individuo debole sotto questo aspetto, la normatività del grande Altro nel non mostrasi in pubblico come stupido o imbranato ha prevalso. Il concetto di desiderabilità sociale viene tenuto da conto in molti ambiti, tra cui la psicologia sociale. E gli esiti sono paradossali, senza contare che è uno dei forti deterrenti al coming out, ma torniamo alla mostra.

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Che cosa suscita la discriminazione?

LESBICA riunisce una duplice discriminazione: sul genere e sull’orientamento.
Nel calderone dei pregiudizi e della prospettiva di divinizzazione del padre, il maschio omosessuale è responsabile di un grave peccato di rinuncia al potere del maschio, mentre il maschio eterosessuale che ha fatto suo il compito “naturale/culturale” carica se stesso di una virilità doppia nell’apprezzamento di due lesbiche. Una delle frasi dipinte sul corpo delle ragazze è infatti “il nostro amore non è un film porno”.

La parola lesbica è denotata negativamente anche per il suo frequente uso nella pornografia mainstream e nel postporno, da cui il rispettivo disuso per la fruizione quotidiana.

In tutto questo discorso che mette in chiaro il funzionamento dei pregiudizi, la donna lesbica è elemento deprivato, un -1, perché c’è la donna e c’è la donna+lesbica. E perché bisogna degradarla? Perché con il suo atteggiamento, la lesbica è come se volesse raggiungere il potere del padre e compiere ciò che la normatività del nostro padre proibisce e ostenta al contempo.

Si potrebbero abbandonare tali vecchie discriminazioni e rivendicazioni e smettere anche di insistere con la pleonastica retorica della nuova soggettività femminile, basata involontariamente e con ingenuità sulla contrapposizione, e smettere dunque di attribuire tale contrapposizione anche al termine lesbica. Perché se si dice che la lesbica è un uomo allora, per la proprietà transitiva, ogni uomo è una lesbica. Assurdo.
Ci si chiede se certe contrapposizioni old-fashion di un certo femminismo datato finiscano per leggere la lesbica come l’evoluzione del complesso di elettra che si autodetermina. Data l’invidia del pene, lesbica sarebbe l’accentuazione di un rifiuto. Farneticazioni.

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Non serve un Ph.D. per capire che lesbica è un termine riferito a un* esser* uman*. Le migliaia di caratteristiche che differiscono da individuo a individuo non sono contemplate nel termine e non dovrebbero essere aggiunte.
Il mio vissuto racconta di donne che hanno dimostrato una straordinaria capacità combattiva, specie nei confronti dei più forti, scarsa remissione, perseveranza, grande capacità di instaurare legami duraturi e profondi. E tutto questo è dipeso dall’esser* uman*, non dal pregiudizio che pretende di addobbarlo.

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I maschi imparano dai maschi a fare i maschi

Volge al termine la triste saga di convegni sulla presunta Teoria del Gender organizzati a Piombino Dese dal sindaco Pierluigi Cagnin in concerto con la Chiesa parrocchiale, a seguito della nota dei vescovi del triveneto sui pericoli urgenti che omosessualità e supposte ideologie afferenti rappresentano per la famiglia L’ultimo intervento è di ieri, 28 Aprile, tenuto dalla psicologa dell’educazione Rita Bressan, unica relatrice, priva di contraddittorio. Sono più di duecento i partecipanti riunitisi alle nove di sera sotto il tendone in centro al paese in provincia di Padova. Diluvia. Sorvegliano l’evento ben quattro rappresentanti delle forze dell’ordine.

Piombino Dese

«Faccio attività di educazione nelle scuole da circa diciotto anni –esordisce la psicologa dell’educazione Rita Bressan– stimolo per iniziare la mia attività è stato sentire gli esperti che parlavano ai miei figli nelle scuole, mi davano grande preoccupazione, perché non avevano la mia stessa visione antropologica. –dopo aver infelicemente accostato nelle slide argomenti molto diversi tra loro, tra cui omosessualità, matrimonio gay, pedofilia e abusi sui minori, perché associati in questo modo dai bambini durante le attività proposte loro nei vari progetti con le scuole, Rita Bressan prosegue– io ho una visione precisa di che cosa è il maschile e il femminile […] vi presento una certa visione di uomo e di donna […] noi, come educatori, dobbiamo avere in mente, prima di parlare, che l’essere umano non è possibile venga visto in un’unica ottica. […] È dai maschi che i maschi imparano a fare i maschi, a comportarsi come maschi

Durante l’intervento sono presentate le risposte, a domande circa la sessualità, che i bambini forniscono nei vari incontri educativi come punti di partenza da cui trarre conclusioni su riflessioni antropologiche quali l’esistenza e il riconoscimento incondizionato di maschile e femminile e non sono state invece considerate, queste associazioni di bambini di elementari e medie, come i risultati di un determinato contesto familiare, ambientale, culturale del quale i più piccoli sono evidentemente lo specchio.

L’intervento è stato condivisibile sotto certi aspetti, tra cui quello di denuncia dell’eccessiva sessualizzazione del mondo della pubblicità. Ma, oltre a moraleggiare, ci si può chiedere perché il sesso irretisca così bene il desiderio e venda il 30% in più. Forse, sito com’è nell’interdetto con la pudicizia, nella legge del Padre con le imposizioni, suscita molto più interesse di altri fattori comunicativi; tant’è vero che a questo convegno sul tema sessualità e presunta teoria del gender i partecipanti erano oltre duecento. La sessualità susciterebbe lo stesso scalpore e desiderio se fosse vissuta senza i tradizionali paletti?

A fine convegno, alle domande di alcuni ragazzi di Arcigay Padova Tralaltro, che hanno partecipato con dispiacere anche al primo incontro con Introvigne, la psicologa ha risposto di non aver trattato di orientamento sessuale o identità di genere, per il suo intervento incentrato sulla sessualità, in quanto argomenti ancora interni a un dibattito. Ha preoccupato i ragazzi il fatto che la relatrice, per suffragare l’esistenza di teorie discordanti in merito, abbia citato Luca Di Tolve.

Al pubblico viene presentata la sessualità della persona come un concetto complesso, composto di varie componenti: biologica, culturale, ambientale, relazionale-affettiva. Le teorie attuali, trattano del concetto di identità sessuale. Costruito da varie componenti, sulle quali il dibattito è alla ricerca di nuova letteratura.

– Il sesso biologico è quello determinato geneticamente e rappresenta la componente biologica.

– L’orientamento sessuale stabilisce il genere o i generi verso cui ci si sente attratti.

– L’identità di genere è il genere a cui noi sentiamo di appartenere, quello che sentiamo più affine alla nostra identità.

– Il ruolo di genere è la componente culturale, è il ruolo che ci viene imposto dall’ambiente, dal nostro contesto, dalla società, fin dalla nascita, ma non è l’identità di genere cui noi sentiamo di appartenere, pur potendo eventualmente coincidere con questa identità di genere, non è la stessa cosa, ne differisce.

La distinzione tra identità di genere e ruolo di genere è importante e per niente sottile. Non è stata nominata durante il convegno.

Come nota conclusiva alla triste serie di incontri che ha visto alleati sindaco e parroco di Piombino Dese nel promuovere messaggi distorcenti, si riportano delle perplessità in merito a questi congetturati urgenti pericoli rappresentati dagli omosessuali cui incorrerebbero le famiglie di oggi, mentre si rilevano invece quali problemi reali su cui sarebbe forse più utile concentrare le note vescovili, il fenomeno della progressiva sparizione del ceto medio, l’eticità degli investimenti, la sfavorevole congiuntura economica cui versa l’Italia da non pochi anni. Non si hanno dubbi nel ritenere che di certo questi ultimi sono argomenti che rappresentano i veri pericoli urgenti e tangibili per le famiglie.

Chiudo il canale, non la lotta all’omofobia

Ringrazio di cuore tutti quelli che ho conosciuto e che hanno apprezzato il mio voler proporre la discussione sopra la sola risata.

«La lotta all’omofobia rappresenta un esercizio che non si può esaurire; non ora, non in questi termini.»

«Youtube ha inaugurato la mia e nostra battaglia.»

«Spingere il ragazzo a rispondere/interagire con il carnefice è pura barbarie, bisogna difenderlo.»

«Vale la pena chiudere il canale anche solo per poter cestinare le centinaia di migliaia di commenti omofobi»

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Voglio premettere che la quasi totalità delle persone con cui mi sono confrontato trova che le argomentazioni proposte nei mie video, quando non addirittura banali nella loro semplicità e verità, generalmente sono state sempre condivisibili e ragionevoli.

Chiudo il canale nato nel 2009. Il fenomeno del broadcasting individuale stava appena prendendo piede quando mi accingevo a registrarmi su Youtube, gli studiosi del 2.0 erano appena stati sguinzagliati. Io invece producevo. Non mi vergogno a scrivere che ero ben presente quando Youtube sembrava ancora qualcosa di libero.

A conti fatti YT è servito in un periodo di assestamento della mia vita a garantirmi l’appoggio sebbene virtuale di persone meravigliose che ringrazio fin d’ora per il loro sostegno, i loro messaggi personali, i commenti agguerriti, le lunghe chattate disinteressate. Questa confessione è anche un lungo e sentito ringraziamento. Devo loro molto, tra cui le cristalline considerazioni, per nulla banali al tempo, che l’orientamento sessuale, qualunque fosse, non rappresenta motivo di scherno né che da una sua espressione non-tradizionale debba discendere uno stigma. La remissività e lo sdegno magari componenti del mio carattere attuale sono inezie pusillanimi che Dede Nancy, di fronte a una telecamera, pensava bene di dimenticare del tutto.youtube

Il canale iosonodede è servito allo scopo di inaugurare una guerra che prima era combattuta solo da un fronte nei miei riguardi. Una situazione di ingiustizie subite, quest’ultima, che ho scoperto, soltanto dopo, accomunare molti adolescenti. Ma nel dolore dell’esclusione sociale si è soli per definizione. Dunque Dede segna l’inizio del mio controfuoco come necessità. Sarebbe bastato così poco per farla smettere, questa guerra, dico. Una riposta ben piazzata. Quando rispondi non se lo aspettano e affermi anche la tua estensione fisica, la tua presenza e, se lo fai bene, suscitando un riso-di-rimando, affermi anche la tua virilità. Ma perché questa dev’essere la strada? Il postmoderno mi aveva inconsapevolmente aperto a una chance diversa, più civile. Spingere qualcuno ad interagire con il carnefice inoltre è pura barbarie, questa frase vuole essere un monito. Ora che chiudo il canale la guerra è finita?

Attraverso quell’account ho imparato diverse cose e ho impattato con la società civile e la sua frammentazione. (Col canale ho anche tenuto compagnia alla mia professoressa di italiano del liceo, durante i giorni che ha trascorso in ospedale. E altro)

Ho notato, per dirne una già nota ai più, che con la formula della comicità si possono esprimere idee ben più terribili e mirate che con la discussione: il giullare vive, il moralista muore.

La comicità, anche grottesca, se suscita la risata dà all’utente la percezione di aver investito il suo tempo in benessere, qualunque sia l’argomento proposto. Inutile ribadire l’effetto neutralizzante di questo schema, come altrettanto inutile è riconsiderare che una impostazione dialogante aperta alla discussione (la mia) non è stata, come credevo, capace di attuare una ricerca della verità ma solo di costruire la poltrona dalla quale l’individuo moderno, senza dover camminare, monade e custode delle sue chiavi che sono un telecomando o un touch, si costruisce il suo paradiso.


Insomma, dato che ognuno suppone la sua verità, non mi era possibile intavolare una discussione se non in rarissimi momenti. Piuttosto interponevo delle battute ai messaggi che proponevo o cercavo di rendere una forma del contenuto più rilassata, per adeguarmi ai ritmi, ma tutto ciò è stato letto, al contrario, come superficialità.

Il motivo per cui chiudo Youtube è che ho trovato altri canali per combattere l’omofobia; canali compartecipati. In campagna la telecamera, in città l’associazione. Lo chiudo anche per il fatto che il mondo del lavoro non è adatto a forme evidenti di a-convenzionalità, sebbene premi la perseveranza di idee non-convenzionali, apprezzando quel uncommon creativo pur sempre finalizzato al profitto, che magari passa fugacemente per la creazione di benessere personale. La mancanza di convenzioni è il grande limite del mio personaggio, Dede non ascolta le regole perché si è ritrovato scaraventato all’esterno di queste, eppure mantiene nei confronti dell’altro, senza appartenenze, un incredibile rispetto. Mentre ironicamente sarei potuto essere rispettato maggiormente se ci avessi guadagnato. Ma questo non è mai accaduto ed è un altro discorso. Essere un pioniere di Youtube significa tratteggiarmi come un videomaker amatoriale che non ha disposto certo di mezzi cinematografici di alto livello, ma questo anche per una precisa scelta-di-contesto. Youtube non era Hollywood. Non era.

In realtà non nasco nemmeno proprio come attivista, dai 16 anni la mia campagna di informazione contro l’omofobia comincia per il motivo che anche io volevo esserci, mi sentivo escluso dalle dinamiche. Il ragazzo di campagna teme di essere solo al mondo è un leitmotiv già sentito, ma pur sempre da evidenziare. È difficile, non impossibile, che qualcuno che non sperimenta il ritrovarsi al di fuori della maggioranza, sostenga la minoranza. Anche grazie a una parziale esclusione da certe dinamiche si sviluppano delle sensibilità. Così l’attivismo. Nulla di autoesaltante. Anzi.

Ho letto tanti insulsi insulti, fra i quali però ho riconosciuto dei barlumi. Alcuni di quelli che insultavano sono ritornati poi a chiedere scusa, dicendo di essersi finalmente accettati come omosessuali. Rari casi. Non farò nomi e cognomi per motivi di privacy ma devo moltissimo anche a tutti quelli che mi hanno difeso. Il mito virile del maschio che non chiede e non si fa aiutare è caduto e comunque meno che meno è mai esistito tra i fasci di combattimento che sono gruppi per definizione, non singoli.

Se Tersite avesse avuto un canale Youtube, avrebbe forse riscattato se stesso e i soprusi subìti, specie quelli da parte di Odisseo –immagine del perfetto prevaricatore–. La telecamera l’avrebbe dipinto come vittima di bullismo perché portatore di una verità schiacciante. La telecamera spezza la catena. La rispostina, no. Se Tersite avesse avuto un canale non ci sarebbe magari stato tramandato in questa luce antieroica come invece è successo a causa della compiacenza di un poeta.

Certo non è bene tradurre il passato con la propria personale concettualità, ma questo è valido fino a un certo punto. No? Qual è il motivo per cui è calendarizzata la giornata della memoria se non perché non possiamo accettare lo scandalo del passato come veramente accaduto? Ricordare l’indicibile. Ma indicibile per noi, non per la concettualità di chi, nel passato, lo poteva concepire. Ma sto divagando.

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Perché mi sono proposto in modo eccessivo? Capelli biondi e trucco? L’essere eccessivo rientrava in una logica di diffusione più alta dei contenuti, questo schema mi è stato imposto, pena il non-esistere. L’eccessività di Dede Nancy rientrava anche in una sorta di voltairiano test di tolleranza dell’utente medio, tutto questo a scapito della produzione di una chiara fama in positivo. Non che la tolleranza sia un bene, la considero un presupposto.

Per molti italiani non v’è nulla di meno accetto del nuovo, tranne quando è innovativo. Questo nuovo o è chiaramente la comodità delle comodità o si deve ammantare di tradizionalismo per essere accettato. Un adolescente ragionevole e che riflette su tematiche importanti mentre i suoi coetanei ne sono completamente avulsi, è uno sprovveduto e un catalizzatore di insulti.

Sapete, non ho mai capito che problemi abbiano gli esseri umani con la virilità. Questi problemi si riflettono anche nel linguaggio (non nella langue), tanto che questo linguaggio è sempre pronto a deprezzare l’essere femminile, perché molle e passivo. Insomma, se ci si pensa un attimo, una donna connotata positivamente è una donna con le palle.

Ma l’insulto “vaffanculo” è un augurio! Significa “Salute, tanto sesso, tanti soldi, ecc.” A un “vaffanculo” si risponde “d’accordo, ti ringrazio.” Invece orrendo come insulto è, solo per fare un esempio, “auguri e figli maschi”. Suvvia, procediamo verso la società senza padri.

Se sapevo che ogni contenuto che proponevo, nel mio centinaio di video, sarebbe stato neutralizzato in partenza perché ognuno oggi si suppone garante di una inviolabile, personalissima e relativissima verità? No.

Amavo illudermi con lo spirito del martire. È infatti giusto che gli schiavi si lamentino di essere tali, come è giusto che qualcuno si lamenti di essere vessato e picchiato solo a causa di un polso ballerino. A questo mondo esiste il caos e non c’è un ordine naturale, per lo meno non è dato all’uomo percepirlo o conoscerlo, al massimo può tradurre certi aspetti del mondo –ma solo quello che esperisce– in linguaggio matematico, però a patto che tali considerazioni seguano esperimenti formulati in un paradigma, e comunque le formule non fanno di certo un tanto sbandierato ordine cosmico. Dico, è solo perché l’uomo è finito che è così ben visto l’infinito.

Spirito del martire. Fare la vittima?

Youtube e gli articoli vari, tra cui quelli sul mio blog La Penna Rossa, sono la prova che mi sono reso operativo invece che piangermi addosso e le collaborazioni con Shake lgbte, con Arcigay, con i vari enti e Comuni sono motivo di vanto. Certo conto sulla mano le volte del “ho letto il tuo blog” rispetto a quelle del “ho visto i tuoi video”.

Ora, se nel mondo gay è preferito il bello all’attivista a me non interessa. La mia lotta, come ho scritto, è nata non per farmi bello o esaltare la mia cultura, come pensano molti evidentemente con complessi culturali di inferiorità, ma per opporsi con fermezza agli pseudobulli, pseudobigotti, pseudofascisti e via dicendo. Con l’intento finale di azzerarli.

Nel mulino che vorrei non c’è spazio per l’omofobia della Barilla, né per il settarismo naturale degli adolescenti.

L’omosessualità d’altro canto manterrà sempre un vantaggio su altri tipi di divisioni; può raggiungere qualunque posto senza bisogno di propaganda, perché ci pensa la natura.

Che cos’è una telecamera?

La telecamera, che l’antieroe Tersite l’abusato non aveva, è la finestra con la quale ti affacci a un mondo apparentemente intero e parziale, nel senso distorto di una digitalizzazione. La telecamera associata a un sistema di broadcasting mondiale mi ha aiutato anche a incutere timore ai bulli ma nel frattempo mi ha caricato sulle spalle di riflessioni e responsabilità non richieste.

Vince lo slogan e il motto di spirito contro la barbarie, perché con la battuta non si passa per vittime ma per indifferenti superiori. E questo è appurato. Peccato che quando la sofferenza l’hai vissuta è difficile poi non prendersi sul serio e prodursi in proposizioni ilari. Ma ci si prova e molti ci riescono. I gruppi e la loro morale eteronoma e gretta non vedono che una minaccia nell’entusiasmo delle persone. Vessarmi era d’obbligo mentre cercavo di inaugurare per la mia vita un po’ di futuro. Quando attorno a te è fuoco, il futuro è lusso.

Ma producevo video per tutti i motivi che ho elencato, preparavo testi e stampavo e leggevo anche perché è indicibile d’altra parte la soddisfazione che ricevevo tutto le volte che mi venivano recapitati, via mail o nella posta del canale, messaggi che mi ringraziavano anche solo di esistere. Qualcosa che non avrò più.

Con la chiusura del canale finisce la lotta all’omofobia?

La lotta all’omofobia è l’esercizio di una guerra fisica e psichica mai interrotta ma solo allentata in certi momenti. Per questo dibattito –che non dovrebbe aver motivo d’esistere!– incentrato sulle espressioni omofobiche, il web rappresenta una fonte di sostentamento cosmopolita. Purtroppo con le piattaforme ho conosciuto, come altri assieme a me, anche tutta quella reflua ignominia che scorre dalle tastiere del mondo. È il caso di dirlo, vale la pena chiudere il canale, se non per la cancellazione della mia faccia dal web, almeno per il fatto di poter cestinare le centinaia di migliaia di commenti omofobi.

Riporto alcuni commenti che danno una cifra sommaria di quale fosse la partecipazione contro l’omofobia


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Omosessuali figli delle tenebre

per un’autentica comprensione del ruolo della famiglia nella società

CONEGLIANO: 15 marzo alle due di pomeriggio presso La Nostra Famiglia si svolgono quattro ore di convegno dal titolo Padre e Madre o Genitore 1° e 2°, promosso dal Movimento per la vita “Dario Casadei” di Conegliano, dalla Pastorale Diocesana di Treviso e Vittorio Veneto, sponsorizzato da Banca Prealpi e patrocinato dal Comune di Conegliano, giunta Zambon, la stessa che ha patrocinato il gay-pride coneglianese promosso dall’ass. Shake lgbte qualche mese prima. È presente circa una cinquantina di persone.

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Ai saluti di Don Martino, rappresentante la diocesi di Vittorio Veneto, il quale ribadisce l’esigenza di difendere la vita e la famiglia, seguono quelli di Antonio Cancian, parlamentare europeo «sono stato imbarazzato anche solo nell’aver ricevuto il volantino» ammette, perché la grafica rappresenta oltre allo stereotipo di famiglia tradizionale i due di famiglia omosessuale e prosegue «la lotta al bullismo non c’entra niente con questo sovvertimento dei canoni antropologici e biologici della differenza sessuale. […] La famiglia è una verità antropologica.»

Il sindaco Floriano Zambon leggermente criptico parla di «battaglie importanti» e di «questioni che meritano una riflessione». Così anche Bruno Nardin, ULSS7.

Gino Soldera, Presidente MpV, in introduzione dice che la teoria del gender è «un attacco alla famiglia e così alla stessa struttura sociale», un attacco all’eterosessualità.

Seguono gli interventi scientifici di Bruno Mozzanega, Ostetrico-Ginecolo dell’Università di Padova: «Nel cervello esiste il bimorfismo? Ci sono delle differenze, ma da qui a considerarle differenze nei caratteri fenotipici secondari ne passa» e di Astolfo Romano, statistico sociale che presenta a proposito del tema: verso una società senza padri e senza madri una disamina statistica non senza un gusto apocalittico.

Gian Luigi Gigli, membro della Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati, entra nel merito ed espone le linee direttive del progetto omosessualista che si oppone al «progetto della procreazione». Le lobby gay internazionali sono sostenute da estese multinazionali e potenti fondazioni tra cui la Rockefeller Foundation e Goldman Sachs. Queste ultime, in accordo con il progetto, vogliono eliminare l’identità perché ultimo baluardo contro le loro logiche di dominio. Dell’identità sono tre le questioni da scardinare, la famiglia, la fede e l’identità sessuale, di queste tre mire consta l’ideologia del gender, strumento di propaganda del progetto omosessualista.

I libretti della Seibezzi per educare alla diversità sono «cose assurde e aberranti, sono stupidaggini che rasentano il ridicolo» così anche «la finalità della legge contro l’omofobia è impedire di considerare giusto ciò che rappresenta la norma, per arrivare alla procreazione artificiale.»

Ultimo intervento quello del concitato psicologo-psicoterapeuta Gianpaolo Mazzarra, il quale considera i ruoli sociali stabili per natura, in quanto entità sociologiche predefinite da un senso comune, non chiaro se variabile o meno, che è il buon senso, la norma e per esteso la natura.

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Chiudono il convegno Giuliana e Mario Bolzan, Forum Veneto delle Associazioni Famigliari, Mestre. Quest’ultimo dopo aver detto che «gli uomini dovrebbero riscoprire il fascino della vocazione alla felicità» si lascia andare e così si esprime «Loro sono i figli delle tenebre e noi i cavalieri della luce.»

Progetto Omosessualista

Lo pseudo convegno veronese sulla famiglia del domani.

Ricordate il convegno promosso da Famiglia Domani a Verona e difeso pubblicamente dal sindaco Flavio Tosi?

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VERONA sabato 21 settembre al Palazzo della Gran Guardia si svolge il “convegno” sulla teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo? promosso dall’imparzialissima Associazione Famiglia Domani e dal Movimento Europeo per la Difesa della Vita (degli Altri) con il patrocinio della provincia e del comune.

Al primo piano dell’edificio due buttafuori controllano l’entrata della Sala Convegni del Palazzo e al piano terra, sotto il loggiato, gli interventi dei relatori sono trasmessi in videoconferenza, sorvegliata anche questa dalla polizia di stato. Poco più avanti numerose forze dell’ordine, con caschi neri, scudi e manganelli, sorvegliano il presidio di protesta organizzato dalle associazioni lgbt venete.

I relatori proposti si riconoscono in precisi e parziali e orientati ambiti di pensiero. Chiara Atzori è esperta di bioetica, ma propone davvero un dibattito imparziale su eutanasia e simili? Ci speravi? Matteo D’Amico è conferenziere in ambito di teologia morale. Vi lascio immaginare. Roberto Matte insegna Storia del Cristianesimo. Luca Galantini insegna all’Università Cattolica di Milano. Dina Nerozzi è autrice di testi scientifici i cui titoli riecheggiano inquietanti ricordi, ad esempio, Il ritorno allo stato etico. Mario Palmaro insegna bioetica alla -neanche a dirlo- Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma ed è redattore della rivista reazionaria di apologetica cattolica il Timone.

L’inizio del convegno è dedicato allo scovare e ribadire secoli di pregiudizi e paradigmi e pregiudizievoli paradigmi. È vero, secoli fa l’omosessualità era perseguitata e quindi non risultava nelle leggi come regolamentata, ed è vero che, anzi, proprio attraverso le leggi è stato condannato Oscar Wilde, ma è altrettanto vero che prima dell’avvento del medioevo, ad esempio durante il periodo della Grecia classica, le cose erano ben diverse.

È accusato a più riprese lo Stato secolarizzato che ha sostituito alla vera Trinità sancita dai testi sacri, Padre, Figlio e Spirito Santo, una versione moderna di libertà, uguaglianza e fratellanza, pur sempre dogmatica ma finta, perché non ispirata. Lo Stato si appoggia perciò a dogmi che discendono dal paradigma dei diritti umani. Riporto gli argomenti cui si appoggiano queste persone perché è interessante capirli per smontarli. Vedete, se il progresso è un’illusione è allora in virtù di questa immutabilità che si dovrebbe asserire che si stava meglio prima? No, si stava “uguali”, quindi non è possibile migliorare e allora perché auspicano un ritorno alla santa inquisizione?

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Raccogliamo le opinioni a fine convegno, ma gli organizzatori alle domande se possono dirci qualcosa in più, come a quelle sui motivi e le necessità che hanno spinto a organizzarlo, o evitano di parlare o dicono di non averci nulla a che fare. Non rispondono volentieri e fanno finta che non esistiamo, forse perché non ci hanno mai visto in chiesa. Si riconferma dunque una totale chiusura al dialogo, un disprezzo di un uomo, magari femmineo, che non rientri nei loro canoni e quindi un’evidente ipocrisia celata nella frase «non siamo contro i gay».

«Ciò che è naturale è evidente, è sotto gli occhi di tutti fin dalla nascita.» ribadisce una signora che non vuole nemmeno far sapere il nome. Ecco, il modo di procedere della discussione da parte di alcuni è così banale e assolutizzante che finisce per ridurre anche le possibilità di risposta del destinatario. Il convegno è stato talmente parziale e in mala fede e volto solo a fare il lavaggio del cervello che è quasi impossibile rispondere argomentando; cosa si risponde allo scherno di un bambino?

E francamente non credo proprio che a loro sia evidente che cosa sia naturale, visto che l’omosessualità in natura occorre nelle stesse percentuali in cui è presente negli esseri umani, (che peraltro sono natura).

Il volantino promozionale «Se vogliamo evitare che questo progetto totalitario diventi una tragica realtà dobbiamo riscoprire il valore sociale, culturale e morale, dei princìpi e delle istituzioni su cui da secoli si fonda la nostra civiltà, a cominciare dalla famiglia naturale.»

Alla domanda su questo “progetto totalitario” ci viene detto che si tratta di omosessualismo.

Il termine identifica un movimento ideologico compatto ma esteso, appoggiato da lobby europee e internazionali, con un chiaro progetto politico ed economico. Gli aspetti di marketing del movimento sfruttano concetti quali libertà e piacere per sovvertire l’ordine del mondo col fine del profitto.

Se non compreso e arrestato in tempo questo progetto omosessualista porterà a uno sfacelo della società. Nel degrado e nella decadenza generalizzati dei costumi sussisterebbero, tra le altre, la pedofilia legalizzata e la generazione di uomini in provetta per il profitto delle multinazionali o per rendere tutti omosessuali.

Ma dove sono queste multinazionali? Forse non sapete che ci sono multinazionali che appoggiano movimenti estremisti e ultrareligiosi come le Sentinelle in piedi, vedi l’articolo.