Ermete Trismegisto e Satana Trismegisto

Cristianesimo scoppiazza. Baudelaire e la figura di Satana trismegisto.

Ermete Trismegisto è un personaggio leggendario dell’età ellenistica venerato come grande sapiente, a lui è attribuito il Corpus hermeticum, una collezione di scritti dell’antichità che fu fonte d’ispirazione per il pensiero ermetico e del neoplatonismo rinascimentale.

Trismegisto significa letteralmente «tre volte grandissimo» a causa di questo epiteto alcuni collegano Ermete, dio greco del lògos, delle scienze tecniche e della comunicazione, con Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. Era in effetti costume egizio quello di reiterare l’aggettivo «grande» prima del nome della divinità.

Entrambi sono al servizio di una divinità superiore (Ermete è messaggero di Zeus, Thot è lo scriba di Osiride); Ermete è dio della parola e Thot è dio della parola e della letteratura; entrambi sono psicopompi, accompagnatori delle anime dei defunti nell’oltretomba.

Per una certa critica il fatto che Baudelaire applichi a Satana l’epiteto di Trismegisto, denota la volontà di accostare a un Satana non propriamente cristiano la figura del dio Hérmes. Perché il Satana della concezione baudelairiana non è solo il sovrano dell’inferno, è colui che -senza ucciderti- ti accompagna verso l’inferno durante tutta la tua vita.

«Regge il diavolo i fili che ci muovono!

Un fascino troviamo in ogni cosa ripugnante;

ogni giorno, senza orrore, tra il puzzo delle tenebre,

di un passo verso l’Inferno discendiamo.»

L’estratto dalla poesia Au lecteur esplicita già le motivazioni della scelta del poeta. Satana, assieme a Cain, come possiamo rintracciare nella quinta sezione Révolté dell’opera Fleurs du Mal, è il primo dei grandi ribelli. Ed è Trismegisto perché anch’egli è duplice come Ermete. Da un lato il dio della tecnica, sembra aiutare l’uomo con la scienza e la conoscenza, il progresso e la comunicazione, dall’altro lato invece non salva l’uomo dall’estinzione e lo conduce comunque inesorabilmente alla morte.

Ad Ermete Trismegisto erano attribuiti numerosissimi libri di scienze e una gran quantità di conoscenze sulla scienza e in generale appartenenti all’ambito molto umano della téchne, gli era inoltre attribuita l’attività artistica.

Allo stesso modo, Baudelaire, attribuisce a Satana tali elementi e lo definisce come duplice e tre volte grandissimo. Satana non si presenta sotto forma di angoscia -quello è lo Spleen-, si nasconde nella società della tecnica, alimenta la falsa nozione di progresso, nei confronti della quale i cuori e gli animi dei borghesi sono già rapiti.

Il progresso è associato alle scienze e dunque al dio da cui derivare -secondo le idee che stiamo affrontando- le scienze stesse, ma non è qualcosa che migliora la condizione umana, se non all’apparenza, perché in effetti questo qualcosa/migliorare non può sconvolgere il sistema perché ne è interno, perché ne fa parte, dunque accompagna il sistema, non lo sconvolge, non lo migliora.

Da questa illusione interna allo stesso sistema notiamo come:

«Sul cuscino del male a lungo il Trismegisto Satana

lo spirito incantato culla, e il ricco metallo della nostra

volontà, vien svaporato da quel dotto chimico.»

Il dotto chimico come esperto delle nuove scienze è ancora una volta Satana. Questi poggia sul cuscino del male, elemento concreto, basso, della quotidianità affiancato ad un elemento alto, inventato, ideale, qual è la divinità, precisamente secondo lo stile dell’ossimoro baudelairiano.

Questo cuscino distoglie dal pensare alla pesanteur della condizione umana, e -volendo rintracciare un collegamento per nulla forzato- considereremo che i luoghi dove si fumava l’oppio erano disseminati di cuscini.

L’oppio si inserisce qui nel novero delle sostanze alteranti della percezione, chiamate dal poeta Paradisi Artificiali, cui dedicherà l’opera Les Paradis Artificiels nel 1860. Il Male dunque è presente sia che si distolga lo sguardo dalla angosciosa condizione umana, dalla putrida società borghese, sia che la si creda di vivere pienamente ed è in primo luogo -per il poeta che cerca una fuga- un cuscino, soffice e invitante, sul quale poter sprofondare.

Il crogiolarsi baudelairiano ha permesso la realizzazione di un’opera di notevolissimo pregio, è l’«auto contemplazione» del poeta come la definisce Sartre, ad aver -in tutta la sua splendente negatività- creato i fiori malati, imbevuti di Male.

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