La condanno al carcere a vita. No la prego. Mi ghigliottini oggi.

Anche se l’età dei lumi urla contro la pena di morte e a gran voce esprime il suo disprezzo nei confronti della tortura, uno dei primi pensieri che rimbalza nella testa degli studenti di un liceo (Scuola Superiore di 2° grado) quando viene loro detto che è in programma una visita al carcere di Padova è: ecco vogliono farci vedere quanto è brutta la prigione per impressionarci” o in casi più rosei “sarà interessante. Entrambe sono corrette. Effettivamente uno degli scopi della visita da parte delle scuole superiori nei carceri è, senza segreti o dubbi, quello preventivo.

Tanto a me non succederà mai di andare in carcere. La mia vita è perfetta. Non so dire se questo sia un pensiero comune o ricorrente; so che la penna di Voltaire difendeva il valore della tolleranza ed è stato quest’ultimo ciò che, durante il corso della giornata, ci è stato richiesto.

Anche se in Italia Beccaria ha scritto che la pena dev’essere commisurata al reato e che la detenzione deve avere scopo educativo, la sua auctoritas non è abbastanza, soprattutto per gli animi impulsivi di alcuni giovani.

Infatti, uno degli altri pensieri, che subito attraversano le menti dei giovani di queste zone principalmente, è tolleranza zero e diciamo addio anche all’autorità di Voltaire bisogna punirli giustamente, meglio se con i lavori forzati. Non esageriamo.

Il lettore comprenderà da solo il significato del termine barbarie.

Da un senso di estraniamento nei riguardi della visita-guidata da parte di alcuni, da una mancanza totale o quasi di empatia da parte di altri nei confronti sia dei detenuti sia dell’iniziativa in sé, grazie alle testimonianze dirette dei ristretti si è potuto abbattere un muro, si è potuto così raggiungere un maggiore livello di compartecipazione, anche emotiva.

E quella realtà di detenzione non sembrava più così distante.

In una società dove a tutti è richiesto con veemenza di distinguersi, di competere, di aggrapparsi con i denti, di mettere i piedi in testa, di nuotare nel fango per risalire non curandosi di chi sprofonda, in una società di questo tipo, o impazzisci o indossi una maschera? E noi da bravi colpevolisti non sappiamo chi incolpare oltre alla società e alle banche, e pensiamo visto che le alte sfere giocano senza seguire le regole, perché noi sì?

Di certo il padre della famiglia-Mulino-Bianco non farebbe niente di male e di illegale, sorriderebbe, sorriderebbe e basta ricordando a tutti i telespettatori nel frattempo, col suo bianco smagliante, il suo essere finto, ricorderebbe che è un attore/modello pagato, che va preso come tale e che la vita è un’altra cosa. Nessuna famiglia è perfetta. Nessuna vita è perfetta. È inutile giudicare la propria vita peggiore o migliore di altre perché non ci sono e non c’erano stati gli stessi presupposti fin dalla nascita, le stesse possibilità, lo stesso contesto, l’ambiente, il luogo, le persone, i loro caratteri, il proprio carattere, tutti fattori che fanno brodo. Erano diversi.

Le vite sono distinte, uniche e insindacabili.

Insindacabili finché non vai contro lo Stato e le sue regole, giuste, non giuste, ipocrite quanto vuoi ma chiaramente stabilite. Pensare anche solo un istante di eluderle e agire di conseguenza può anche non comportare niente ma se comporta qualcosa?

Alcuni Stati, come la Spagna, hanno organizzato delle strutture di detenzione fornendole di un sistema a livelli, incentivando i detenuti a migliorarsi per migliorare di conseguenza le proprie condizioni di vita o di sopravvivenza. È un metodo in sintonia con il pensiero di Beccaria, è un metodo che volge lo sguardo a una prospettiva di reinserimento. Non dimentichiamo che un’altra delle importanti affermazioni di Beccaria resta la certezza della pena. E fintanto che in Italia la pena non sarà certa per tutti ma solo per chi non ha conti in Svizzera restiamo nella situazione di non poter denunciare neanche la realtà del sovraffollamento delle carceri. È la violazione di una nostra libertà esattamente come ai detenuti attraverso delle finestre, anguste e circoscritte, affacciate sul mondo, viene violata la libertà di muoversi e di andarsene. Non assomigliano a delle finestre sembrano più quadratini sbarrati, buchetti nel cemento dai quali i ristretti non possono neanche sporgersi.

Federico alias Dede Nancy

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