Spread schizofrenico. Crisi finanziaria tendenza del capitale.

Sentiamo mille e più volte la parola spread ma non ci arrischiamo a spacciarci per economisti. Be’… dovremmo. O meglio, più che improvvisarci economisti, vorremmo strozzarlo questo spread ma non siamo sicuri se il fatto di strozzarlo migliorerebbe o peggiorerebbe la situazione. Ascoltando e guardando i media, distantissimi dalla realtà delle cose, ci chiediamo inoltre se esista una schizofrenia capitalista e, dunque, pure uno spread schizofrenico.

Tra i mille piani d’immanenza dell’opera di Gilles Deleuze, c’è un testo che appassionò diversi intellettuali italiani degli anni Settanta, scritto in collaborazione con Felix Guattarì: L’anti-Edipo, apparso nel 1972.

È il testo che cita Antonio Gnoli su Repubblica la domenica del 5 agosto 2012, titolando «Se per Deleuze lo spread è l’inconscio del capitale».

«L’anti-Edipo porta come sottotitolo “Capitalismo e schizofrenia”. Deleuze e Guattarì riconducevano quest’ultima […] ad un’esperienza in grado di liberare il desiderio dalla sottomissione all’oggetto. […]

Che cos’è lo spread se non il sintomo che il grande inconscio del capitale detta all’agire delle nostre vite

L’analisi del giornalista si pone in un’ottica che legge il capitalismo «fuori dalle pastoie freudiane» però considerandone l’aspetto inconscio. Analizzare questo inconscio del capitale può aiutarci a leggere le attuali crisi finanziarie come provocate da spinte invisibili verso il disastro. Spinte che, negli autori dal Novecento in poi, hanno dei nomi ben precisi.

Volens nolens con Marx possiamo leggere la crisi finanziaria come tendenza immanente al capitale stesso, con Freud subito dopo, a proposito della crisi finanziaria, notiamo che è un qualcosa proprio del sistema, insito in esso, inteso tout court, e dunque si presenta un “qualcosa” di indefinibile per chi è immerso nel vortice, che ha una terribile somiglianza con le pulsioni di morte umane.

Se assumiamo che la nostra società è umana, è una divertente ipotesi affermare che anche nella società, che obbliga alle rinunce pulsionali per instaurarsi, esistono delle pulsioni aggressive, dello stesso tipo, dirette verso se stessa. Non solo gli uomini che le sfogano con la guerra, ma anche la società stessa che dentro di sé si corrode e le sfoga sugli uomini. Suoi creatori.

Speranza? Nessuna. Ma da una crisi finanziaria il sistema ne esce rinnovato (purtroppo non diverso) solo cambiato di qualche aspetto, nella distribuzione delle ricchezze e nei modi di produzione. Esce un uomo nuovo, pronto a subire ancora gli effetti di forze ambivalenti ed oscillanti.

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La posizione di Bersani è eccessivamente moderata

Pier Luigi Bersani in Agrigento

Image via Wikipedia

Che il PD non avesse una forte spina dorsale e un’ideologia di fondo che fungesse da solido collante già lo si sapeva, ed in realtà dire che il segretario di partito Bersani soffre di una “presunta” omofobia non pare una grossa novità, anche perché già sappiamo che Paola Binetti (psicologa) si schierava contro gli omosessuali, le loro unioni e adozioni, dalle file del Partito Democratico molto prima delle dichiarazioni di Bersani.

Bersani si riconosce in una corrente di moderati per la moderazione. Moderation for moderation sake. In quanto nel libro intervista edito recentemente  dichiara che la Costituzione Europea dovrebbe riconoscere le radici cristiane (e quelle romane e pagane? o i soldati di Napoleone che distruggevano le chiese, piacciano o meno, appartengono alle nostre radici tanto quanto i benedettini, le crociate e Sant’Agostino come suggerisce Alessandro Gilioli dal suo blog d’autore su l’Espresso).

La posizione di Bersani, tra l’altro influenzata dalla campagna elettorale velata eccetera, è floscia. Si definisce contrario ai matrimonio gay, ma potrebbe essere d’accordo per una rivista formula DiCo (successiva ai Cus Cus e ai più europei PACS). E’ contrario alle adozioni gay ma perché sono gli etero a non poter ancora adottare con la giusta frequenza.

Insomma. Almeno il segretario non finirà col generare un polverone di critiche, ma rischia davvero di non arrivare a generare proprio nulla. Tranne l’attenzione di qualche blog.