Non ringraziate i SALDI

Più che un articolo, trattasi proprio di un post down-to-earth, un post di un blogger che si chiede perché dobbiate ringraziare i saldi. Un mio amico disse un giorno:

“non sopporto i saldi perché permettono cose e capi a persone che non potrebbero permetterseli, se io pago tanto una cosa voglio che resti tanto e che costi tanto.”

Tralasciando che è inflazionalmente irrecepibile che un prezzo resti bloccato –escluse politiche aziendali in tal senso, e anche in questo caso senza interventi il prezzo tende ad abbassarsi– e tralasciando che non fu più tanto mio amico, mi chiedo se tutti abbiano realmente compreso il senso dei saldi.

La produzione di merce genera tanta merce, e quando dico tanta, intendo tanta. Per produrre altra merce e generare ulteriore profitto, bisogna smerciare, ossia vendere tutta la merce in esubero, ed evitare così i tanto temuti vertiginosi cali sui prezzi. Una delle modalità meno indolore di distruzione dei beni e delle merci è la svendita di campionario, i saldi e così via.

Non ringraziate i saldi, perché è lo stesso sistema che obbliga le ditte e i grandi produttori ad attuarli. Il modo peggiore in cui la merce viene smaltita per far spazio ad altra merce è quando viene bruciata.

Non piangono in tanti se vengono bruciati stock di migliaia pantaloni e magliette, ma quando vengono distrutti beni di prima necessità come il pane, la verdura e la frutta proprio nelle vicinanze di paesi che patiscono perché i fruttivendoli hanno prezzi altissimi e la gente tira la cinghia.

È da quando sono finiti gli Anni d’Oro, gli anni in cui nascono le società off-shore e i paradisi fiscali, che progressivamente la gente tira la cinghia. Prima o poi la cinghia finirà, e speriamo che la gente reagisca al posto di lasciarsi deperire.

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