Chiudo il canale, non la lotta all’omofobia

Ringrazio di cuore tutti quelli che ho conosciuto e che hanno apprezzato il mio voler proporre la discussione sopra la sola risata.

«La lotta all’omofobia rappresenta un esercizio che non si può esaurire; non ora, non in questi termini.»

«Youtube ha inaugurato la mia e nostra battaglia.»

«Spingere il ragazzo a rispondere/interagire con il carnefice è pura barbarie, bisogna difenderlo.»

«Vale la pena chiudere il canale anche solo per poter cestinare le centinaia di migliaia di commenti omofobi»

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Voglio premettere che la quasi totalità delle persone con cui mi sono confrontato trova che le argomentazioni proposte nei mie video, quando non addirittura banali nella loro semplicità e verità, generalmente sono state sempre condivisibili e ragionevoli.

Chiudo il canale nato nel 2009. Il fenomeno del broadcasting individuale stava appena prendendo piede quando mi accingevo a registrarmi su Youtube, gli studiosi del 2.0 erano appena stati sguinzagliati. Io invece producevo. Non mi vergogno a scrivere che ero ben presente quando Youtube sembrava ancora qualcosa di libero.

A conti fatti YT è servito in un periodo di assestamento della mia vita a garantirmi l’appoggio sebbene virtuale di persone meravigliose che ringrazio fin d’ora per il loro sostegno, i loro messaggi personali, i commenti agguerriti, le lunghe chattate disinteressate. Questa confessione è anche un lungo e sentito ringraziamento. Devo loro molto, tra cui le cristalline considerazioni, per nulla banali al tempo, che l’orientamento sessuale, qualunque fosse, non rappresenta motivo di scherno né che da una sua espressione non-tradizionale debba discendere uno stigma. La remissività e lo sdegno magari componenti del mio carattere attuale sono inezie pusillanimi che Dede Nancy, di fronte a una telecamera, pensava bene di dimenticare del tutto.youtube

Il canale iosonodede è servito allo scopo di inaugurare una guerra che prima era combattuta solo da un fronte nei miei riguardi. Una situazione di ingiustizie subite, quest’ultima, che ho scoperto, soltanto dopo, accomunare molti adolescenti. Ma nel dolore dell’esclusione sociale si è soli per definizione. Dunque Dede segna l’inizio del mio controfuoco come necessità. Sarebbe bastato così poco per farla smettere, questa guerra, dico. Una riposta ben piazzata. Quando rispondi non se lo aspettano e affermi anche la tua estensione fisica, la tua presenza e, se lo fai bene, suscitando un riso-di-rimando, affermi anche la tua virilità. Ma perché questa dev’essere la strada? Il postmoderno mi aveva inconsapevolmente aperto a una chance diversa, più civile. Spingere qualcuno ad interagire con il carnefice inoltre è pura barbarie, questa frase vuole essere un monito. Ora che chiudo il canale la guerra è finita?

Attraverso quell’account ho imparato diverse cose e ho impattato con la società civile e la sua frammentazione. (Col canale ho anche tenuto compagnia alla mia professoressa di italiano del liceo, durante i giorni che ha trascorso in ospedale. E altro)

Ho notato, per dirne una già nota ai più, che con la formula della comicità si possono esprimere idee ben più terribili e mirate che con la discussione: il giullare vive, il moralista muore.

La comicità, anche grottesca, se suscita la risata dà all’utente la percezione di aver investito il suo tempo in benessere, qualunque sia l’argomento proposto. Inutile ribadire l’effetto neutralizzante di questo schema, come altrettanto inutile è riconsiderare che una impostazione dialogante aperta alla discussione (la mia) non è stata, come credevo, capace di attuare una ricerca della verità ma solo di costruire la poltrona dalla quale l’individuo moderno, senza dover camminare, monade e custode delle sue chiavi che sono un telecomando o un touch, si costruisce il suo paradiso.


Insomma, dato che ognuno suppone la sua verità, non mi era possibile intavolare una discussione se non in rarissimi momenti. Piuttosto interponevo delle battute ai messaggi che proponevo o cercavo di rendere una forma del contenuto più rilassata, per adeguarmi ai ritmi, ma tutto ciò è stato letto, al contrario, come superficialità.

Il motivo per cui chiudo Youtube è che ho trovato altri canali per combattere l’omofobia; canali compartecipati. In campagna la telecamera, in città l’associazione. Lo chiudo anche per il fatto che il mondo del lavoro non è adatto a forme evidenti di a-convenzionalità, sebbene premi la perseveranza di idee non-convenzionali, apprezzando quel uncommon creativo pur sempre finalizzato al profitto, che magari passa fugacemente per la creazione di benessere personale. La mancanza di convenzioni è il grande limite del mio personaggio, Dede non ascolta le regole perché si è ritrovato scaraventato all’esterno di queste, eppure mantiene nei confronti dell’altro, senza appartenenze, un incredibile rispetto. Mentre ironicamente sarei potuto essere rispettato maggiormente se ci avessi guadagnato. Ma questo non è mai accaduto ed è un altro discorso. Essere un pioniere di Youtube significa tratteggiarmi come un videomaker amatoriale che non ha disposto certo di mezzi cinematografici di alto livello, ma questo anche per una precisa scelta-di-contesto. Youtube non era Hollywood. Non era.

In realtà non nasco nemmeno proprio come attivista, dai 16 anni la mia campagna di informazione contro l’omofobia comincia per il motivo che anche io volevo esserci, mi sentivo escluso dalle dinamiche. Il ragazzo di campagna teme di essere solo al mondo è un leitmotiv già sentito, ma pur sempre da evidenziare. È difficile, non impossibile, che qualcuno che non sperimenta il ritrovarsi al di fuori della maggioranza, sostenga la minoranza. Anche grazie a una parziale esclusione da certe dinamiche si sviluppano delle sensibilità. Così l’attivismo. Nulla di autoesaltante. Anzi.

Ho letto tanti insulsi insulti, fra i quali però ho riconosciuto dei barlumi. Alcuni di quelli che insultavano sono ritornati poi a chiedere scusa, dicendo di essersi finalmente accettati come omosessuali. Rari casi. Non farò nomi e cognomi per motivi di privacy ma devo moltissimo anche a tutti quelli che mi hanno difeso. Il mito virile del maschio che non chiede e non si fa aiutare è caduto e comunque meno che meno è mai esistito tra i fasci di combattimento che sono gruppi per definizione, non singoli.

Se Tersite avesse avuto un canale Youtube, avrebbe forse riscattato se stesso e i soprusi subìti, specie quelli da parte di Odisseo –immagine del perfetto prevaricatore–. La telecamera l’avrebbe dipinto come vittima di bullismo perché portatore di una verità schiacciante. La telecamera spezza la catena. La rispostina, no. Se Tersite avesse avuto un canale non ci sarebbe magari stato tramandato in questa luce antieroica come invece è successo a causa della compiacenza di un poeta.

Certo non è bene tradurre il passato con la propria personale concettualità, ma questo è valido fino a un certo punto. No? Qual è il motivo per cui è calendarizzata la giornata della memoria se non perché non possiamo accettare lo scandalo del passato come veramente accaduto? Ricordare l’indicibile. Ma indicibile per noi, non per la concettualità di chi, nel passato, lo poteva concepire. Ma sto divagando.

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Perché mi sono proposto in modo eccessivo? Capelli biondi e trucco? L’essere eccessivo rientrava in una logica di diffusione più alta dei contenuti, questo schema mi è stato imposto, pena il non-esistere. L’eccessività di Dede Nancy rientrava anche in una sorta di voltairiano test di tolleranza dell’utente medio, tutto questo a scapito della produzione di una chiara fama in positivo. Non che la tolleranza sia un bene, la considero un presupposto.

Per molti italiani non v’è nulla di meno accetto del nuovo, tranne quando è innovativo. Questo nuovo o è chiaramente la comodità delle comodità o si deve ammantare di tradizionalismo per essere accettato. Un adolescente ragionevole e che riflette su tematiche importanti mentre i suoi coetanei ne sono completamente avulsi, è uno sprovveduto e un catalizzatore di insulti.

Sapete, non ho mai capito che problemi abbiano gli esseri umani con la virilità. Questi problemi si riflettono anche nel linguaggio (non nella langue), tanto che questo linguaggio è sempre pronto a deprezzare l’essere femminile, perché molle e passivo. Insomma, se ci si pensa un attimo, una donna connotata positivamente è una donna con le palle.

Ma l’insulto “vaffanculo” è un augurio! Significa “Salute, tanto sesso, tanti soldi, ecc.” A un “vaffanculo” si risponde “d’accordo, ti ringrazio.” Invece orrendo come insulto è, solo per fare un esempio, “auguri e figli maschi”. Suvvia, procediamo verso la società senza padri.

Se sapevo che ogni contenuto che proponevo, nel mio centinaio di video, sarebbe stato neutralizzato in partenza perché ognuno oggi si suppone garante di una inviolabile, personalissima e relativissima verità? No.

Amavo illudermi con lo spirito del martire. È infatti giusto che gli schiavi si lamentino di essere tali, come è giusto che qualcuno si lamenti di essere vessato e picchiato solo a causa di un polso ballerino. A questo mondo esiste il caos e non c’è un ordine naturale, per lo meno non è dato all’uomo percepirlo o conoscerlo, al massimo può tradurre certi aspetti del mondo –ma solo quello che esperisce– in linguaggio matematico, però a patto che tali considerazioni seguano esperimenti formulati in un paradigma, e comunque le formule non fanno di certo un tanto sbandierato ordine cosmico. Dico, è solo perché l’uomo è finito che è così ben visto l’infinito.

Spirito del martire. Fare la vittima?

Youtube e gli articoli vari, tra cui quelli sul mio blog La Penna Rossa, sono la prova che mi sono reso operativo invece che piangermi addosso e le collaborazioni con Shake lgbte, con Arcigay, con i vari enti e Comuni sono motivo di vanto. Certo conto sulla mano le volte del “ho letto il tuo blog” rispetto a quelle del “ho visto i tuoi video”.

Ora, se nel mondo gay è preferito il bello all’attivista a me non interessa. La mia lotta, come ho scritto, è nata non per farmi bello o esaltare la mia cultura, come pensano molti evidentemente con complessi culturali di inferiorità, ma per opporsi con fermezza agli pseudobulli, pseudobigotti, pseudofascisti e via dicendo. Con l’intento finale di azzerarli.

Nel mulino che vorrei non c’è spazio per l’omofobia della Barilla, né per il settarismo naturale degli adolescenti.

L’omosessualità d’altro canto manterrà sempre un vantaggio su altri tipi di divisioni; può raggiungere qualunque posto senza bisogno di propaganda, perché ci pensa la natura.

Che cos’è una telecamera?

La telecamera, che l’antieroe Tersite l’abusato non aveva, è la finestra con la quale ti affacci a un mondo apparentemente intero e parziale, nel senso distorto di una digitalizzazione. La telecamera associata a un sistema di broadcasting mondiale mi ha aiutato anche a incutere timore ai bulli ma nel frattempo mi ha caricato sulle spalle di riflessioni e responsabilità non richieste.

Vince lo slogan e il motto di spirito contro la barbarie, perché con la battuta non si passa per vittime ma per indifferenti superiori. E questo è appurato. Peccato che quando la sofferenza l’hai vissuta è difficile poi non prendersi sul serio e prodursi in proposizioni ilari. Ma ci si prova e molti ci riescono. I gruppi e la loro morale eteronoma e gretta non vedono che una minaccia nell’entusiasmo delle persone. Vessarmi era d’obbligo mentre cercavo di inaugurare per la mia vita un po’ di futuro. Quando attorno a te è fuoco, il futuro è lusso.

Ma producevo video per tutti i motivi che ho elencato, preparavo testi e stampavo e leggevo anche perché è indicibile d’altra parte la soddisfazione che ricevevo tutto le volte che mi venivano recapitati, via mail o nella posta del canale, messaggi che mi ringraziavano anche solo di esistere. Qualcosa che non avrò più.

Con la chiusura del canale finisce la lotta all’omofobia?

La lotta all’omofobia è l’esercizio di una guerra fisica e psichica mai interrotta ma solo allentata in certi momenti. Per questo dibattito –che non dovrebbe aver motivo d’esistere!– incentrato sulle espressioni omofobiche, il web rappresenta una fonte di sostentamento cosmopolita. Purtroppo con le piattaforme ho conosciuto, come altri assieme a me, anche tutta quella reflua ignominia che scorre dalle tastiere del mondo. È il caso di dirlo, vale la pena chiudere il canale, se non per la cancellazione della mia faccia dal web, almeno per il fatto di poter cestinare le centinaia di migliaia di commenti omofobi.

Riporto alcuni commenti che danno una cifra sommaria di quale fosse la partecipazione contro l’omofobia


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Isabelle Huppert potente giudice inquirente.

Nella vita ci si accorge che le dinamiche sono le stesse di quando si era a scuola e che si presentano soltanto in modo “allargato”. Non saprei dire se la trama sia più vera o finta. In questo caso è la commedia drammatica a rivelare le verità sui giochi di potere, come il giullare rendeva esilaranti gli errori, i soprusi, il malgoverno, le scomode verità del sovrano di fronte al sovrano. 

Quel gran Leviatano qual è la RAI, come la ribattezzò Philippe Daverio a Che Tempo Che Fa, mesi addietro censurò il telefilm Fisica e Chimica su Rai4 sotto la pressione del MOIGE, Movimento Italiano Genitori e bigotti, si fa per dire, visto che il telefilm, come altri della sua categoria “adolescenziale” quali Skins, proponeva i temi preferiti da Satana Trimegisto quali minorenni in cinta, droga ed omosessualità.

Questa sera torrida quanto annoiata di uno dei tanti 14 agosto invece il terribile mostro marino si è guardato bene dal censurare su Rai5 il film francese L’ivresse du pouvoir (La commedia del potere) diretto da Claude Chabrol con l’impagabile interpretazione di Isabelle Huppert nei panni del giudice inquirente Jeanne Charmant.

La trama è presto detta quanto “vera” e accettabile perché “finta”. Un realismo schiacciante e magico accompagna la battaglia/indagine della protagonista su un caso di appropriazione indebita e malversazione di denaro pubblico da parte di un ricco industriale. Affascinante è la potenza con cui viene presentato il personaggio. Una donna brillante con la capacità di incidere sulla realtà riesce a smuovere le acque per nulla torbide in cui scorrazzano allegramente i dindini. Mazzette. Riciclaggio. Modi-che-ancora-il-volgo-non-conosce-di-fare-soldi-sulla-povertà-altrui.

La battaglia contro le banche svizzere, quelle di Londra e i paradisi fiscali si arresta nel finale. Opprimente. “Che se la sbrighino da soli” è l’ultima battuta della poderosa protagonista. Una donna che fino a qualche secondo prima avremmo detto essere alla giustizia come Miranda Priestley è alla moda.

La giustizia.

Mi torna alla mente la citazione del poeta polacco Adam Zagajewski che Erri De Luca riporta su GQ Italia del mese di agosto «Cercavamo la giustizia confondendola con la bellezza».

La giustizia è un po’ bella almeno al cinema, il film preso in esame non è un marvelliano fumetto a proposito di una amabile paladina del bene e del giusto, ma una comédie dramatique sulla vita di un giudice inquirente, il quale, seppur di ferro, resta, come dire, umano. Allora. La giustizia è umana? O la legge che cerca all’infinito di aderire al concetto di giustizia non potrà mai accontentare questi curiosi esseri umani senza che debba intervenire un supereroe? Terribile. Spunta Dio. E spunta anche nel film.

Quando a scuola insegnano a rispettare le regole (migliorabili perché funzionali) e qualcuno non le rispetta si viene convocati dal preside, sospesi, espulsi, ma si può anche restare impuniti. Gli impuniti diranno che le regole sono sbagliate e potranno essere sostenuti anche dai figli della signorina Rottermeier i quali, pur rispettandole, le disprezzano, appunto a causa delle madre, ma guai a cercare delle nuove regole “giuste”, le regole sono sbagliate. Punto.

Quando nella vita ci si accorge che le dinamiche sono le stesse di quando si era a scuola e che si presentano soltanto in modo “allargato” allora la domanda che sorge  spontanea si imbatte in una triste risposta.

 

Risposta a Shiva Queen e Pab Fuxia – il classimo e il classismo nel mondo gay

-essere famosi rende più importanti

-il video di qualcun altro rovina i miei video e il mio lavoro

-se freaks fosse stato girato con una telecamera non HD non avrebbe vinto quello che ha vinto

-non puoi fare video che sono montati male

-internet è un luogo libero, solo gli utenti possono limitarne illusoriamente la libertà

Spero Shiva Queen e Pab Fuxia non me ne vogliano a male, questa risposta vuole essere una riflessione. Da tanto sentivo il bisogno di trattare del “padre di tutti i pregiudizi” e finalmente grazie alla polemica sorta ne ho l’occasione. Inizio con la risposta alla domanda “che cos’è il classismo”?

Classismo è l’espressione di uno stato di minorità che indica una mentalità retrograda e sempliciotta di intendere la società ed i suoi appartenenti come intrinsecamente frazionata e gerarchizzata, a causa di una scarsissima capacità di discernere eticamente il giusto nel pubblico dallo sbagliato, il bene dal male.

Con classismo inteso all’interno di uno Stato ci si riferisce al privilegiare una classe sociale rispetto ad altre, al conferirle privilegi, onori ed agevolazioni in base soltanto all’appartenenza.

Nei confronti di uno spazio ristretto come Youtube, per quanto forzata possa sembrare l’idea, diremo che il classismo si ha quando si tende a ritenere giusti e corretti privilegi e quant’altro possa essere concepito d’aiuto ad un certo tipo di utente, ad una elitaria e ristretta cerchia di utenti.

Dal sito “Anarchopedia” il classismo è definito come «una forma di discriminazione basata sull’appartenenza ad una determinata classe sociale» aggiunge poi «questa concezione della società determina la formazione di una gerarchia in basse alla quale alcuni dominano ed altri sono dominati».

Il classismo risale alle società più antiche, ma in particolare dal IV al II millennio a.C. se ne ipotizza la nascita a causa di ripetute ondate in tutte le terre da parte di una popolazione rozza e arretrata (che è come dire retrograda e sempliciotta), prima non vi erano neppure i prodromi di una società organizzata in gerarchie, classista, sessista, regolatrice e militarizzata. Rimando a questo proposito alla pagina ita.anarchopedia.org/classismo ed alle ipotesi sulla nascita del classismo, il quale è sbagliato pensare sia sempre esistito.

Oggi si manifesta nei modi più disparati, dalle società a piramide a fini di lucro profondamente classiste in quanto lo sono già nei loro presupposti, nella loro struttura interna, ai club, ai privé delle discoteche, alle serate di gala, fino alle prime cinematografiche, dalle stesse istituzioni civili in alcuni casi, al Principato di Monaco, lo ritroviamo nell’organizzazione delle città, degli edifici, nei settori lavorativi come la ristorazione, la sanità, nell’organizzazione del governo, pare che non ci si sappia organizzare senza classi, lo ritroviamo anche nell’organizzazione delle nostre vite. Molti degli eventi della nostra vita infatti sono dal punto di vista della strutturazione, del luogo, dell’organizzazione, intrinsecamente autoritari e (aggiungo) classisti.

Quando il classismo viene espresso con forza e con un pizzico di inconsapevolezza, si tratta di classismo individuale ed è all’origine di ogni pregiudizio. Pregiudizio che è motivo fondante e principale della lotta del sottoscritto e di moltissimi uomini, la maggior parte dei quali ignorati; non è il caso di Einstein. Combattere il pregiudizio vuol dire andare contro le discriminazioni, significa arrestare l’incedere, rifiutare l’arrampicata sociale perché ingiusta e deplorevole e difendere la posizione di tutti.

Dato che il classismo individuale è alla base di ogni pregiudizio, essere classisti significa avallare le discriminazioni, dando loro credito e motivo d’esistere, quando in effetti non ne hanno.

Un individuo classista sottoposto a costante discriminazione può scegliere due strade (un po’ kierkegaardianamente) può restare fermo nella sua posizione e continuare a considerarsi in modo classista come essere superiore e considerare il mondo come gerarchizzato perché deve esserlo, oppure porsi assieme agli altri ad un livello comune e (per forza) combattere le discriminazioni (non è supererogatorio) giudicandole errate in sé, superando così il suo stato di classista. D’altra parte è giusto notare come un individuo che non è sottoposto alla tortura della discriminazione può, molto più facilmente, assumere atteggiamenti o posizioni classiste.

Nel mondo gay ad esempio (espressione classista?), tratto di quest’ultimo perché mi è più congeniale, quelli che non sono cresciuti in periferia, quelli vissuti in città fin da piccoli e nel periodo dell’adolescenza in particolare, non hanno granché di esperienza in termini di discriminazione per fortuna (generalizzare è sbagliato, ma lo intendo in termini statistici in base anche alla quantità di persone), perché la città ha un carattere decisamente più cosmopolita e tra i cittadini si sviluppa una certa tolleranza che a volte è noncuranza, che troppo presto diventa indifferenza.

Ecco come mai alcuni omosessuali di città sono anch’essi fortemente classisti, andando contro tutte quelle che sono le innumerevoli lotte che si sono svolte e che continuano a svolgersi, ponendosi in contrasto con l’idea alla base della lotta contro l’omofobia e via dicendo, facendo del male ulteriore allo stesso tempo a tutte le vittime dell’omofobia.

Questi piccoli uomini, questi snob, vanno aiutati, non con superiorità, a riconoscere la loro natura umana e non divina.

Lo snobismo era ieri e resta oggi il modo più volgare, pur non essendo volgare, di manifestarsi del classismo. Ed è nato grazie a quest’ultimo! Gli snob erano studenti sine nobilitate (senza nobiltà) apostrofati come s.nob. nei registri dei college inglesi più prestigiosi. Gli snob dunque nascono dalla discriminazione classista.

Aprendo una parentesi, avete mai pensato che cosa impariamo principalmente dalla scuola, se non che ci sono tanti banchi disposti verso una unica cattedra alla quale vi hanno accesso in pochi?

Chi ha interesse ad alimentare lo snobismo? Il potere e chi lo detiene. Quest’ultimo inoltre ha interesse che qualcuno ritenga che il potere logora chi non ce l’ha quando in effetti il potere logora soltanto chi lo brama, bisogna infatti riportare la concezione del potere visto come scettro ad un potere visto come strumento ed asservito all’organizzazione civile ed etica degli uomini.

Il potere alimenterà sempre il classismo e lo snobismo, cercherà di affascinare le teste in modo da dichiararne la legittimità, poiché lo aiutano a preservarsi attuando in toto l’intramontabile divide et impera.

Allora chi segue il classismo? Chi decide, un po’ senza saperlo, un po’ con coscienza, di aderire ad un modo di pensare classista? Gli affascinati e gli ingenui che si credono scaltri. Nel mondo gay, viene seguito da omosessuali che non hanno capito (o non vogliono vedere) il motivo fondante alla base delle lotte nate dagli anni ’70, ma per le quali già ci si impegnava da prima, e di tutte le altre lotte di classe che purtroppo non sono state portate avanti con i fiori.

Nel caso di youtube, gli utenti discutono tra loro perché classisticamente sono considerati utenti, mentre la dirigenza cambia, innova, vieta, questi sono in balia dei cambiamenti, in balia di imposizioni sempre nuove di decisioni altrui, e sono talmente concentrati sulle loro scaramucce tipiche del divide et impera, da non accorgersi di alcune limitazioni, ad esempio sulla possibilità di descrivere il proprio canale con più di 1000 insignificanti caratteri (prima non c’era questo obbligo).

Chi si comporta come se gli altri dovessero aggiustarsi a determinati parametri non ha capito che quelli sono i suoi personali parametri, e per esplicitare meglio il concetto basta la propria intelligenza, non serve estrarre dal cappello il determinismo sociale o altro.

Alcuni pensieri tipici sono:

-è importante solo ciò che faccio di costruttivo per me stesso, addirittura gli altri posso creare qualcosa di distruttivo per me stesso

-è importante ciò che vinco io e la mia squadra, perché così stabiliamo la superiorità dei nostri mezzi e di noi stessi

-l’altro/il diverso mi arricchisce solo nel momento in cui posso trarne un vantaggio contingente in un breve arco di tempo, altrimenti non sono minimamente interessato

In aggiunta a ciò, grazie sempre al video di Shiva Queen, ci tengo a ricordare che stabilire l’importanza di una persona rispetto ad un’altra è una operazione illecita. Non storcete il naso. È chiaro che diamo più importanza a persone con le quali abbiamo un legame affettivo, ma il valore di un essere umano, oltre a non essere quantificabile non può soggiacere a creazioni umane troppo umane come la notorietà o la professionalità o la laboriosità. Con ciò non s’intende non possano quest’ultime essere dei valori od essere quantomeno cercate per noi stessi.

Infine anche io, in un certo senso, mi sto comportando in modo classista, perché ritengo le parole di Shiva Queen e di Pab Fuxia richiedano una risposta tanto lunga. Per discolparmi vi dico che era da tanto che volevo scrivere a proposito del classismo come creatore di tutti i pregiudizi.

Finalmente grazie a loro ho potuto farlo, e li ringrazio con un aneddoto di Nicolas de Chamfort sulla figlia del re. Un giorno, confrontando la sua mano con quella di una cameriera, ne contò le dita e gridò «Perché hai cinque dita come me?». Poi le ricontò, per esserne sicura.

Massimo D’Alema accantona il matrimonio gay.

Con le sue recenti dichiarazioni omofobe Massimo D’Alema ha sorpreso? No, chiaro. I gay non sono una priorità. La Costituzione Italiana non prevede famiglie omosessuali.

Anche se nella Costituzione non è espresso chiaramente che una donna e un’altra donna non si possano unire in matrimonio, anche se è soltanto una mera questione terminologica, D’Alema non si lascia intimorire.
Quello che è giusto è giusto. I nostri padri costituenti, per quanto liberali, intendevano bocciare qualsiasi espressione di libertà sessuale, qualsiasi libertà o equiparazione in qualsiasi campo era da evitare al momento della stesura della Costituzione.

Nonostante tali intenti la questione giuridica è sempre più incentrata sul concetto della terminologia “società naturale”.
Che cosa è naturale? Il buon senso? Quanto additiamo con normatività nel circostante?

Se queste sue idee sono mutevoli quanto la sua politica, allora la reazione che sorge naturale in tutti gli omosessuali che hanno ascoltato le dichiarazioni di Massimo D’Alema è di non preoccuparsi affatto.

En el espejo del cielo

En el espejo del cielo, diretto da Carlos Salces nel 1997 è un corto di dieci minuti, poetico, senza alcun parlato, che narra di un bambino messicano che vive con la madre in un povero casolare al limitare dei filari di un campo di mais.

Il titolo stravolge la concezione linguistico-verbale che si riferisce all’immagine dell’acqua la quale notoriamente rispecchia il cielo e non viceversa. In tal senso sorgono spontanee alcune domande: qual è la realtà vera? Cos’è che non capisce il niño del cortometraggio?

Si rimane spaesati e confusi durante la visione dei dieci minuti de nello specchio del cielo per la questione già ribadita dell’assenza di dialogo e per l’improbabilità della situazione familiare: un bambino che vive solo con la madre? Perché il padre è morto? È solo assente? Come fanno a vivere? Com’è vista una madre single in quella realtà? E ancora, tra le domande comuni che durante la visione ci si potrebbe porre con disattenzione, com’è possibile che la loro realtà sia così distante dalla nostra?

Propongo una serie di domande perché nessuno è in grado, eccezion fatta per il regista del corto, di dare delle risposte certe. Non si sa nemmeno se Salces abbia riflettuto tanto quanto noi sul contesto, magari per lui è normale e naturale una realtà di quel genere; realtà che ai nostri occhi appare distante, quasi impossibile da comprendere.

La macchina da presa non compie ciò che Verga compiva con la penna, non si cerca cioè di rappresentare nei termini realistici di un ritrovato neorealismo anni ’50 una realtà. La poetica delle riprese è fantasiosa e girovaga. Una zingara. Ma è anche surreale, se davvero passassero tanti aerei in cielo in quelle zone forse è perché qualche compagnia ha costruito una sede distaccata nel terzo mondo per ammortizzare i costi di gestione.

La maglietta azzurra del bambino rimanda al cielo, rimanda alla pozza d’acqua. L’aereo compare in cielo e compare sulla pozza d’acqua. La classica domanda: cosa fa lo specchio? Chi è lo specchio? Che cosa riflette lo specchio? Da quale delle parti si rintraccia la realtà? Il bambino prima guarda il cielo, poi si getta in acqua. Quando guarda il cielo dirige gli occhi in alto, lo vede proprio l’arrivo dell’aeroplano. Ma vede anche l’aereo nella pozza, allora nella pozza pensa ci sia l’aereo?

Sua madre è troppo occupata a metabolizzare il probabile lutto stendendo calzini.

Il bambino deve ancora svegliarsi dal suo sogno? Secondo una interpretazione sì. Si sveglia al momento di lavarsi il viso con l’acqua del laghetto. L’acqua si increspa, la realtà lo avviluppa.

Il paesaggio è povero, essenziale, naturale, da subito gli elementi vengono collegati al cielo. Persino quando viene inquadrata la tavola apparecchiata di poco o niente, nel momento in cui quel pranzo frugale viene ripreso frontalmente una luce giunge quasi contraria all’inquadratura. Il piatto, la zuppa, il controluce ci portano a pensare al Mangiafagioli di Annibale Carracci, il quale dipinge una simile luce proveniente da una finestrella laterale, e riporta col pennello un contesto povero che ben si confà all’ambient del cortometraggio di Salces.

Oppure la luce è l’anima del padre che veglia sul figlio dall’alto, che osserva l’ingenuità del figlio e ride senza scherno come solo un morto può fare?

Nello specchio dell’acqua è stato utilizzato anche da una banca per uno spot, lo slogan della campagna pubblicitaria conferma che la banca è disposta a tutto pur di realizzare i tuoi sogni, siamo cristallini, come l’acqua, ci capisci e ti capiamo, è così che puoi realizzare i tuoi sogni.

Lo sguardo della madre vorrebbe significare una sorta di pretesa materna che il figlio cioé stia con i piedi per terra, che i clienti della banca sappiano che non è un realizzare-sogni aleatorio, ma qualcosa che sta con i piedi per terra.

La madre è tagliata nello spot.

In contesti di povertà di quel genere la figura paterna non manca, non deve mancare, è la figura adibita ai lavori pesanti eccetera, un po’ come accadeva trai cavernicoli. Qui manca.

La madre dunque si sostituisce o si aggiunge all’idea che il bambino sia ostacolato nel suo agire, ma persevera, all’idea che il bambino sia impaurito dalla reazione della madre se venisse a scoprire che cosa ha lui fatto sentendo il rumore che la bara(?) fa di notte, per questo motivo andrà a nasconderla nel granaio.

Ma è sempre l’immaginazione del niño il motore fondamentale di tutto.

Un insegnamento da trarre è di imparare nuovamente a sognare? No. Scontata e abusata.

Possiamo srotolare qualcosa di psicanalisi? Potrebbe essere l’elaborazione di un lutto. Sindachiamo nella psiche del bambino e scopriamo che la sua realtà si discosta sì dalla realtà che ci aspetteremmo lui percepisse, ma che ciò non comporta affatto un problema, perché –e qui permettetemi di roteare gli occhi– noi con i nostri sogni siamo imbattili perché non smetteremo mai di sognare e di pestare i piedi in testa alla gente perché facciamo del cielo e dei nostri sogni (i nostri interessi) motivo di vanto, motivo di prevaricazione, un modo come un altro per scavalcare i concetto di umanità, costruitosi per gradi a partire anche, secondo alcuni, da un’idea assolutistica di società civile, un concetto che questi eserciti di sognatori narcisistici e immaturi non capiscono per nulla. Pongono i sogni, le aspettative e le speranze sopra una giusta dose di calunnie moralistiche. Tutto ciò è approvato. Ma porre il surrogato di se stessi-sognatori anche sopra gli altri, questo è soltanto delirante relativismo soggettivista.

Dal punto di vista formale, visivo e sonoro, non si rappresentano dinamiche realistiche. Dunque le si lega all’idea di realtà immaginata. Un ossimoro. Realtà immaginaria. La realtà è quella che immagino io. Sì. In manicomio. Se l’abbacinamento è collettivo, solo allora nessuno parlerà di follia.

La ripresa più interessante è un’inquadratura che, senza soluzione di continuità, passa dall’immagine riflessa in un secchio d’acqua del bambino, al cielo e all’azione seguente, riproponendo la stessa atmosfera visionaria dei titoli di testa, molto belli e coerenti con la narrazione.

Salces parla di libertà e immaginazione. Insomma: l’immaginazione rende liberi. Tua nonna.

Ma in effetti non c’è spiegazione. L’inventiva autodeterminazione proposta da Salces vola. Vola come l’aereo in cielo, vola come lo sguardo brillante del bambino, ancora pieno di curiosità e ammirazione per la vita e per il mondo.

Che fare dunque se ogni considerazione a riguardo del corto può essere inutilmente accettata come ragionevole e irragionevole?

Immaginate amici. Immaginate e siate visionari e diventate migliori degli altri e pestategli i piedi, le teste con i piedi, mangiate il riso sopra di loro.

Arcivescovo di Trento: Gay si diventa

La notizia è stata diffusa sul web dall’immancabilmente puntuale UAAR (Associazione Atei Agnostici Razionalisti), un’associazione che in barba a Gianni Toffali ed altri estremisti, si propone di diffondere notizie a proposito di ateismo e anche omosessualità; quell’omosessualità tanto osteggiata dalle confessioni religiose più tradizionaliste.

[fonte della notizia http://www.uaar.it/news/2010/12/23/arcivescovo-di-trento-gay-si-diventa/]

Non scriverò un articolo perché questa dichiarazione non è davvero da prendere in considerazione come notizia.

Dede

Mahmud Ahmadinejad

ahmadinejad


Età
54 anni occidentali, secondo il calcolo occidentale della rotazione della terra occidentale

Data di nascita 28 ottobre 1956

Origini il suo primo cognome di origini ebraiche presuppone antenati ebraici. Lui però ha litigato con i nonni si vede.

Colore occhi rosso fuoco

Colore capelli castani, brizzolati vicino alle orecchie ma nelle inquadrature non si vede quasi mai u.u

Segni particolari vestiti orribili presi alla caritas, che indosserebbe scuramente il cognato sfigato la domenica di pasqua. Negazionista. Antisemita. Antiamericano. Antianglosassone. Antifrancese. Antiitaliano. Antiiberico quindi contro spagnoli e portoghesi. Antipalestinese [ovvio u.u] Antisvizzero. Antiaustriaco. Antigermanico … be’ non dilunghiamoci troppo . diciamo che non è contro i paesi islamici. [radicali] ecco.

Curriculum frequenta la facoltà di ingegneria civile si specializza con un dottorato in ingegneria civile e pianificazione dei trasporti pubblici

Soprannome dittatore sanguinario. Uomo pio. Islamico devoto.  Repressore di proteste. Repressore della liberà.

Frasi celebri “La scienza dev’essere in mano ai pii e ai puri” [questa è vera eh. Cioè mi faccia capire la scienza dev’essere studiata dagli uomini di chiesa O.O ma quest’uomo è molto confuso] [QUESTA è FORTISSIMA ] “In Iran non ci sono omosessuali” [che poi si è ricreduto dicendo] “I gay in Iran esistono ma non ci piacciono”.

Meriti di solito preferisce un aereo cargo all’aereo presidenziale. Ha detto di voler combattere il terrorismo.

Demeriti Ha detto e basta di voler combattere il terrorismo.

Fa tanta demagogia e parla spesso di donne e bambini ma ne parla e basta, non che gli interessino veramente i diritti delle donne.

Ha represso con la gentilezza e la cortesia delle forze dell’ordine delle manifestazioni contro le elezioni in quanto con possibili brogli. Gli strumenti utilizzati dagli sguinzagliati di Ahmadinejad sono il blocco degli sms e la morte istantanea dei più arditi, e oscuramenti di siti che favoreggiano il regime e altri quali Yahoo! Messenger e mail, Skype e Gmail. Dal 20 Giugno anche facebook ha iniziato a funzionare a intermittenza [ parola di utenti da Teheran.]

È populista. Per questo che ha qualche sostenitore in croce.Tutti gli altri che vedete nelle foto delle riviste sono ritoccati in Photoshop. Perché magari noi occidentali usiamo un po’ di effetto sfuma ma loro usano il clona per aggiungersi folle si sostenitori inesistenti e clonati.

Sempre per questioni demagogiche [visto che fa sempre il populista] si è espresso apertamente contro Stati Uniti, contro l’ONU.

Dice che gli Stati Uniti vogliono impedire lo sviluppo economico industriale dell’Iran, sì insomma il nucleare è un’energia pulita e non fa del male a nessuno.

È in deficit di bilancio, l’Iran è in crisi.

Ha impiccato centinaia di omosessuali.

Ha istituito un elenco di tagli di capelli concessi e altri no perché ritenuti troppo all’occidentale, ovviamente si tratta di quelli maschili dato che quelli femminili non si vedono. E’ assolutamente vietato l’uso di qualsiasi prodotto tranne una punta di gel. Ora immaginatevi un ragazzo sedicenne che sta scoprendo la lacca il gel, la piastra, tutte cose carine, immaginatevelo con i capelli unpo’ lunghi e magari con il ciuffo che arriva alla cassa e porta tutti i prodotti tra maschere balsami colata ricostruzioni fatte-in-casa, la commessa lo guarda inorridita, lui la guarda e le chiede “scusi, dove tenete i preservativi?” e lei muore di infarti mentre portano via il ragazzo per giustiziarlo. Che gran bel paese!

Storia è il sesto presidente iraniano. Ora voi spiegatemi come si può essere conservatori e allo stesso tempo laici e allo stesso tempo in linea con la religione iraniana in modo da essere rigorosi a tal punto da essere perfettamente in linea con un regime. Ma non era laico?

Il punto è che in Iran sono talmente indietro che non scelgono tra varie posizioni, laice e meno laiche, scelgono tra varie posizioni religioso-dittatoriali quindi c’è chi dice che attualmente c’è un regime. Chi invece che si auspica il ritorno del regime e chi invece semplicemente se ne vuole andare.

Quello che credo io è che UN PAESE FUNZIONA SEMPRE MEGLIO TANTO QUANTO GLI ABITANTI CI VOGLIONO RESTARE [ovviamente abbandonando sentimenti patriottici anacronistici]

Per cercare di spiegare meglio cosa è accaduta all’alba dei brogli elettorali ecco una citazione di su politicaesocietà.blgosfere.it “Il ministro degli Interni non ha riconosciuto le proteste che, dunque, sono illegali. La polizia e Basij sono a favore di Ahmadinejad e si arrogano il diritto di scagliarsi contro i manifestanti.