Lesbica non è un insulto, come capirlo

L’Arcigay di Reggio Emilia La Gioconda, personificato nella divina figura di Fabiana Montanari, lo scorso giovedì 16 Aprile ha ospitato la mostra fotografica itinerante Lesbica non è un insulto! nello spazio concesso dal locale Ghirba.

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Lesbica non è un insulto è un progetto che riceve il suo originale abbrivio dalla creatività di un gruppo di ragazze lesbiche. In seguito sostenuta da crowfunding, la mostra fotografica ha di mira l’accezione negativa del termine lesbica e si propone se non di rovesciarne l’invalsa percezione, di riempire la parola di un significato positivo.

Spunto di riflessione è il grado di fissità dei ruoli di genere di una data società, nel nostro caso quella italiana.

Dato dall’intrecciarsi di diverse variabili interagenti, il ruolo di genere deve la sua viscosità all’importanza che viene attribuita dal senso comune agli agglomerati sociali di senso e significati quali la religione, le tradizioni, i “si fa così”. Il loro grado di normatività più o meno alto è stabilito dal sentire comune a proposito della loro preminenza, è insomma il discorso riguardo il meccanismo del super-io sociale, dall’inesistente grande Altro.
Mentre sta camminando Paolo si accorge d’un tratto di aver sbagliato strada. È in un luogo affollato. Paolo non si gira sui tacchi e ritorna indietro ma aspetta di raggiungere l’angolo della strada per seguire il marciapiede e ritornare indietro percorrendo una via parallela. Perché? Per Paolo, individuo debole sotto questo aspetto, la normatività del grande Altro nel non mostrasi in pubblico come stupido o imbranato ha prevalso. Il concetto di desiderabilità sociale viene tenuto da conto in molti ambiti, tra cui la psicologia sociale. E gli esiti sono paradossali, senza contare che è uno dei forti deterrenti al coming out, ma torniamo alla mostra.

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Che cosa suscita la discriminazione?

LESBICA riunisce una duplice discriminazione: sul genere e sull’orientamento.
Nel calderone dei pregiudizi e della prospettiva di divinizzazione del padre, il maschio omosessuale è responsabile di un grave peccato di rinuncia al potere del maschio, mentre il maschio eterosessuale che ha fatto suo il compito “naturale/culturale” carica se stesso di una virilità doppia nell’apprezzamento di due lesbiche. Una delle frasi dipinte sul corpo delle ragazze è infatti “il nostro amore non è un film porno”.

La parola lesbica è denotata negativamente anche per il suo frequente uso nella pornografia mainstream e nel postporno, da cui il rispettivo disuso per la fruizione quotidiana.

In tutto questo discorso che mette in chiaro il funzionamento dei pregiudizi, la donna lesbica è elemento deprivato, un -1, perché c’è la donna e c’è la donna+lesbica. E perché bisogna degradarla? Perché con il suo atteggiamento, la lesbica è come se volesse raggiungere il potere del padre e compiere ciò che la normatività del nostro padre proibisce e ostenta al contempo.

Si potrebbero abbandonare tali vecchie discriminazioni e rivendicazioni e smettere anche di insistere con la pleonastica retorica della nuova soggettività femminile, basata involontariamente e con ingenuità sulla contrapposizione, e smettere dunque di attribuire tale contrapposizione anche al termine lesbica. Perché se si dice che la lesbica è un uomo allora, per la proprietà transitiva, ogni uomo è una lesbica. Assurdo.
Ci si chiede se certe contrapposizioni old-fashion di un certo femminismo datato finiscano per leggere la lesbica come l’evoluzione del complesso di elettra che si autodetermina. Data l’invidia del pene, lesbica sarebbe l’accentuazione di un rifiuto. Farneticazioni.

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Non serve un Ph.D. per capire che lesbica è un termine riferito a un* esser* uman*. Le migliaia di caratteristiche che differiscono da individuo a individuo non sono contemplate nel termine e non dovrebbero essere aggiunte.
Il mio vissuto racconta di donne che hanno dimostrato una straordinaria capacità combattiva, specie nei confronti dei più forti, scarsa remissione, perseveranza, grande capacità di instaurare legami duraturi e profondi. E tutto questo è dipeso dall’esser* uman*, non dal pregiudizio che pretende di addobbarlo.

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Forte messaggio contro bulli omofobi

Istituzioni e azienda ATAP collaborano con Arcigay Friuli contro bulli negli autobus e nelle scuole

PORDENONE. A Pordenone si stringe un’alleanza tra Arcigay e l’azienda del trasporto pubblico per prendere una netta posizione contro il bullismo omofobico. Venerdì 21 Marzo alle 18 presso la sala convegni dell’autoparco ATAP si tiene la conferenza che ricapitola i successi ottenuti dal Progetto Scuole regionale e riporta la situazione del bullismo omofobico in regione.

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L’iniziativa “La libertà d’amare viaggia con noi: bullismo omofobico, luci e ombre in Friuli Venezia Giulia” ha come testimonial d’eccezione Vladimir Luxuria.
Presenti al convegno il Presidente ATAP Mauro Vagaggini, Giacomo Deperu, presidente Arcigay Friuli “Nuovi Passi” di Udine e Pordenone, la psicologa psicoterapeuta Margherita Bottino e diverse istituzioni, tra cui Sara Rosso, presidente Commissione Pari Opportunità del comune di Udine, il sindaco di Cordenons Mario Ongaro e Nicola Conficoni, assessore Ambiente e mobilità. Le presenze sono di circa un centinaio.

«Atap è da anni attenta alle problematiche sociali – ha dichiarato Vagaggini – Il tema del bullismo ci sta particolarmente a cuore perché riguarda i giovani, che rappresentano la maggior parte della nostra utenza. Siamo orgogliosi di essere una delle prime, se non la prima, azienda di trasporto pubblico in Italia, che promuove una riflessione importante sull’omofobia.»

Segue Deperu che riporta vari sconfortanti casi di cronaca e ricorda «da ragazzino, alle medie, la paura di trovarmi sull’autobus che mi portava a casa, imprigionato con i bulli che mi prendevano di mira. È stato dai loro insulti, prima ancora che dalle mie riflessioni personali, che ho considerato il mio l’essere gay».

Il trasporto pubblico adotterà delle nuove misure antibullismo tra cui, come deterrenti tecnologici, un sistema di video sorveglianza. Inoltre, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia per tutta la settimana di Maggio verranno esposti negli autobus volantini e manifesti.

«Capita che le realtà scolastiche non siano adeguate ad affrontare il problema, che gli insegnanti non abbiano un atteggiamento adeguato come educatori» afferma Deperu.

Vladimir Luxuria Shake lgbte Conegliano Veneto

(presenti al convegno anche rappresentanti di Shake lgbte Conegliano Veneto)

«Il bullismo omofobico insegna al soggetto discriminato a nascondersi – sostiene Margherita Bottino durante il suo intervento – è un bullismo che ha delle specificità, tra cui la paura di dirlo alla famiglia e la paura degli stessi insegnanti, spesso inoltre non si dirige verso l’orientamento sessuale ma ciò su cui si fa pressione è il ruolo di genere. L’appartenenza al ruolo di genere è il pregiudizio più forte».

L’omosessualità come stigma che si può decidere di nascondere comporta un notevole incremento dello stress. Il bullismo produce sintomi fisici, isolamento cui segue assenteismo da scuola, che ne compromette il profitto, in aggiunta ansia, incidenza più alta di depressione e autolesionismo.

Vladimir Luxuria che chiude il convegno aggiunge che il bullismo omofobico non è la parola del momento o il gesto in sé ma un’operazione costante di logoramento, sei sempre in allerta, sempre sotto stress.

L’ospite d’eccezione poi riporta episodi dalla sua storia personale e altri fatti di cronaca tra cui l’incredibile storia del ragazzino di nove anni che ha tentato di impiccarsi o quei ragazzi che si lasciano cadere da un edificio. Dopo aver ripetuto con veemenza che non si tratta di iniziative politiche si chiede «Chi ha spinto i ragazzi nel vuoto? Di chi è quella mano invisibile?»

Il bullismo omofobico ti conduce in un isolamento e un malessere che anche gli adulti, nei confronti del ragazzo, fanno fatica ad affrontare; e sarà così finché la nostra società non sarà capace di esprimersi apertamente contro. «La parte sbagliata della società sono anche i mandanti, le battutine, il tacito assenso. Oltre al bullo ci sono gli attendenti.»

«Io ho ferite che mi porto dentro e che però considero le mie medaglie – confessa Luxuria – ma quando leggo quello che succede, tutti gli assurdi eventi di cronaca, queste ferite tornano di nuovo a sanguinare.»